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Copasir, i manager «infiltrati» e l’italiano De Meo a capo di Renault

di Alessandro Graziani


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(Reuters)

1' di lettura

Il Parlamento italiano si avvia a scrutinare, attraverso il Copasir, le possibili “infiltrazioni” di manager o consiglieri di amministrazione esteri nelle grandi società “strategiche” italiane. Non solo il settore tlc (5G e dintorni) ma anche - pare - banche e assicurazioni sarebbero a rischio di conquista estera.

Il Parlamento è sovrano e bene fa a svolgere qualunque indagine conoscitiva che vada nell'interesse del Paese. Altrettanto importante è non discriminare l'Italia agli occhi dei grandi investitori globali, di cui il Paese ha bisogno, dando la percezione di un'autarchia fuori dai tempi.

Se, come pare, l'indagine parlamentare ha in qualche modo nel mirino i due ceo francesi di UniCredit e Generali, bisognerebbe ricordare che la loro nomina è interamente dovuta alle libere scelte di azionisti italiani.

La stessa libertà di scelta che ha permesso all'italiano Mario Greco di esserechiamato alla guida della svizzera Zurich, terzo gruppo assicurativo in Europa, o ai francesi del lusso di Lvmh di puntare su un direttore generale italiano come Antonio Belloni. O ai francesi di Société Générale di nominare alla presidenza della banca l'italiano Lorenzo Bini Smaghi.

Senza dimenticare la lunga esperienza di Vittorio Colao alla guida di Vodafone. O la scelta di Renault, e siamo alla cronaca, di puntare sull'italiano Luca De Meo come ceo del colosso francese dell'auto.

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