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Conviene anticipare la pensione di un anno alle donne per ogni figlio?

La misura protrarrebbe le dinamiche del passato: una visione delle attività di cura riservate alle donne e il tema famiglia quello “di una minoranza”.

di Riccarda Zezza*

(Pixel-Shot - stock.adobe.com)

3' di lettura

Nel 2021 la condizione di avere una famiglia e al contempo lavorare è diventata visibile a tutti. Ascoltare le voci dei bambini nel sottofondo delle riunioni e condividere con colleghi e clienti l'esperienza di un'agenda mista vita-lavoro sembra aver rotto definitivamente gli argini tra queste due dimensioni. Tutt'altro che un congedo, tutt'altro che una vacanza, come le madri vanno dicendo da sempre: stare a casa con i figli è normalmente almeno un doppio lavoro, come lo è stato per tutti i genitori e i caregiver nell'ultimo anno.

La scelta di avere un figlio riguardi uomini e donne, ma anche in tempi pre-Covid il costo della maternità resta tutto sulle spalle delle donne. Ne pagano il prezzo già prima di iniziare a lavorare con processi di selezione del mondo del lavoro che scontano il rischio della futura maternità; poi con contratti più fragili sin dai primi anni di lavoro e ne sostengono il costo più alto ed evidente quando il congedo di maternità le porta via per alcuni mesi e una su tre non riesce a rientrare; continuano poi a pagare per tutta la vita con redditi inferiori, pensioni più basse e maggiore rischio di povertà. Esiste addirittura una voce di Wikipedia per questo incredibile fenomeno sociale: la “penalità della maternità”. Essere madri penalizza le donne sul lavoro, e sembra che sia inevitabile.

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La persistenza del bisogno di conciliare a vita e lavoro sembra sottindere che ci sia un conflitto insanabile e che sia solo delle donne. Le soluzioni proposte: avere più servizi per la famiglia, un migliore sistema scolastico, più allineato con i tempi e i bisogni del mondo moderno, maggiore flessibilità di orari e l'accesso più ampio possibile a un modo di lavorare più agile sono semplicemente elementi di una società sana, e non misure che vanno “a supporto delle donne”.

Negli occhi di troppi datori di lavoro oggi l'esperienza della maternità è una discontinuità, un'interruzione. È questa visione della necessità di recuperare il “tempo perso” nelle attività di cura che proprio in questi giorni ha portato alla proposta del segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra, di riconoscere 12 mesi per figlio per anticipare l'età della pensione. Se l'obiettivo è quello di “riparare” tale perdita di tempo produttivo, è giusto immaginare misure di questo tipo, che istituzionalizzano la debolezza della diversa esperienza femminile.

Che cosa non torna in questo modo di guardare le cose, e perché la proposta sulle pensioni ne è un buon esempio? Come nel caso del congedo di maternità, misure e servizi che nascono su una sola parte della popolazione contribuiscono a rafforzare lo status quo, perché paradossalmente lo rendono più sostenibile nel tempo. Se le donne potranno guadagnare 12 mesi di pensione per ogni figlio, gli uomini saranno sempre meno incentivati a condividere con loro i carichi di cura. Si protraggono le dinamiche del passato: una visione delle attività di cura come riservate alle donne, e quindi una visione del tema della famiglia come del tema “di una minoranza”.

Il tempo che viene dedicato alle attività di cura dei figli e della famiglia non costituisce una pausa, non è un congedo. È un tempo di crescita e di apprendimento, in cui vengono piantati i semi della nostra storia. Le madri non devono essere “aiutate” a lavorare: è la società, invece, che dalle loro difficoltà può ricavare gli apprendimenti necessari a evolvere per diventare più adatta alle persone che siamo diventate, alla complessità della vita di tutti. La difficoltà delle madri che lavorano è solo la prima voce, la più forte, a richiamarci al bisogno di immaginare e realizzare un nuovo paradigma in cui investire, per evitare di trovarci a spendere senza fine tempo e risorse nell'intento di conciliare e di riparare.

*Autrice di “MaM-Maternity as a master”

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