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Copyright, Google: stop anteprime. Niente soldi agli editori

In Francia Google non mostrerà più le anteprime degli articoli dai siti di notizie. Eccola la prima risposta del colosso di Mountain View alla riforma Ue del copyright che ha visto nella Francia il primo Paese ad aver declinato nella propria legislazione le nuove norme

di Andrea Biondi

Europarlamento approva riforma sul copyright

2' di lettura

In Francia Google non mostrerà più le anteprime degli articoli dai siti di notizie. Eccola la prima risposta del colosso di Mountain View alla riforma Ue del copyright che ha visto nella Francia il primo Paese ad aver declinato nella propria legislazione le nuove norme sul copyright, approvate dall'Unione Europea lo scorso 26 marzo. In base alle nuove regole gli editori dovranno essere pagati per le anteprime degli articoli, i cosiddetti “snippet” quando appaiono nei risultati del motore di ricerca.

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Ad annunciare la decisione di Google è un post che porta la firma del vicepresidente delle News di Google, Richard Gingras. «Alla fine di ottobre – scrive Gingras – la Francia introdurrà la sua nuova legge sul diritto d'autore, che offre maggiori diritti agli editori di notizie online. Si tratta della prima implementazione della direttiva europea sul diritto d'autore, approvata all'inizio di quest'anno. Di conseguenza, apporteremo modifiche al modo in cui i risultati delle notizie appaiono nella Ricerca, e se vi trovate in Francia, potreste vedere che alcuni risultati hanno un aspetto diverso».

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Quando la legge francese entrerà in vigore, continua Gingras «in Francia non mostreremo più i contenuti in anteprima di una testata europea, a meno che l'editore non abbia provveduto a informarci che questo è ciò che desidera. Questo si applicherà ai risultati di ricerca nei diversi servizi Google».

Si arriva così al primo redde rationem in una partita che è stata accompagnata da virulente polemiche, contestata da Google, ma battezzata come salvifica dagli editori. Il colosso di Mountain View ha ora deciso di passare al contrattacco, con un muro contro muro che ricorda in qualche modo quello che ha già portato in Spagna alla chiusura del servizio Google News.

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Messaggio forte insomma quello del colosso del web. «Google invia più di otto miliardi di visite ai siti web degli editori ogni mese, si tratta di più di 3.000 visite al secondo», ricorda ancora Gingras. «Gli editori possono quindi costruire il loro pubblico e aumentare le entrate derivanti da queste visite attraverso la pubblicità e/o gli abbonamenti. La società di ricerca Deloitte ha stimato che ciascuno dei clic che Google invia ai grandi editori ha un valore che oscilla tra i 4 e i 6 centesimi di euro di potenziale guadagno aggiuntivo». Il braccio di ferro è appena iniziato.

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