ANNIVERSARI

Convenzione Unidroit, a 25 anni il futuro è pieno di sfide

La conferenza internazionale intercetta rinnovati bisogni: interesse pubblico dello Stato alla preservazione e tutela dei beni culturali, privatistico del proprietario e diritto umano di accesso alla cultura

di Giuditta Giardini

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Da sinistra a destra sul podio: Marina Schneider, Unidroit Senior Legal Officer e depositario di trattati; al centro Prof. Mariachiara Malaguti, Presidente di Unidroit e il Prof. Manlio Frigo, of cousel di BonelliErede e a destra la segretaria del Segretario Generale Ignacio Tirado, Valentina Viganò.

La conferenza internazionale intercetta rinnovati bisogni: interesse pubblico dello Stato alla preservazione e tutela dei beni culturali, privatistico del proprietario e diritto umano di accesso alla cultura


5' di lettura

Non è stata la solita conferenza internazionale in cui gli speaker chiamati a intervenire condividono punti di vista triti e ritriti, scholarship note e commenti prevedibili. Niente di tutto questo, i 25 anni della Convenzione Unidroit sui beni culturali rubati o illecitamente esportati del 1995, celebrati a Roma – presso la sede di Unidroit - l'8 e 9 ottobre 2020, hanno mostrato alla comunità internazionale che nonostante l'età, il Covid 19 e lo scetticismo dei paesi-mercato, la “Bella Convenzione” - come la chiamò il prof. John Henry Merryman - è più viva che mai e morde! Gli interventi, sapientemente orchestrati dal Senior Legal Officer di Unidroit, Marina Schneider, “l'anima e la mente” della Convenzione come l'ha chiamata il Segretario Generale di Unidroit Igancio Tirado, hanno fatto della conferenza una fucina di nuovi temi, proposte e sfide.

Le tematiche dei 25 anni

A riprova del cambiamento dei tempi, ad intervenire tra i primi è stata una giovanissima ricercatrice belga, la dottoressa Marie-Sophie de Clippele, che ha proposto l'adozione di un concetto giuridico di bene culturale “comune” come somma di opposti interessi che devono essere bilanciati: l'interesse pubblico o “culturale” dello stato alla preservazione e alla tutela, quello privatistico del proprietario e il diritto umano di accesso alla cultura condiviso dalla comunità di individui. Di grande impatto è stato l'intervento “non retroattività, ma legittimazione” di Vincent Negri, una delle menti del rapporto Savoy-Sarr, commissionato dal presidente francese Emmanuel Macron, sulla restituzione dei beni culturali alle ex colonie africane. Il professore francese ha cercato di rispondere alla classica domanda dei paesi vittima di saccheggi: “che me ne faccio delle Convenzioni se non sono retroattive, ossia non aggiustano i saccheggi del passato?”

Partendo dalla costatazione che l'irretroattività dei trattati è uno dei dogmi del diritto pattizio internazionale, come consacrato dalla Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati, Negri ha cercato di vincere l'argomento della legalità in funzione della legittimità. Proprio sull'opposizione tra legalità internazionale e legittimazione della restituzione si muovono le richieste di restituzione che sono prescritte. Pertanto i principi desunti dalle Convenzioni ( Unesco 1970 e Unidroit 1995 ) potrebbero essere utilizzati per ispirare restituzioni “legittime”, ossia basate su un sistema di valori e morale condivisi. Il professor Negri cita per esempio la storica sentenza Iran vs Barakat in cui il giudice inglese per restituire degli oggetti archeologici all'Iran ha utilizzato dei principi di diritto consuetudinario, ma anche etici e morali di restituzione-in-ogni-caso che vincono il “no” secco della legge. Dopo una lectio del professore Marc André Renold, docente presso l'Università di Ginevra, sui requisiti della diligenza dovuta all'acquisto delle opere d'arte prevista dalla Convenzione, la professoressa Ana Filipa Vrdoljak dell'Università di Sidney si è concentrata sull'applicazione della Convenzione ai tempi del Covid, quindi durante il boom dell'e-commerce. Anche qui, la Convenzione Unidroit si dimostra al passo con i tempi proponendo un concetto di due diligence elastico, ossia tale da poter rispondere alle esigenze del presente, che quindi permette al compratore e al giudice di agire compiendo tutte le azioni che possano far fugare ogni dubbio circa la lecita provenienza del bene d'arte e della sua buonafede.

