il tesoro in soffitta

Copia antica da una Madonna perduta di Reni

Ecco una mail inviata alla rubrica Il Tesoro in Soffitta. “Allego alcune foto di un dipinto, a suo tempo acquistato presso una casa d'aste come ascrivibile a “Maestro bolognese inizi XVII secolo”. Le misure sono:118 per 147 cm. Reintelo presumo ottocentesco. Vorrei avere, più che una stima, maggiori notizie sull'autore”

di Laura Traversi

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3' di lettura

La tela del lettore rimanda all’iconografia di una «Madonna col bambino dormiente» dipinta dal grande caposcuola bolognese Guido Reni (1575-1642) attualmente considerata perduta. L’opera di Reni è conosciuta oltre che per le citazioni di biografi e storici antichi, soprattutto per un consistente numero di repliche e copie. Nel 1672, Giovan Battista Passeri così descriveva l’opera dipinta per una cappella dell’arcibasilica romana di Santa Maria Maggiore: «Maria Vergin … in atto di coprire con un pannicello di bianco lino il suo figlio Gesù, il quale essendo bambino, dorme riposatamente...». Il soggetto è testimoniato in letteratura artistica (nei classici di Martinelli 1660-63, Titi 1673-4 e C.C. Malvasia, 1678) e, soprattutto, da un’abbondante produzione pittorica – ricostruita dallo storico Stephen Pepper nella monografia su «L’opera completa di Guido Reni», 1988, – oltre che da incisioni, in particolarmente in quella del 1661 di Jean Baptiste Gerardin.

Recenti ricerche documentarie hanno confermato la collocazione antica in Santa Maria Maggiore a Roma dal 1656. Nel palazzo del Quirinale dal 1741 (per volontà del bolognese Benedetto XIV Lambertini) fino al 1870 e, probabilmente nelle collezioni vaticane (Giulia Iseppi, in «Storia dell’arte», 2019, De Luca ed.). Grazie ad esse (Roma, Archivio papale di S. Maria Maggiore; Bologna, Archivio arcivescovile) è stato anche identificato il proprietario e donatore del dipinto nel canonico Lorenzo Sonanzi, di nobile famiglia di Rieti, tra i protetti di papa Gregorio XV Ludovisi e del cardinal nipote Ludovico, residente a Bologna e Roma. I suoi contatti con Reni potrebbero datarsi al 1614, o più probabilmente tra il 1616-21 e il 1624-25. Il tema del bambino che dorme, legato al “putto dormiente Barberini” (1629) può far datare il prototipo di Reni alla sua “seconda maniera” (1627, Pepper) legata a studi d’inizio secolo. Sonanzi, alla sua morte (1656), donò il dipinto di Reni alla basilica di Santa Maria Maggiore, dove fu incorniciato da un ciborio tardo-cosmatesco del XIV secolo e smembrato cogli interventi di Ferdinando Fuga (1746). L’originale fu sostituito da una copia nel 1678, perché “guasto”… trasferendolo in sacrestia, dove fu visto dal bolognese Benedetto XIV Lambertini (1740-1758), “scrostato”, e avente “bisogno di essere risarcito”. Infatti, già nel Seicento, risultava restaurato. Il Capitolo commissionò la copia al pittore Carlo Viva, su consiglio di Paolo Francesco Falconieri, collezionista di copie d’epoca, e potrebbe essere l’esemplare della Galleria d’arte antica di Palazzo Barberini (in deposito all’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede). Per due secoli questa immagine di Vergine col Bambino dormiente continuò ad emozionare pellegrini e devoti, ben visibile dalla navata centrale, in corrispondenza col parallelo altare delle venerate reliquie lignee della “Sacra Culla di Gerusalemme”, generando una prolifica discendenza di copie libere d’autore così come di pedisseque copie antiche.

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La tela del lettore ha dimensioni non distanti da quelle dell’esemplare “Barberini” (156 x 121 cm), proprie di una tela da altare. Quanto visibile in fotografia indica che l’artefice ha semplificato il modellato dei volti, l’anatomia delle figure (mani, piedi, nudo del fanciullo), i panneggi e lo sfondo paesistico. La tela potrebbe risalire al secolo XVII o dopo, ma l’assenza di cura nei dettagli non sembra dipendere da un intervento di “pulitura” aggressivo, quanto piuttosto da una condotta di copista veloce e aggiornato. La “derivazione” autonoma più celebre e importante dal Reni è forse quella del Sassoferrato (Giovan Battista Salvi, 1609-1685). Una tela di questo soggetto assegnata a Reni (170 x 117 cm), con stima 200-300.000 € è transitata da Neumeister a Monaco di Baviera, il 29 marzo 2017 restando invenduta. Stesso esito per una copia da Reni (163 x 123 cm) con stima 18-25.000 € da Pandolfini, a Firenze, il 4 ottobre 2018, mentre sempre presso la stessa casa d’asta una copia del XVII sec. (171,5 x 122 cm) è passata di mano a 4.750 € il 3 marzo di quest’anno (lotto 46).

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