A EXCO 2019 IL PUNTO SULLE PROSPETTIVE DEL SETTORE

Cooperazione, nel 2018 fondi un calo ma l’obiettivo 2030 è lo 0,7% del Pil

di Andrea Carli


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5' di lettura

Cooperazione internazionale a due velocità. Una più lenta e una che, stando alle indicazioni fornite da esponenti di primo piano del governo Conte, dovrebbe registrare un’accelerazione, in quanto settore destinato ad acquisire un ruolo sempre più rilevante, anche come strumento di stabilizzazione in aree caratterizzate da emergenze umanitarie.

A fornire l’occasione per fare il punto sulle prospettive di questo settore è stata “Exco2019”, la prima fiera rivolta alla cooperazione internazionale, ideata e organizzata da Fiera di Roma, assieme a Diplomacy e Sustainaway, che si è aperta mercoledì e oggi chiude i battenti. Il bilancio finale registra 6mila partecipanti, 450 relatori di 45 paesi, 60 workshop.

La vice ministra Del Re: braccio operativo determinante per la politica estera
Da una parte, dopo anni di crescita, la frenata, nel 2018, quando sono diminuiti i fondi pubblici: 4,2 miliardi, pari allo 0,24% del Pil (l’Italia è comunque il quarto donatore tra i paesi del G7). Dall’altra la convinzione, espressa dalla persona che nel governo giallo verde segue da vicino il dossier, ovvero la vice ministra degli Esteri Emanuela Del Re, che si «debba immaginare una strategia diversa per poter tornare in carreggiata. La cooperazione allo sviluppo è il braccio operativo più importante della politica estera italiana».

La «road map» dei finanziamenti pubblici verso il 2030
L’obiettivo, confermato anche dal ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, è aumentare gli stanziamenti già a partire dal prossimo Def, in un percorso graduale che dovrebbe condurre ad alzare l’asticella dei finanziamenti pubblici in questo settore fino a raggiungere lo 0,3% del Pil nel 2020 e lo O,7 nel 2030, come previsto dagli obiettivi dell’Agenda 2030.

Piccinetti (Fiera Roma): incontro tra due mondi, profit e no profit
La cooperazione internazionale può garantire occasioni concrete di crescita per le aziende e il sistema italiano che vi ruota attorno è chiamato a compiere, una volta per tutte, quel cambio di passo. Le fiere sono un’occasione di incontro. «Creano sviluppo e ricchezza - ricorda Pietro Piccinetti, amministratore unico Fiera Roma -. Il sistema fieristico è un’economia silenziosa: produce 190 miliardi di Pil a livello mondiale. L’Africa ha un potenziale enorme di sviluppo. Da qui è nata l’idea di puntare su questo continente. Roma è la terza città con sedi Onu al mondo. Abbiamo la Fao, l’Ifad e il World food programmme. Deve essere - sottolinea Piccinetti - cooperazione sostenibile e condivisa. Gli operatori del settore si sono incontrati. Abbiamo unito il mondo profit con il non profit. La cooperazione deve essere “profit oriented”. Roma - conclude - è diventata capitale del Mediterraneo sul piano della cooperazione. La prossima sarà edizione dal 13 al 15 maggio dell’anno prossimo».

Focus sull’Africa
In uno scenario di coooperazione internazionale sempre più rilevante (e determinante), l’Africa ha un ruolo di primo piano: in questo continente l’Italia è il primo paese europeo per investimenti, con un totale di 20 progetti per complessivi 4 miliardi di dollari nel solo 2016 e, a livello mondiale, si posiziona al quarto posto dopo Cina, Emirati Arabi Uniti e Marocco. All’appuntamento che si è tenuto presso la Nuova fiera di Roma hanno partecipato numerose delegazioni dei rappresentanti delle istituzioni e dei responsabili degli investimenti sui progetti strategici di sviluppo come ministeri, associazioni, camere di commercio, banche, agenzie del Continente africano. In particolare, sono stati invitati i rappresentanti di: Burkina Faso, Eritrea, Etiopia, Ghana, Guinea, Guinea Equatoriale, Liberia, Libia, Marocco, Mozambico, Niger, Rwanda, Senegal, Somalia, Sud Africa, Sudan, Togo, Uganda, Zambia e Zimbabwe.

