L’intervento

Conviene iscriversi in un’università «giovane»?

I piazzamenti positivi degli atenei di più recente istituzione in svariate classifiche - anche internazionali - dimostrano l’affidabilità raggiunta.

di Eleonora Maglia

(IMAGOECONOMICA)

4' di lettura

In Italia secondo i dati Miur vi sono 97 Istituzioni universitarie (67 statali, 19 non statali legalmente riconosciute e 11 telematiche non statali legalmente riconosciute) tra cui, a fronte di Atenei storici, come l'Università di Bologna nata nel 1088 o l'Università di Padova nata nel 1222, ve ne sono altri molto recenti, fondati da meno di 50 anni. Possono costituire un'opzione interessante su cui investire per il proprio futuro professionale?
Per inquadrarne le prestazioni e le prospettive si può ricorrere alle classifiche internazionali o nazionali, universalmente utili per orientare nella scelta del percorso universitario.

Nature Index

Nel Nature Index - che valuta il numero di articoli scientifici prodotti dalla comunità accademica e che considera “giovani” le università fondate da meno di 50 anni e in modo indipendente (non per fusione e ri-denominazione) - ad esempio compaiono sette università italiane. Sissa-Scuola internazionale superiore di studi avanzati (fondata nel 1978) al 33° posto; Università degli Studi di Milano-Bicocca (fondata nel 1998) al 34° posto; Università degli Studi di Roma Tor Vergata (fondata nel 1982) al 59° posto; Università degli Studi di Roma Tre (fondata nel 1992) al 99° posto; Università della Calabria (fondata nel 1972) al 134° posto; Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli (fondata nel 1991) al 135° posto e Università degli Studi di Brescia (fondata nel 1982) al 144° posto.

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Times Higher Education

Nella classifica Times Higher Education che, valutando 1.527 università in 93 nazioni, individua le migliori università al mondo tra gli atenei fondati da meno di 50 anni, rispetto a parametri di performance (formazione, numero e rilevanza della produzione scientifica, trasferimento tecnologico e internazionalizzazione), compaiono 16 università italiane, 8 nelle prime 100 di cui una (la Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa) tra le prime 10. A Sant'Anna, seguono Università Vita-Salute San Raffaele (fondata nel 1996) al 30° posto; Università degli Studi di Roma Tor Vergata al 68° posto; Libera Università di Bolzano al 96° posto; Università degli Studi di Milano-Bicocca al 74° posto; Università degli Studi di Verona (fondata nel 1982) al 93° posto; Università degli Studi di Brescia (fondata nel 1982) al 96° posto; Politecnico di Bari (fondato nel 1990) al 99° posto. Oltre la centesima posizione si trovano Università degli Studi del Sannio (fondata nel 1998) al 102° posto; Università degli Studi dell'Insubria (fondata nel 1998) al 119° posto; Università degli Studi della Tuscia (fondata nel 1978) al 138° posto; Università degli Studi di Udine (fondata nel 1978) al 140° posto; Università degli Studi di Roma Tre al 169° posto; Università della Calabria al 177° posto; Università del Piemonte Orientale (fondata nel 1998) al 187° posto e Università degli Studi di Foggia (fondata nel 1999) al 201° posto.

Classifica Censis

Tra le classifiche nazionali invece si può ad esempio consultare la Classifica Censis delle Università italiane (statali e non statali divise in categorie omogenee per dimensioni), basata sulla valutazione delle strutture disponibili, dei servizi erogati, del livello di internazionalizzazione, della capacità di comunicazione 2.0 e della occupabilità.Tra gli atenei non statali, compaiono alcune università giovani già presenti nelle classifiche precedentemente citate, come Libera Università di Bolzano che con un punteggio di 101 è la prima tra gli atenei considerati piccoli per numero di iscritti (meno di 5.000) e Università San Raffaele al sesto posto con 80,6 punti. Anche tra gli Atenei statali si ritrovano università già citate, come Università di Bari (penultima tra gli istituti con oltre 40.000 iscritti, o mega-atenei) e, tra i grandi atenei (20.000-40.000 iscritti), Università della Calabria al quarto posto con 90,2 punti; Università Milano Bicocca in settima posizione con un punteggio di 88,0; Università di Verona al nono posto (con incrementi positivi per tutte le altre famiglie di indicatori tranne l'indicatore delle strutture). Pure tra i medi atenei statali (10.000-20.000 iscritti) compaiono atenei italiani valutati positivamente nelle classifiche internazionali, come Università di Udine (al terzo posto), che si distingue per la comunicazione e i servizi digitali, e Università di Foggia e Università dell'Insubria, al decimo e undicesimo posto rispettivamente con 82,2 e 82 punti.

Piccoli atenei

Infine, tra i piccoli atenei (meno di 10.000 iscritti) della Classifica Censis, compaiono al quarto e quinto posto Università della Tuscia (con 84,3 punti) e Università del Sannio (con 84 punti).Oltre alle classifiche che valutano produzione scientifiche e servizi agli studenti, altri ranking (come Qs) valutano le università comparando il grado di occupabilità dei laureati e, isolando le università italiane presenti, in una ideale top10 si trova (oltre ad atenei storici come il Politecnico di Milano) anche, seppur all'utimo posto, atenei giovani come Università degli Studi di Milano-Bicocca.

Osservatorio JobPricing

Alcune università di recente fondazione compaiono anche nello studio annuale dell'Osservatorio JobPricing che analizza il valore retributivo della laurea nel mercato del lavoro italiano e include nella classifica Luiss di Roma fondata nel 1974 (al quarto posto, i cui laureati ottengono una retribuzione media di 30.999 euro e ripagano l'investimento in formazione in 14/15,1 anni) e Università degli Studi di Roma Tor Vergata (al quinto posto, con una retribuzione media per laureato pari a 30.230 euro e un tempo per ripagare l'investimento formativo pari a 14,3/16,2 anni).

Questi risultati mostrano complessivamente che anche le università “giovani” hanno raggiunto dei posizionamenti ragguardevoli sia a livello nazionale che internazionale e possono costituire un investimento interessante per ottenere una formazione universitaria di qualità, che assicuri poi occupabilità e retribuzioni consone allo sforzo formativo profuso dagli studenti.

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