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Clima, la Cop27 delude. Timmermans: ci giochiamo tutto, ma in troppi non sono disposti a sforzi

Il documento finale salva l’obiettivo di mantenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi dai livelli pre-industriali ma delude su carbone e combustibili fossili

Aggiornato il 20 novembre alle 11:13

Cop27, attivisti africani in protesta

5' di lettura

L’assemblea plenaria della Cop27 di Sharm el-Sheikh ha deciso l’istituzione di un fondo per i ristori delle perdite e dei danni del cambiamento climatico. Un Comitato transitorio dovrà preparare un progetto da presentare alla prossima Cop28 nel 2023 per l’avvio operativo del fondo.

E questa è la buona notizia. Sul documento complessivo, tuttavia, i giudizi non sono molto positivi: soprattutto il fronte europeo lo giudica insufficiente e il segretario generale dell’Onu, Guterres sottolinea le carenze sulla limitazione delle emissioni.

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«Questo è il decennio in cui ci giochiamo tutto, ma quello che abbiamo davanti a noi non è un passo sufficiente per i popoli e il pianeta» ha detto il vice presidente dell’Unione Europea, Frans Timmermans, deluso per l’accordo finale della Cop27. Un documento da cui emerge «un profondo divario» tra le politiche e la scienza sul clima, ha aggiunto Timmermans affermando che «troppi Paesi non sono pronti a fare progressi nella lotta contro la crisi climatica. Alcuni hanno paura della transizione che li attende e del costo del cambiamento», ha detto ancora.

Il documento finale approvato salva l’obiettivo di mantenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi dai livelli pre-industriali, il risultato maggiore della Cop26 di Glasgow l’anno scorso. Si sottolinea l’importanza della transizione alle fonti rinnovabili e si auspica l’eliminazione dei sussidi alle fonti fossili. Ma il documento chiede soltanto la riduzione della produzione elettrica a carbone con emissioni non abbattute, non l’eliminazione. Soprattutto, non dice nulla su riduzione o eliminazione dell’uso dei combustibili fossili, come avevano chiesto diversi paesi. La Cop27 riconosce che per mantenere l’obiettivo di 1,5 gradi è necessaria una riduzione delle emissioni del 43% al 2030 rispetto al 2019. Con gli impegni di decarbonizzazione attuali tuttavia il taglio di emissioni sarebbe solo dello 0,3% al 2030 rispetto al 2019. Per questi gli stati che non hanno ancora aggiornato i loro obiettivi di decarbonizzazione (Ndc) sono invitati a farlo entro il 2023.

Necessarie risorse importanti

Sull’adattamento al riscaldamento globale, il documento chiede di aumentare i fondi e di studiare la possibilità di un raddoppio (a Glasgow si era parlato direttamente di raddoppiarli). Inoltre l’assemblea ritiene che per arrivare a zero emissioni nette nel 2050 sia necessario investire fino al 2030 4.000 miliardi di dollari all’anno in rinnovabili e altri 4-6.000 miliardi di dollari in economia a base emissioni.

Il documento nota «con seria preoccupazione» che non è stato ancora istituito il fondo da 100 miliardi all’anno dal 2020 previsto dall’Accordo di Parigi per aiutare i paesi meno sviluppati nelle politiche climatiche. Secondo le previsioni, non se ne parlerà fino al 2023. Il flusso di finanza climatica ai paesi in via di sviluppo nel biennio 2019-2020 è stato di 803 miliardi, il 31-32% di quanto necessario a mantenere gli obiettivi di 1,5 o 2 gradi. Il documento prevede per la prima volta un fondo per i ristori delle perdite e i danni del cambiamento climatico (loss and damage) nei paesi più vulnerabili. Viene inoltre previsto un sistema di primo allarme per gli eventi meteorologici estremi in tutti i paesi del mondo. La Cop27 riconosce il ruolo fondamentale di giovani, donne e comunità indigene nella lotta alla crisi climatica. Tuttavia è stata indebolita la tutela di oceani e foreste, eliminando gli incontri ad alto livello che erano stati previsti per il 2023.

Ue delusa

«Il fondo per i loss and damage non è carità, ma un investimento nel futuro e nella giustizia climatica. Continueremo a sostenere il processo. Questo è il decennio decisivo per noi», ha detto alla plenaria conclusiva la ministra del clima del Pakistan, Sherry Rehman, parlando a nome di tutto il gruppo G77+Cina.

