Emergenza clima

Cop26, l’intesa: stop alla deforestazione entro il 2030

Impegno da 19,2 miliardi di dollari. Tra i firmatari della “Dichiarazione di Glasgow sulle foreste e la terra” anche Jair Bolsonaro, Xi Jinping e Vladimir Putin

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7' di lettura

Accordo fatto al summit di due giorni dei leader mondiali nell’ambito della Cop26. La Dichiarazione di Glasgow sulle foreste - un impegno a porre fine alla deforestazione entro il 2030 con uno stanziamento da 19,2 miliardi di dollari - è stato sottoscritto da Paesi che ospitano l’85% delle foreste del mondo, fra i quali Russia, Cina, Indonesia, Colombia, Congo e Brasile. Sale intanto a oltre 100 il numero dei Paesi che hanno aderito all’impegno per la riduzione delle emissioni di metano del 30% entro il 2030.

“Dobbiamo fermare la devastazione delle foreste” del globo, ha sottolineato il premier britannico Boris Johnson, intervenendo questa mattina in apertura dei lavori della seconda giornata. La lotta al cambiamento climatico e quella per preservare “la biodiversità” sono due facce della stessa medaglia, ha proseguito Johnson rivolgendosi in veste di padrone di casa all’assemblea dei delegati dei vari Paesi presenti alla conferenza di Glasgow.

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“Non possiamo affrontare la devastante perdita di habitat e specie naturali - ha sottolineato - senza contrastare i cambiamenti climatici. E non possiamo affrontare il cambiamento climatico senza proteggere l’ambiente, le foreste e rispettare i diritti delle popolazioni indigene che ne sono custodi”. Quanto allo storico accordo sulla deforestazione, il primo ministro britannico ha evidenziato come esso sia stato firmato da “110 leader i cui Paesi coprono l’85% del patrimonio forestale del mondo”. E che la loro firma vale anche come suggello al “cruciale impegno” finanziario previsto dalla dichiarazione (per poco meno di 20 miliardi di dollari) sullo sfondo di progetti d’investimenti legati anche alla cooperazione “del settore privato e di filantropi”. Denaro che nelle parole di Johnson rappresenterà “il volano economico” della battaglia contro la deforestazione, a vantaggio fra l’altro di “popolazioni indigene e comunità locali”.

Il dossier sulla Cop26 di Glasgow

Cingolani: “Non c'è cura senza curare disuguaglianze”

A rappresentare l’Italia, a Glasgow, c’era il ministro per la Transizione ecologica, Roberto Cingolani, che in conferenza stampa ha ricordato che “non c’è cura al climate change se non curiamo le disuguaglianze globali». La Cop26, ha spiegato, « è proprio su questo che fa la scommessa: non è il problema del climate change gestito da 20 Paesi che gestiscono 4,8 miliardi di persone e l’80% dei gas serra, ma è una cosa molto più globale. Ci sono altri 20 miliardi di persone su questo pianeta che non appartengono al G20 che hanno i problemi climatici che abbiamo noi, pagano un prezzo più alto, hanno un impatto negativo amplificato e poche armi per reagire”. Il ministro ha poi confermato la pubblicazione a breve “della tassonomia europea delle fonti verdi, quelle che non producono CO2: l’Unione europea ci dirà cosa è verde, e poi gli Stati prenderanno le loro decisioni”. Io, ha aggiunto, “non fermerei lo studio di queste nuove fonti (i mini-reattori nucleari, gli small modular reactors, ndr), perché dalla ricerca possono uscire soluzioni inaspettate”. “Noi siamo fra i paesi d’Europa più soleggiati - ha concluso Cingolani -. Potremmo avere l’ambizione di raggiungere l’autosufficienza energetica in questo modo”.

