Voucher e banda ultra-larga

Convergenze: «No a bandi pubblici per le aree grigie, si proceda con gli incentivi»

Parla Rosario Pingaro, fondatore e amministratore delegato della società quotata all'Aim a dicembre

di Simona Rossitto

Rosario Pingaro, fondatore e ad di Convergenze

3' di lettura

La copertura con la banda ultra-larga delle aree grigie, dove c'è gran parte dei distretti industriali, è meglio venga incentivata attraverso agevolazioni fiscali e non con i bandi pubblici. A far sentire la sua voce è il fondatore e amministratore delegato di Convergenze, Rosario Pingaro, recentemente nominato vicepresidente del Namex, uno dei più importanti consorzi di provider ed operatori di rete.

Vari i punti su cui l'operatore regionale campano dice la sua. Sul fronte della domanda, riguardo ai voucher per la banda ultra-larga, un «tema caldo che ha rivitalizzato il mercato dell'ultra broadband degli ultimi tre mesi», Pingaro, che ha fondato Convergenze nel 2005, si augura che il meccanismo venga reso ancora più efficiente. «Siamo stati – dice l'ad - una delle prime regional telco ad avere tutte le offerte certificate per i voucher, ma la parte finale della procedura non è ancora conclusa con il pagamento».

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Privilegiare le reti Vchn che garantiscono altissime velocità

Quanto alle caratteristiche a cui legare l'incentivazione della domanda, Convergenze, operatore di tecnologia integrato attivo anche nel settore dell' energia 100% green e quotato all'Aim da dicembre scorso, è «assolutamente d'accordo» a privilegiare le reti vhcn ad altissima capacità, come suggerito, proprio su DigitEconomy.24 dall'ad di Open Fiber, Elisabetta Ripa.

«E' indispensabile - spiega Pingaro - favorire chi ha investito in questo tipo di reti con voucher che stimolino ulteriori investimenti. Non deve spaventare il divario esistente nelle aree svantaggiate che non possono godere delle reti più performanti, saranno gli operatori stessi che troveranno nuovi stimoli a investire anche in queste zone. Sono convinto che quello della connessione è un problema rapidamente risolvibile. Non ci sono solo Open Fiber e Fibercop, ma una miriade di operatori regionali che sta facendo importanti investimenti nelle aree grigie e bianche. Come Namex cerchiamo di sollecitare gli investimenti e la realizzazione di infrastruttura, l'unica via per modernizzare il Paese». Inoltre, sottolinea Pingaro, «se a tutta questa dinamica si aggiungesse un pizzico di sensibilità verso la sostenibilità si realizzerebbe un nuovo paradigma. Digitalizzazione e sostenibilità possono essere le due gambe sulle quali il Paese può tornare a correre. E noi, come multiutility, stiamo cercando di cavalcare questi macro-trend».

Il credito di imposta porta benefici tangibili a tutti gli operatori

Dal lato dell'offerta, per accelerare la copertura delle aree grigie, Pingaro propone in particolare di ricorrere al credito d'imposta. Recentemete Vittorio Colao, ministro per la Transizione digitale, ha annunciato alla Camera che entro l'anno verranno bandite le gare, possibilmente con lotti medio-piccoli. Pingaro, invece, è a favore del mercato, senza intervenire con gare pubbliche.

«Il mercato – spiega - ha già dimostrato che si possono creare percorsi aziendali virtuosi per investire in questo tipo di aree, attraverso agevolazioni non legate a un bando specifico, ma all'investimento stesso. Questa è la via più veloce e diretta. Peraltro i bandi in Italia hanno premiato poco e non sempre le più efficienti realtà. Il credito di imposta, ad esempio, può portare a un beneficio tangibile a tutti gli operatori. Noi siamo per l'incentivazione a 360 gradi senza procedere con bandi. Anche perché il mercato sta già andando avanti così».

In questo contesto la rete unica, cioè il progetto di unificare i network di Tim e Open Fiber per portare più velocemente la connessione nelle aree scoperte, secondo Pingaro «non ha molto senso, non vediamo oggi una ragione fondamentale per immaginarla, sarebbe un po' come tornare al monopolio. In un contesto che vedrebbe Tim verticalmente integrata, reputo il progetto un po' anacronistico, abitiamo in un Paese che non sempre guarda avanti».

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