La chiamata alla ratifica dell'UE

Anche l'Unione Europea è intervenuta alla conferenza per sottolineare l'importanza del testo di Unidroit che arriva dove il compromesso dei paesi UE non è riuscito a giungere. Infatti, la direttiva 2014/60 dell'UE (direttamente applicabile agli Stati Membri) sulla circolazione dei beni culturali riguarda soltanto “beni illecitamente esportati” dagli Stati membri e non quelli rubati che, invece, rimangono regolati (per gli stati contraenti) dalla Convenzione dell'Unidroit al Capitolo II. Tra i tanti vantaggi della convenzione c'è anche quello di prevedere una clausola di de-connessione che permette agli Stati europei parte del trattato di applicare comunque normative regionali o bilaterali più favorevoli alla restituzione/ritorno. Hans Ingles, capo dell'unità che si occupa delle policy mercato singolo europeo presso la Commissione e Gilles de Kerchove, coordinatore dell'Unità UE anti-terrorismo all'unisono hanno sostenuto e incoraggiato la ratifica o accessione della Convenzione dell'Unidroit.

Società civile e mercato dell'arte

Di grande valore nella lotta contro il traffico illecito di beni d'arte è l'apporto della società civile, come ha spiegato Lynda Albertson, ceo di ARCA . Usando la piramide del traffico illecito, la Albertson ha evidenziato tutti i livelli in cui il cittadino può svolgere un ruolo attivo nel combattere questo fenomeno. Ogni individuo ha, infatti, la possibilità di fare la sua parte segnalando scavi clandestini, facendo domande alle fiere e acquisiti coscienti. Come si sensibilizzano i cittadini inesperti? Con l'educazione e allerta: infatti, sia ARCA con la summer school, che Unidroit con UCAP, il progetto accademico, puntano sull'educazione come mezzo per parlare alla società di queste tematiche. Non solo cittadini, ma soprattutto il mercato dell'arte deve fare la sua parte. Il miracoloso anniversario ha visto l'epifania di esponenti dell'art market che di norma rifuggono questo genere di eventi. L'intervento di Joanna van der Lande dell' Antiquities Dealers' Association (ADA) si è basato sui risultati del rapporto RAND , che ha definito il mercato nero dell'arte “insignificante e gonfiato dai media”. “Il contributo della Convenzione Unidroit si è percepito nel mercato negli ultimi 10 anni (da quando i paesi contraenti hanno raggiunto un numero considerevole), il mercato è cambiato profondamente, oggi si fanno molte più domande e c'è più attenzione da parte di chi acquista”. Martin Wilson, avvocato generale di Phillips , già avvocato-in-house di Christie's Londra, afferma che negli Stati di diritto comune, come il Regno Unito, la legislazione sul punto abbonda: nazionale, europea, internazionale e anche penale, civile, amministrativa, anti-riciclaggio, eppure “quello che manca sono gli investimenti nell'applicazione e nell'esecuzione nelle unità di polizia e nei controlli di frontiera. L'Art Squad britannica della Metropolitan Police conta meno di quattro persone nel team e molti giudici e procuratori non conoscono la materia” commenta Wilson. E ancora “abbiamo bisogno di ingenti investimenti nelle indagini e nel perseguimento dei reati contro i beni d'arte”. In risposta alle dispendiose idee degli Stati Parte dell'UNESCO di investire in nuove costose convenzioni o nuove linee guida operative, gli speaker all'anniversario di Unidroit sono unanimi nel ritenere che nuovi strumenti non servano quando si hanno ancora nelle Convenzioni del 1970 e del 1995 tanti istituti inesplorati da un punto di vista dottrinale e pratico. Inoltre, la Convenzione UNESCO del 1970 che, a differenza della Unidroit, necessita di una trasposizione nel diritto domestico, è stata trasposta da pochissimi Stati contraenti e questo è solo una delle tante sfide che i testi affrontano. La Convenzione Unidroit, dal canto suo, benché i suoi principi si ritrovino citati in sentenze, accordi bilaterali, contratti, regolamenti di camere arbitrali e così via, necessità di più ratifiche, specialmente da parte dei paesi mercato. Questa conferenza oltre ad aver portato con sé tante idee e progetti per il futuro, servirà per far capire agli Stati più reticenti che i principi desunti dal testo di Unidroit sono quasi diritto cogente e remare in senso contrario, nel 2020, non ha più tanto senso.

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