I punti della “Dichiarazione di Glasgow sulle foreste e la terra”

I paesi che firmeranno l’intesa - tra i quali Brasile, Russia, Cina, Indonesia e Repubblica Democratica del Congo - coprono circa l’85% delle foreste mondiali. Alcuni dei fondi andranno ai Paesi in via di sviluppo per ripristinare i terreni danneggiati, affrontare la piaga degli incendi boschivi e sostenere le comunità indigene. I governi di 28 paesi si impegneranno anche a rimuovere la deforestazione dal commercio globale di cibo e altri prodotti agricoli come l’olio di palma, la soia e il cacao. Queste sono tra le industrie che contribuiscono di più all’abbattimento degli alberi. Sarà, inoltre, istituito un fondo da 1,5 miliardi di dollari per proteggere la seconda foresta pluviale tropicale più grande del mondo, nel bacino del Congo. In questo quadro, nel suo intervento alla conferenza il presidente Usa Joe Biden ha annunciato l’impegno del suo governo a lavorare col Congresso per stanziare sino a 9 miliardi di dollari sino al 2030. Obiettivo: conservare e ripristinare le foreste, nell'ambito del piano contro la deforestazione annunciato alla Cop26.

Oltre a innegabili successi, i lavori della Conferenza registrano però anche episodi che fanno dubitare sulle capacità dei Paesi di cooperare per il bene comune. Secondo al Bbc, gli organizzatori non avrebbero consentito al presidente cinese Xi Jinping di collegarsi in video alla conferenza, ma gli è stato permesso solo di inviare il testo scritto del suo intervento, cosa che lui ha fatto. L’emittente del resto sottolinea che il Regno Unito, che ospita la Cop26 a Glasgow, ha sempre ritenuto della massima importanza che tutti i capi di Stato e di governo intervenissero di persona alla conferenza.

Papa Francesco: Paesi sviluppati paghino “debito ecologico”

“La ferite portate all’umanità dalla pandemia da Covid-19 e dal fenomeno del cambiamento climatico sono paragonabili a quelle derivanti da un conflitto globale. Così come all’indomani della seconda guerra mondiale, è necessario che oggi l’intera comunità internazionale metta come priorità l’attuazione di azioni collegiali, solidali e lungimiranti”. Sono le parole di Papa Francesco contenute nel Messaggio alla Cop26 che è stato letto dal cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin. Il Papa ha chiesto ai partecipanti di rivolgere “particolare cura” alle “popolazioni più vulnerabili, verso le quali è stato maturato un ’debito ecologico’, connesso sia a squilibri commerciali con conseguenze in ambito ambientale, sia all’uso sproporzionato delle risorse naturali del proprio e di altri Paesi. Non possiamo negarlo. Il ’debito ecologico’ richiama, per certi versi, la questione del debito estero, la cui pressione ostacola spesso lo sviluppo dei popoli”.

Von der Leyen: da Ue un miliardo di euro per le foreste

La presidente della Commissione europea, Ursula von Del Leyen. intervenendo alla Cop26 ha annunciato “un miliardo di euro per l’Impegno globale sulle foreste”. “I consumatori europei ci stanno dicendo sempre più chiaramente che non vogliono consumare prodotti che sono causa di deforestazione o degradazione delle foreste. Per questo presenteremo presto un regolamento per affrontare la deforestazione” che ha come fine le produzioni per l’Ue. Lavoreremo su questo “in stretta partnership con i Paesi produttori, ha aggiunto poi von der Leyen. “È in questo contesto - ha annunciato - che la Commissione europea darà un miliardo di euro all’Impegno globale per le foreste (Global forest pledge) e 250milioni in modo specifico per il bacino del Congo”. La leader europea ha firmato firmato per l’Ue la dichiarazione e la roadmap per le foreste, l’agricoltura ed il commercio di commodity.

