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Cook attacca duramente i social: dalla diffusione di teorie complottiste «rischio catastrofe sociale»

Il ceo di Apple non cita Facebook, ma il riferimento ai social il cui modello è basato su viralità e pubblicità è palese. L’azienda rilascia aggiornamenti sul trattamento dei dati personali

di Biagio Simonetta

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(AFP)

3' di lettura

«In un momento in cui la disinformazione e le teorie del complotto dilagano alimentate dagli algoritmi, non possiamo più chiudere gli occhi davanti a chi sostiene che ogni tipo di interazione è buona, che più dura meglio è, perché l'unico obiettivo è raccogliere la maggior quantità possibile di dati». È il monito durissimo che arriva da Tim Cook, Ceo di Apple, che in occasione della Giornata della protezione dei dati personali ha fatto il punto proprio su quanto sta succedendo all'industria tecnologica.

E per quanto Cook non abbia mai citato Facebook, è sembrata proprio l'azienda di Zuckerberg il vero bersaglio delle sue parole. Collegandosi a quanto successo a Capitol Hill, il capo di Apple si è posto (e ha posto) una serie di domande: «Quali conseguenze avrà la scelta di dare la priorità a teorie complottiste e incitazioni alla violenza solo perché hanno un tasso di interazione elevato? Quali conseguenze avrà non solo tollerare, ma addirittura premiare contenuti che minano la fiducia dell'opinione pubblica nelle vaccinazioni salvavita? Quali conseguenze avrà la scelta di spingere migliaia di utenti verso gruppi estremisti, per poi applicare un algoritmo che ne suggerisca altri ancora?».

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Secondo Cook, non possiamo permettere «che un dilemma sociale diventi una catastrofe sociale. Penso che l'anno appena passato e gli eventi recenti abbiano reso palese il rischio che tutti noi corriamo, come società e come individui».

Cook ha parlato di un vero e proprio «ecosistema di aziende e broker di dati, di diffusori di fake news e seminatori di discordia, di tracker e imbonitori a caccia di soldi facili». E di come questo «mini il nostro diritto fondamentale alla privacy e, di conseguenza, il nostro tessuto sociale».

Secondo il Ceo di Apple, se accettiamo come «normale e inevitabile che ogni aspetto delle nostre vite possa essere aggregato e venduto, non perdiamo soltanto dei dati. Perdiamo la libertà di essere umani».

Apple annuncia novità sui dati personali

Proprio nelle stesse ore, Apple ha rilasciato importanti aggiornamenti sul trattamento dei dati personali. Su tutti, l'App Tracking Transparency, che consentirà agli utenti di decidere che dati condividere con le varie applicazioni. «È il tempo della consapevolezza e del cambiamento», ha detto Cook, che ha comunque elogiato il GDPR.

«È tempo – aggiunto - di avere regole esaustive sulla privacy e nuovi accordi internazionali che sanciscano universalmente i principi di minimizzazione dei dati, conoscenza dell'utente, accesso dell'utente e sicurezza dei dati».

Poi l'impegno di Apple: «Abbiamo lavorato non solo per radicare ulteriormente i nostri principi sulla privacy, ma anche per innescare un cambiamento positivo in tutto il settore. Consapevoli che alla base della privacy ci sia la sicurezza, abbiamo più volte sostenuto l'importanza di adottare una crittografia forte e priva di backdoor. E adesso stiamo implementando nuovi requisiti per migliorare la privacy degli utenti in tutto l'ecosistema dell'App Store. Il primo è un'idea tanto semplice quanto rivoluzionaria: una sorta di tabella nutrizionale della privacy. Tutte le app, incluse le nostre, devono rendere note le loro pratiche per la raccolta dei dati e la gestione della privacy, e queste informazioni vengono riportate sull'App Store in modo chiaro e facilmente fruibile dall'utente».

Il secondo si chiama App Tracking Transparency «e nasce dalla volontà di ridare il controllo agli utenti, perché abbiano voce in capitolo sull'utilizzo dei propri dati». Il Ceo di Apple si è detto convinto di come gli utenti, ad oggi, possano «non sapere che le app che usano per passare il tempo, tenersi in contatto con gli amici o trovare un ristorante, di fatto passano ad altri informazioni sulle foto che hanno scattato, sulle persone nel loro elenco di contatti, o dati di localizzazione che rivelano dove mangiano, dormono o pregano. Quando l'ATT sarà pienamente in vigore, gli utenti avranno voce in capitolo su questo tipo di tracciamento».

L'idea centrale di Cook, e quindi di Apple, è che «per funzionare», la tecnologia «non ha bisogno di grandi quantità di dati personali provenienti da decine di app e siti web diversi». E del resto «la pubblicità ne ha fatto a meno con successo per decenni». Se un'industria si basa «su contenuti ingannevoli, sullo sfruttamento dei dati e su scelte che in realtà scelte non sono, non merita la nostra approvazione».

Al contrario, «deve essere riformata». Cook sostiene che si sia fatto tanto «e tanto dovremo ancora fare». Perché «è sempre il momento giusto per costruire con audacia e coraggio un mondo in cui, come diceva Giovanni Buttarelli, la tecnologia sia al servizio delle persone, e non il contrario». Intanto le sue parole sono arrivate come lame sulle aziende che fanno della profilazione massiccia degli utenti il loro vero business. E nella Silicon Valley sembra aprirsi una nuova crepa.


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