cinema

«Copia originale», storia vera di una falsaria di grande talento

di Andrea Chimento

Melissa McCarthy protagonista nel film «Copia Originale»

2' di lettura

Un atipico film biografico è il grande protagonista del weekend in sala: si tratta di «Copia originale», curioso lungometraggio diretto da Marielle Heller e ispirato alle memorie di Lee Israel.

Quest'ultima, interpretata da Melissa McCarthy, era una scrittrice e biografa che, dopo essere caduta in disgrazia, ha escogitato un metodo alternativo per riuscire a pagare l'affitto: scrivere delle finte lettere firmate da celebrità decedute e venderle al miglior offerente. Quando le falsificazioni cominciano a sollevare sospetti, decide di rubare le vere lettere dagli archivi delle biblioteche e di venderle attraverso un complice, conosciuto poco tempo prima in un bar.

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Tre anni dopo l'esordio con «Diario di una teenager», Marielle Heller si conferma una regista con un discreto talento, mettendo in scena con grande semplicità una vicenda non così da facile da trasporre sul grande schermo.

Il copione è forse un po' didascalico e il film è vittima di alcuni cali di ritmo, ma il pubblico non perde mai l'attenzione nei confronti di un lungometraggio che riesce comunque a intrigare dall'inizio alla fine.

Notevole è la scrittura dei due personaggi principali (molto meno accurata quella dei volti di contorno), ben interpretati da Melissa McCarthy e Richard E. Grant, che danno vita ad alcuni simpatici siparietti e dimostrano un'alchimia attoriale tutt'altro che banale.

I due sono stati anche nominati ai prossimi premi Oscar (lei come miglior attrice protagonista, lui come miglior attore non protagonista), ma il film ha ricevuto anche una terza nomination, per la miglior sceneggiatura non originale, andata a Nicole Holofcener e Jeff Whitty.

Tra i momenti meno validi della pellicola c'è una parte iniziale che fatica un po' a carburare, ma l'idea di unire diversi registri, che vanno dalla commedia al crime-movie, è efficace e il risultato finale ne viene comunque valorizzato.
Film biografico ancora più riuscito e ispirato è «The Front Runner» di Jason Reitman con Hugh Jackman.

The Front Runner con Hugh Jackman

L'attore australiano veste i panni di Gary Hart, candidato di punta del Partito Democratico nel 1987. Il suo modo di fare affascina gli elettori, ma le sue abitudini da donnaiolo gli si ritorcono contro nel momento in cui viene immortalato in compagnia di una presunta amante da alcuni cronisti del Miami Herald, che gli tendono una trappola. Lo scandalo della relazione extraconiugale lo porterà a dover rinunciare alla campagna elettorale.

Regista che sa sempre fare bene il suo lavoro, Jason Reitman (conosciuto per aver diretto diversi film ben riusciti, come «Juno» o il più recente «Tully») firma un lungometraggio dall'ottimo ritmo, girato in maniera incisiva e ben interpretato.

Seppur sia una storia legata al passato, il film propone riflessioni importanti e ancora attuali inerenti alla politica americana e in generale alla storia degli Stati Uniti degli ultimi decenni.

Solo a piccoli tratti la sceneggiatura è un po' schematica, poiché per il resto ci troviamo di fronte un lungometraggio potente e incisivo, ricco di diversi dialoghi scritti con ottima cura.

Da ricordare che «The Front Runner» era stato scelto come titolo d'apertura dello scorso Torino Film Festival.

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