Via al piano Ue-Usa-Gb per decarbonizzare il Sudafrica

La Cop26Uk è stata anche l'occasione per promuovere i passi in avanti fatti nella cooperazione internazionale a sostegno della transizione ecologica dei paesi africani. Tra i “modelli da replicare”, secondo la presidente della Commissione europea, Ursula von Del Leyen, c’è ad esempio la partnership per la transizione verde del Sudafrica, che vede la convergenza di vari Paesi (Francia, Germania, Regno Unito e Usa) oltre all’Unione europea, per accompagnare il Paese africano all’abbandono del carbone fossile come fonte di energia a favore di energia pulita. Obiettivo della partnership, spiega la commissione Ue, “è accelerare la decarbonizzazione dell’economia sudafricana, in particolare per quanto riguarda il sistema elettrico”. Il programma, spiega ancora l’esecutivo Ue, prevede “8,5 miliardi di dollari” come prima tranche di risorse, “attraverso meccanismi di finanziamento, prestiti agevolati, investimenti e strumenti a rischio condiviso, con la partecipazione anche del settore privato”. “Con la partnership ci si attende di evitare emissioni per 1-1,5 miliardi di tonnellate e aiutare così il Sudafrica ad allontanarsi dal carbone, accelerando la sua transizione ad un’economia a basse emissioni”, sottolinea la commissione.

Putin: ci affidiamo a nostre foreste per 0 emissioni entro 2060

Collegandosi da remoto ai lavori della Conferenza, il presidente russo Vladimir Putin ha spiegato che la Russia fa affidamento sulle sue vaste foreste e sulla “loro significativa capacità di assorbire anidride carbonica e produrre ossigeno” per raggiungere l’obiettivo di emissioni zero entro il 2060. “Il nostro Paese ha circa il 20% delle foreste mondiali”, ha specificato Putin, in un videomessaggio. “Stiamo migliorando la gestione delle foreste e stiamo combattendo il disboscamento illegale e gli incendi boschivi. Stiamo espandendo le aree di riforestazione e abbiamo aumentato costantemente i finanziamenti per questi scopi”, ha aggiunto Putin. Il leader russo ha affermato che Mosca si aspetta che la nuova dichiarazione sulle foreste e l’uso del suolo, sostenuta da 100 Paesi, faciliti “partenariati più stretti” tra i Paesi per la conservazione delle foreste e aiuti “a raggiungere gli obiettivi fissati nell’accordo di Parigi”.

Nel corso dei lavori, il premier giapponese Fumio Kishida ha invece annunciato l'avvio di un programma di aiuti per la transizione climatica dei Paesi di via di sviluppo con finanziamenti fino a 10 miliardi di dollari. Kishida, che è stato rieletto solo due giorni fa, ha affermato che i previsti due miliardi di dollari in più all’anno in cinque anni si vanno ad aggiungere ai 60 miliardi già annunciati a giugno dal suo predecessore. Il Giappone ha fissato l’obiettivo di raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050, e mira a ridurre le emissioni di gas serra del 46% entro il 2030. “Il Giappone spingerà gli sforzi per raggiungere le emissioni nette zero in Asia, il motore della crescita economica globale”, ha detto Kishida nel suo discorso alla sessione dei leader alla conferenza di Glasgow.

Bezos promette 2 mld dollari per ridurre erosione suolo

Tra gli annunci che hanno costellato i lavori della seconda e ultima giornata del World Leaders Summit alla Cop26 di Glasgow, la riunione dei capi di stato e di governo per annunciare gli impegni dei loro paesi per la decarbonizzazione, spicca l’impegno ambientalista di Jeff Bezos, fondatore di Amazon, noto anche per essere uno degli uomini più ricchi del mondo. Il Bezos Earth Fund ha infatti stanziato due miliardi di dollari per combattere il cambiamento climatico attraverso il ripristino del paesaggio e la trasformazione dei sistemi agricoli. Il fondo prevede di spendere 1 miliardo di dollari principalmente negli Stati Uniti e in Africa, piantando alberi per proteggere il suolo in erosione e ripristinando le aree che catturano alti livelli di anidride carbonica. Il restante miliardo di dollari sarà destinato alla trasformazione dei sistemi agricoli per cercare di aumentare i raccolti, ridurre gli sprechi alimentari e incoraggiare diete a base vegetale.

“Dobbiamo conservare ciò che abbiamo, ripristinare ciò che abbiamo perso e far crescere ciò di cui abbiamo bisogno in armonia con la natura”, ha affermato Bezos. L’impegno da due miliardi di dollari alla Cop26 fa parte dei 10 miliardi di dollari che Bezos si è impegnato a spendere entro il 2030 nel tentativo di combattere il cambiamento climatico.

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