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Coppa America, il trionfo di New Zealand: Oracle battuta 7-1

di Antonio Vettese

3' di lettura

I kiwi ci sono riusciti. Riportano a casa il trofeo che, conquistato una prima volta nel 1995 era partito per Valencia nel 2003 e poi per San Francisco nel 2010. Emirates Team New Zealand conquista la Coppa America per la seconda volta con orgoglio nazionale e con una preparazione meticolosa. Ha chiuso la partita in nove regate per chiudere con il punteggio di 7 a 1. Anche nell'ultimo giorno non ha sbagliato la messa a punto della barca e si espressa in manovre al meglio del suo livello. In Nuova Zelanda la vela è sport nazionale, un vittoria sarà celebrata con grandi feste. Il Viaduct Basin di Auckland, Queen Street saranno il percorso di un bagno di folla per il Ceo Grant Dalton, il timoniere Peter Burling, lo skipper Glen Ashby e l'equipaggio che è giovane e ricco e pieno di talenti.

Oracle a quattro anni di distanza dal furioso ritorno in regata di San Francisco, il come back che ha lasciato tutti attoniti, non ha saputo esprimere lo stesso potenziale di crescita. James Spithill, di solito freddo e calcolatore è sembrato appannato mentre tutti lo davano favorito nel confronto con il giovane Peter Burling.

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Quali sono le chiavi della vittoria? Sul piano umano il kiwi mood di Peter Burling, fresco vincitore di una medaglia d'oro alle Olimpiadi di Rio, un

Vela, New Zealand conquista la Coppa America 2017

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ragazzo che ha effettivamente un carattere spavaldo, lontano dalle incertezze di Dean Barker che lo ha preceduto. Poi l'esperienza di Glen Ashby, scelto anni fa per la sua conoscenza dei multiscafi. Sul piano tecnico le innovazioni sono molte e danno la misura di come i designer, tra cui qualche italiano, hanno interpretato al meglio il regolamento. La produzione di energia a bordo (sotto forma di olio idraulico in pressione) ottenuto con quattro ciclisti e non con quattro “grinder”. Con le gambe si riesce a esprimere uno sforzo più continuativo oltre che percentualmente più potente. La mancanza di energia spegne la barca, è quasi sempre il motivo dell'interruzione del foiling. New Zealand ha imbarcato il ciclista professionista Simon van Velthooven per questo ruolo.

Lo skipper e tattico Glen Ashby ha ideato un sistema di controllo della randa che non utilizza la tradizionale scotta, rimasta come memoria dell'antico su tutte le altre barche, ma un sistema idraulico che gli consente soprattutto di regolare il twist, parola difficile da tradurre più che l'angolo di scotta. Questo cambia le condizioni quando bisogna controllare lo sbandamento della barca con il variare del vento. È un po' quello che sulle barche tradizionali è la funzione del vang.

Altro vantaggio è stato utilizzare quattro configurazioni per i foil e non solo due come gli altri. Il regolamento consente la costruzione di due coppie di derive e la variazione del 30% della loro superficie. I kiwi hanno realizzato un sistema smontabile delle “tip” (la parte terminale) e questo rende più flessibile il sistema e la messa a punto della barca a seconda del vento previsto, operazione fondamentale per le migliori prestazioni. Navigare e quindi volare con questi catamarani significa infatti muoversi in un mondo a tre dimensioni e non più a due. Sinistra destra, alto basso. I kiwi si sono rivolti a un mago dei droni, un fotografo che è stato in grado di far volare il suo drone davanti alle barche a cinquanta centimetri dall'acqua. Con il suo aiuto i tecnici hanno sincronizzato le telecamere di bordo con i dati sulle le prestazioni.

La Coppa nella sua valigia Louis Vuitton vola verso la Nuova Zelanda per ritrovare il suo posto nella sala al primo piano del Royal New Zealand Yacht Squadron. Non ci sono solo risvolti sportivi ma anche economici per il piccolo stato australe. Luna Rossa ritornerà come Challenger of Record, come previsto con un team molto giovane. La prossima edizione sarà tra tre o quattro anni, mentre le barche con le quali si regaterà saranno decise tra qualche mese, probabilmente resteranno i catamarani.

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