ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIl vertice di Glasgow

Cop26, la sorpresa dell’India: neutralità climatica (ma solo entro il 2070)

L’annuncio del premier Modi, pronto a portare al 50% entro il 2030 la quota di rinnovabili nel mix energetico. Anche il Brasile prova ad alzare l’asticella

di Gianluca Di Donfrancesco

Il primo ministro indiano Narendra Modi e il premier britannico Boris Johnson

3' di lettura

Narendra Modi ha scelto l’intervento alla Cop26 di Glasgow per indicare, finalmente, una data entro la quale azzerare le emissioni di gas serra dell’India, terzo inquinatore al mondo dopo Cina e Usa. La neutralità climatica arriverà solo nel 2070. Dieci anni dopo Cina e Russia e venti anni dopo Usa, Ue e quel target di «metà secolo» vagamente indicato dal G20 di Roma. New Delhi deve però coniugare il taglio della CO2 con le esigenze dello sviluppo. Il premier Modi ha aggiunto che l’India porterà al 50% la quota di rinnovabili nel suo mix energetico entro il 2030.

La sfilata dei leader

Tra promesse, metafore cariche di pathos, assenze illustri e le scuse degli Usa per le decisioni di Donald Trump, ieri a Glasgow è stata la giornata della sfilata dei capi di Stato e di Governo, dopo l’avvio ufficiale del 31 ottobre. I leader arrivati in Scozia raccolgono il testimone dal G20 di Roma, con il compito di risalire la china nella lotta al cambiamento climatico: i gas serra aumentano mentre diminuisce il tempo per fermare il surriscaldamento del pianeta e i disastri che causa.

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Se il padrone di casa, il premier britannico Boris Johnson, si è affidato a James Bond per dare drammaticità al suo appello a disinnescare quell’«ordigno di fine del mondo» che è il global warming, il presidente Usa, Joe Biden, ha parlato di «sfida della vita» e il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha ribadito che «ci stiamo scavando la fossa». Più che anatemi e retorica, servono impegni concreti per ribaltare i pronostici degli scienziati Onu, secondo i quali le promesse fatte fino alla vigilia della Cop26 non bastano a tenere attorno a 1,5 gradi (e nemmeno «ben sotto 2 gradi») l’aumento delle temperature medie del pianeta, come raccomanda l’Accordo di Parigi del 2015, finalmente riconosciuto dal G20 con il comunicato di Roma.

Il grande assente: Xi Jinping

A Glasgow sono presenti oltre 130 leader. L’annuncio di Modi rende ancora più stridente la defezione di Xi Jinping. Il presidente cinese ha inviato una dichiarazione scritta, nella quale esorta gli Stati ricchi a fare di più e a sostenere i Paesi emergenti. La Cina ha appena rivisto i propri piani energetici, senza andare oltre l’impegno a raggiungere il picco di emissioni «prima del 2030». Xi ha di nuovo puntato il dito sulla promessa non mantenuta dai Paesi avanzati: 100 miliardi di dollari l’anno a favore delle nazioni più povere. In realtà serviranno molti più soldi, come ha sottolineato ancora Modi: «L’India si aspetta che le nazioni sviluppate mettano a disposizione mille miliardi di finanziamenti per il clima il prima possibile».

Il Brasile alza l’asticella

Nemmeno il presidente brasiliano Jair Bolsonaro è a Glasgow. Il suo ministro dell’Ambiente, Joaquim Pereira Leite, ha però annunciato in video collegamento che il Paese ridurrà le proprie emissioni di gas serra del 50% entro il 2030, alzando il precedente target del 43%. Durante la Cop26, il Brasile formalizzerà l’impegno allo “zero netto” entro il 2050.

L’Europa propone un prezzo globale della CO2

Emmanuel Macron ha ricordato che la chiave per il successo del vertice è fare in modo che i principali inquinatori, le cui strategie nazionali non sono conformi alla soglia di 1,5 gradi, facciano di più. «Francia, Ue e Regno Unito hanno una strategia» per centrare questo obiettivo, ha rivendicato il presidente francese. La numero uno della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, e la cancelliera tedesca, Angela Merkel, hanno ribadito la proposta di stabilire un prezzo mondiale alle emissioni di CO2, sul modello già adottato in Europa e che la Cina ha deciso di seguire quest’anno.

Biden chiede scusa...per Trump

E poi ci sono le scuse di Biden, per la decisione presa da Trump di far uscire gli Usa dall’Accordo di Parigi. Ora, però, «gli Stati Uniti non solo sono tornati al tavolo, ma guidano con l’esempio ed entro il 2030 taglieranno le proprie emissioni del 50-52% rispetto al 2005». Biden sta cercando con molta fatica di far passare in Congresso un pacchetto sul clima da 555 miliardi di dollari. Se attuata, però, sarebbe la più grande azione mai intrapresa dagli Usa contro il cambiamento climatico.

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