cassazione

Coppie gay, no alle due mamme per i bambini italiani

Il nome della madre intenzionale non può essere scritto negli atti di stato civile insieme a quello della madre naturale

di Patrizia Maciocchi

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(Agf)

Il nome della madre intenzionale non può essere scritto negli atti di stato civile insieme a quello della madre naturale


3' di lettura

La coppia omosessuale composta da due donne, entrambe cittadine italiane, non ha diritto all’iscrizione nell’atto di stato civile del nome della madre intenzionale, della bambina nata all'estero con la procreazione assistita. L’ufficiale di stato civile può riportare solo il nome della madre biologica.

La cittadinanza italiana della coppia
La Corte di cassazione, con la sentenza 7668, ha respinto il ricorso delle due donne, contro il decreto con il quale la Corte d’Appello di Venezia aveva avallato il rifiuto dell'ufficiale di stato civile di scrivere il nome di entrambe le ricorrenti come madre naturale e intenzionale, lo stesso aveva fatto il Tribunale di Treviso, rispondendo con un no alla richiesta di ricevere la dichiarazione congiunta di riconoscimento della bambina, nata in Italia dopo la fecondazione assistita praticata all’estero. La Cassazione respinge in prima battuta l'istanza del Procuratore generale di rimettere la questione al vaglio delle Sezioni unite, chiarendo che rientra nel potere della sezione semplice esercitare la funzione nomofilattica nelle controversie che riguardano i diritti della persona. Senza successo la difesa delle due donne aveva contestato la violazione del principio della bigenitorialità e la tutela piena negata al nuovo nato, solo perché il partner consenziente e convivente della partoriente era di sesso femminile.

La sentenza

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Procreazione assistita vietata in Italia
Lunga la lista delle altre presunte violazioni: dal diritto alla vita privata e familiare a quello sulla corretta rappresentazione dei dati personali. Per i giudici di legittimità sono motivi infondati: le conclusioni dei giudici di merito sono corrette. In Italia il divieto di accedere alla procreazione medicalmente assistita per le coppie dello stesso sesso è rafforzato dalla previsione di sanzioni amministrative per chi la applica. Un divieto desumibile anche dalle altre disposizioni vigenti in Italia in virtù delle quali una sola persona può essere menzionata come madre nell’atto di nascita «in virtù di un rapporto di filiazione che presuppone il legame biologico o genetico con il nato».

Gli atti formati all’estero
Previsioni che restano valide a prescindere dal luogo in cui è avvenuta la pratica fecondativa e in linea con la giurisprudenza costituzionale. Conclusioni che non sono messe in discussione neppure dalla recente giurisprudenza di legittimità, invocata dalle ricorrenti, in tema di adozione di minori da parte di coppie omosessuali o di riconoscimento in Italia di atti formati all'estero che attestano il rapporto di filiazione da genitori dello stesso sesso.

Differenza tra adozione e Pma
È infatti chiara la differenza, evidenziata anche dalla Consulta, tra adozione e procreazione medicalmente assistita: nel primo caso il bambino è già nato e l’adozione non è finalizzata a dare un figlio a una coppia ma una famiglia a un minore che non ce l’ha. L’adozione è in linea con l'interesse del minore a mantenere relazioni affettive già instaurate e consolidate, mentre la procreazione medicalmente assistita serve a realizzare le aspirazioni genitoriali. Se questo è il quadro non è irragionevole – sottolinea la Cassazione – che il legislatore si preoccupi di dare al bambino “mai” nato quelle che sembrano, almeno in astratto, le migliori condizioni di partenza. Né il solo fatto che il divieto di ricorrere alla procreazione medicalmente assistita in Italia possa essere aggirato andando all’estero, può indurre a dubitare che sia in linea con la Carta.
Non c’è contraddizione né discriminazione neppure per quanto riguarda la possibiltà di riconoscere in Italia gli atti stranieri che dichiarano il rapporto di filiazione da due donne. Una differenza giustificata dall'esigenza di tutelare il diritto alla continuità dello stato di figlio messo nero su bianco negli atti validamente formati all'estero. A queste considerazioni si unisce il valore della circolazione degli atti giuridici, come manifestazione dell'apertura dell'ordinamento alle istanze internazionalistiche, delle quali è espressione anche il sistema del diritto internazionale privato.

L’utero in affitto e il principio di ordine pubblico
Diverso è il caso delle coppie omosessuali composte da uomini, per le quali l'unica via per la genitorialità passa inevitabilmente per la maternità surrogata. Una pratica vietata in nome del principio dell'ordine pubblico a tutela della dignità della gestante e dell'istituto dell'adozione, considetati dal legislatore, non irragionevolmente, prevalenti sull'interesse del minore. Fatta salva la possibilità di dare comunque un peso al rapporto genitoriale, attraverso il ricorso ad altri strumenti giuridici come l’adozione.

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