Copia privata, ecco perché smartphone e device elettronici costeranno di più

Il Governo ha deciso di accrescere la quota di “equo compenso” dovuta alla Siae, prevista per il diritto di “copia privata” agli utenti. Ecco come funziona e perché ha suscitato molte proteste

di Alessandro Longo

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(Imagoeconomica)

Il Governo ha deciso di accrescere la quota di “equo compenso” dovuta alla Siae, prevista per il diritto di “copia privata” agli utenti. Ecco come funziona e perché ha suscitato molte proteste


4' di lettura

I prezzi di smartphone, smart watch e altri strumenti digitali potrebbero aumentare a breve, in Italia, perché il Governo ha deciso di accrescere la quota di “equo compenso” dovuta alla Siae, prevista per il diritto di “copia privata” agli utenti. È il risultato di un decreto firmato dal ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini la scorsa settimana e che sta suscitando in queste ore l'ira dell'industria tech, attraverso le associazioni di categoria Confindustria Digitale e Anitec-Assinform.

Due le fazioni contrapposte, che tra l'altro fanno capo a due visioni diverse su come l'Italia debba affrontare questa fase post lockdown covid-19, di forte incertezza economica. Da una parte chi ritiene che l'equo compenso serva soprattutto adesso, per sostenere un'industria, quella dello spettacolo, messa in ginocchio dal covid-19; dall'altra chi ritiene che invece sia errato penalizzare l'industria tecnologica e la diffusione di strumenti digitali tra la popolazione, perché da questi ambiti può venire la ripresa economica del Paese (come suggerito anche dalla Commissione europea).Per farsi un'idea più chiara vediamo che cos'è l'equo compenso, il suo impatto e le novità.

Cos'è la copia privata (e non c'entra con la pirateria)

Secondo le norme sul diritto d'autore, il diritto esclusivo di riproduzione appartiene agli autori, ma gli Stati membri dell'Unione europea possono autorizzare la realizzazione di copie private, che solo l'acquirente può usare (non può cederle a terzi, nemmeno gratis). La copia è un back up che serve a proteggere la fruizione dell'opera acquistata dal deperimento del supporto fisico.La condizione – dice la norma - è che i titolari del diritto d'autore ricevano un “equo compenso”. Quest'ultimo, raccolto e poi distribuito dalla Siae, deve contribuire a far conseguire ai titolari dei diritti un'adeguata remunerazione per l'uso

delle loro opere o dei materiali protetti.Questa la definizione che ne dà la Siae: “la Copia Privata è il compenso che si applica sui supporti vergini, apparecchi di registrazione e memorie in cambio della possibilità di effettuare registrazioni di opere protette dal diritto d'autore. In questo modo ognuno può effettuare una copia con grande risparmio rispetto all'acquisto di un altro originale oltre a quello di cui si è già in possesso. Prima dell'introduzione della copia privata, non era possibile registrare copie di opere tutelate. In Italia, come nella maggior parte dell'Unione europea è stata concessa questa possibilità, a fronte di un pagamento forfetario per compensare gli autori e tutta la filiera dell'industria culturale della riduzione dei loro proventi dovuta alle riproduzioni private di opere protette dal diritto d'autore realizzate con idonei dispositivi o apparecchi. L'entità del compenso tiene conto del fatto che sui supporti si possa registrare anche materiale non protetto dal diritto d'autore”.Già dalle parole della Siae si può comprendere perché molte associazioni di consumatori e tecnologiche sono ostili alla copia privata: in tempi di streaming, nessuno si fa più una copia su un “supporto vergine”. Due parole che – messe così assieme – hanno perlopiù un sapore nostalgico.Solo in teoria, i cellulari possono memorizzare una copia di un cd. Chi usa le chiavette usb per ascoltare musica in macchina ci mette mp3 pirata, perlopiù; ma l'equo compenso è normativamente pensato non per compensare i danni della pirateria, ma proprio il diritto di copia privata.

Come cambiano gli importi di copia privata

Ciò considerato, i nuovi importi sono pubblicati sul sito del ministero e sono stati cambiati proprio per massimizzarli alla luce delle novità tecnologiche. Aumentano soprattutto quelli sugli smartphone e tablet di nuovo tipo, con più di 64 GB: da 5,20 a 6,30 euro, che diventano 6,90 euro se i GB sono più di 128. Prima il valore massimo era 5,20 euro e si applicava a quelli con oltre 32 GB di memoria (non erano previsti i tagli superiori).Altra novità, arriva l'equo compenso anche su wearable e smartwatch (come se ci fosse davvero qualcuno che li usa per copia privata): da 2,20 a 5,60 euro a seconda della memoria.Contestata anche la scelta di applicare una tariffa (anche se invariata rispetto al passato) a tutte le schede di memoria, anche quelle utilizzabili solo nelle fotocamere (e che quindi con la musica non c'entrano niente).Il decreto riduce invece il compenso su supporti di fatto non più usati per copia privata, come il CD.

Perché l'equo compenso è questione rilevante per consumatori e aziende tech

L'equo compenso ora è annacquato nel costo del prodotto, quindi tende ad aumentare il prezzo e ne riduce la vendibilità. È un danno sia agli acquirenti sia ai venditori e quindi per

l'intero comparto.Uno smartphone da 128 GB ora si può trovare anche a meno di 200 euro; l'equo compenso rischia di pesare per il 3-4% sul costo finale. Gli aumenti sono frutto di “una visione miope, in netto contrasto con le esigenze di trasformazione digitale, oggi al centro delle strategie di rilancio del Paese”, secondo Cesare Avenia, presidente di Confindustria Digitale; “aumenta il prelievo sulle tecnologie digitali più utilizzate dalle persone, e che negli scorsi mesi di lock-down hanno consentito il lavoro a distanza, la prosecuzione delle attività didattiche e il mantenimento di relazioni sociali a milioni di cittadini”.Concorda Marco Gay, presidente di Anitec-Assinform: “mantenere l'impianto della proposta di decreto di febbraio vuol dire applicare un'imposizione aggiuntiva che non risponde più al suo scopo originario; quindi, di fatto, mantenere e rafforzare un'accisa sui prodotti digitali in tempi in cui è invece vitale spingere sulla digitalizzazione del Paese, a partire dalle famiglie”.

Per approfondire

Digitale: Confindustria a Franceschini, bloccare aumento compenso su copia privata


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