Libia in prima fila
Se l’Africa ha la priorità, la Libia è in prima fila. In considerazione della situazione di crisi che sta caratterizzando l’area di Tripoli, Del Re ha deciso di intensificare l’intervento nel paese, destinando un milione di euro all’Organizzazione mondiale della sanità e al Comitato internazionale della Croce Rossa. un ulteriore passo, dopo la sottoscrizione, lo scorso settembre, di un accordo tra l’agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics) e la Commissione europea, che ha messo a disposizione di 24 municipalità libiche 50 milioni euro per rispondere ai bisogni primari della popolazione civile, come sanità, educazione, acqua, energia e piccole infrastrutture.

Porte aperte ai contributi dei privati
Nella partita della cooperazione le aziende sono chiamate a un ruolo di primo piano. Del Re ricorda che «il settore privato nella cooperazione è assolutamente fondamentale, ed è diventato un attore assolutamente desiderato e ben voluto, tanto che noi ci stiamo impegnando come Farnesina in progetti per cercare di fare in modo che le imprese abbiano tutte le informazioni e la formazione necessarie per poter entrare nel settore della cooperazione internazionale». Tra le iniziative sviluppate nell’ambito della fiera, quella che si è tenuta nella giornata di chiusura, quando 27 progetti di cooperazione internazionale “orfani”, ovvero privi delle risorse necessarie, sono stati battuti a una insolita asta, la prima in Italia, che ha visto a confronto cooperanti e aziende, potenziali soggetti interessati a dare una “paternità” alle stesse iniziative.

Ridolfi (Fao): potenziale di crescita enorme per l’Italia
«I segnali che abbiamo raccolto da questa fiera - afferma Roberto Ridolfi, vice direttore generale aggiunto Fao per il supporto ai programmi e per la cooperazione tecnica - è che l’Italia ha un potenziale di crescita enorme, senza gravare troppo sui contribuenti. L’aiuto allo sviluppo, che tradizionalmente si è basato sui contributi dei governi ad altri governi adesso, con l’interessamento e il coinvolgimento del settore privato, fa delineare delle opportunità. Ad oggi il settore privato percepisce ancora troppo alto il rischio di andare a investire nei paesi africani. Dobbiamo fare in modo di ridurre questa percezione. Ho vissuto 15 anni in Africa. E posso dire con sicurezza che i timori sono molto esagerati. La mancanza di dati e di indici non favoriscono questo flusso di investimenti. Questi devono basarsi su un approccio che guarda alla sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Le azioni e gli incentivi delle banche di sviluppo - continua Ridolfi - devono avere il requisito della sostenibilità».

Il programma Ue da 68 milioni di cooperazione transfrontaliera
Un contributo può arrivare dall’Europa. L’Italia per la sua collocazione geografica ha un ruolo di primo piano nell’ambito del programma Ue di cooperazione transfrontaliera, con un budget di 68 milioni di euro. Il programma ENI CBC MED 2014-2020 finanzia progetti di sviluppo nel bacino del Mediterraneo. Il focus è su piccole e medie imprese, trasferimento tecnologico e innovazione, inclusione sociale e cambiamenti climatici.

Il fondo europeo per mobilitare investimenti privati
Non solo. Nel 2017 la Commissione europea ha istituito il Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile (EFSD), come strumento di attuazione del Piano europeo per gli investimenti privati in Paesi fuori dall’Ue (EIP), in particolare nei Paesi africani e in quelli confinanti con l’Unione Europea. A partire da 3,35 miliardi di euro, già stanziati, il Fondo intende mobilitare investimenti privati fino a 44 miliardi di euro, in questo modo si concretizza un piano di interventi che consegua quanto indicato da Agenda 2030. La fiera della cooperazione internazione che si è chiusa oggi a Roma è stata l’occasione per presentare i progetti, le buone pratiche per raggiungerli messe in atto dalle Ong e altre storie di successo in tale ambito.

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