L’Unione europeqa ha espresso invece «delusione» per la «mancanza di ambizione» nell’accordo finale della confernza sul clima Cop27 nella tabella di marcia per ridurre le emissioni di CO2. «Quello che abbiamo davanti non è abbastanza da costituire un passo in avanti per la popolazione del pianeta. Non porta sufficienti sforzi aggiuntivi da parte degli inquinatori maggiori per un incremento e un’accelerazione delle loro emissioni», ha dichiarato il vicepresidente della Commissione europea, Frans Timmermans, chiudendo a Sharm El Sheikh la conferenza per il clima dell’Onu.

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Timmermans: abbiamo mancato nell’azione

Il documento finale della Cop27 di Sharm el-Sheikh «non è sufficiente» nella lotta al cambiamento climatico, e la novità del fondo per i loss and damage «non è sufficiente per la mitigazione». Lo ha detto il vicepresidente della Commissione europea, Frans Timmermans, intervenendo alla plenaria conclusiva della Cop27.

«Vi chiedo di riconoscere che tutti abbiamo mancato nell’azione per minimizzare le perdite e i danni - ha proseguito Timmermans -. Avremmo dovuto fare molto di più, e questo vuol dire ridurre le emissioni molto più rapidamente».

Per il vicepresidente della Commissione «noi abbiamo cercato di portare tutti sull’obiettivo di 1,5 gradi, sul picco delle emissioni al 2025 e su una chiara intenzione di eliminare i combustibili fossili. Questa settimana abbiamo sentito 80 paesi sostenere questi obiettivi. Tristemente, non li vediamo riflessi qui. Alcuni hanno messo barriere non necessarie sulla strada. Ma noi non ci fermeremo dal lottare per fare di più».

Nei negoziati, ha detto il vicepresidente, «ci sono stati molti tentativi di tornare indietro perfino dagli impegni di Glasgow. Qualcuno ha paura della transizione, dei costi del cambiamento. Io capisco tutte queste preoccupazioni, molti europei le condividono. Ma io voglio chiedere a tutti i colleghi di trovare il coraggio di superare questo, e io tendo la mano a voi per aiutarvi». «Abbiamo già perso un sacco di tempo - ha concluso Timmermans -. Ritroviamo la spinta che abbiamo avuto a Glasgow, difendiamo le ambizioni di Glasgow. Noi oggi cominciamo a preparare la Cop del 2023».

Guterres critico

«Dobbiamo ridurre drasticamente le emissioni ora, e questo è un tema che questa Cop non ha affrontato. Un fondo per i loss and damage è essenziale, ma non è una risposta alla crisi climatica che spazza via una piccola isola dalla mappa, o trasforma un intero paese africano in un deserto. Il mondo ha ancora bisogno di un passo da gigante sull’ambizione climatica. La linea rossa che non dobbiamo superare è la linea che porta il nostro pianeta oltre il limite di 1,5 gradi di temperatura». Lo ha detto il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, in un messaggio per la chiusura della Cop27 di Sharm el-Sheikh.

Kyoto Club: ambizioni limitate

«La necessità di accelerare drasticamente la corsa di rinnovabili, efficienza ed elettrificazione, e contemporaneamente ridurre l'impiego di combustibili fossili non ha trovato in questa Cop una spinta sufficiente, anche per la resistenza dei paesi produttori di gas, petrolio e carbone. E, non a caso, è salito a più di 600 il numero dei delegati del mondo fossile presenti in Egitto». Così Gianni Silvestrini, Direttore scientifico di Kyoto Club, sulla conclusione della COP27 spiegando che «chiaramente gli obiettivi non sono ancora sufficientemente ambiziosi e l'asticella degli 1,5 °C è terribilmente vicina. Nel 2021 l'incremento della temperatura media mondiale rispetto al 1850 è stato di 1,21 °C (ma il 2020 aveva raggiunto i 2,36°C)» osserva.

Quanto alla decisione di avviare la creazione di un fondo per la riparazione dei danni climatici delle nazioni più sfortunate, Silvestrini osserva che il tema del “Loss and Damage”, «che i paesi ricchi avevano a lungo cercato di evitare, in Egitto si è sbloccato grazie all'intervento della Ue che ha chiesto di indirizzare le risorse che verranno raccolte ai paesi più vulnerabili. La scelta europea e la pressione dei paesi in via di sviluppo hanno sbloccato anche la posizione degli Usa, in passato sempre contrari a questa misura. Peraltro, sarà tutto da verificare l'appoggio del nuovo Congresso al finanziamento di questa misura». «Purtroppo, la presenza delle nostre istituzioni nella Conferenza e la possibilità quindi di incidere è stata del tutto marginale. Del resto non pare che il nostro Governo sia interessato ad occuparsi di questa emergenza (a parte la breve puntata “diplomatica” in Egitto della Meloni)» osserva.

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