DOPO IL VIA LIBERA UE

Copyright, non è finita. La corsa a ostacoli per il sì alla direttiva

di Alberto Magnani

Varata storica riforma del copyright


3' di lettura

L’Europarlamento, riunito in plenaria a Strasburgo, ha dato il via libera il 12 settembre al mandato negoziale per l’approvazione della direttiva sul copyright. Il voto dell’Eurocamera, sancito da 438 sì dopo la bocciatura dello scorso luglio, è un passaggio necessario per arrivare all’ok finale. Ma non significa che la direttiva sia stata «approvata» in blocco né, tantomeno, che abbia già efficacia e debba essere recepita nei singoli paesi membri. Il sì di ieri al «mandato negoziale» equivale a dire che il Parlamento ha adottato una posizione comune sul testo, in vista dei negoziati che dovrà sostenere con altre due istituzioni europee, il Consiglio dei ministri e la Commissione europea. Fonti da Bruxelles, interpellate dalle agenzie, fanno sapere che il braccio di ferro dovrebbe scattare a inizio ottobre. La partita è ancora aperta, senza certezze sull’esito. E la riforma sul diritto d’autore potrebbe, tranquillamente, restare lettera morta o slittare alla prossima legislatura.

Cosa è successo, cosa ci aspetta ora
Le direttive sono atti giuridici della Ue che vincolano gli stati membri a raggiungere un certo obiettivo, senza prescrivere come. I singoli paesi sono chiamati a «recepirle», cioè ad attuarle nel proprio diritto, incorrendo in sanzioni quando ne violano i principi. La proposta sul copyright sta seguendo l’iter di una procedura legislativa ordinaria, che consiste nell’adozione congiunta di un atto da parte di Parlamento e Consiglio su proposta della Commissione. Il parlamento adotta una posizione sul testo della Commissione e la trasmette al Consiglio. Il Consiglio può approvare il testo dopo una serie di negoziati fra Parlamento, lo stesso Consiglio e la Commissione, all’interno del cosiddetto trilogo.

Votando sì, l’Eurocamera ha “sposato” la posizione sulla direttiva e dovrà discuterla ora con i rappresentanti di Consiglio e Commissione. Le trattative si concludono quando si raggiunge un accordo informale fra i rappresentanti delle tre istituzioni. O meglio, se si raggiugerà un accordo capace di mettere d’accordo le rivendicazioni delle varie parti in gioco: il dibattito del trilogo si annuncia complicato sia dalle pressioni politiche sia dal classico “assalto alla diligenza” dei portatori di interesse, decisi a far valere le proprie esigenze sul tavolo dei negoziati. «Il trilogo è per giunta ingolfato da altri testi in discussione, altrettanto complicati e sempre legati al copyright - dice Paolo Galli, avvocato dello studio legale Baker McKenzie - Il rischio che la direttiva non veda la luce per tempo non è quindi del tutto remoto».

La scadenza reale è ad aprile
Anche in caso di un’intesa del trilogo, il sì finale non è così scontato. Dopo l’accordo la proposta dovrebbe tornare nelle mani della Commissione parlamentare competente, in questo caso la Commissione giuridica, chiamata ad approvarla e rimandarla in aula per il voto della Plenaria. Se l’assemblea dà il suo placet, si arriva - finalmente - all’ultimo passaggio: l’approvazione finale del Consiglio, determinata da un voto a maggioranza. Il percorso è già tortuoso di per sé, ma in questo caso si scontra su un ostacolo temporale. Il termine teorico per comprimere il processo appena descritto è il maggio 2019, quando scadrà la legislatura in concomitanza con le nuove elezioni. Quello di fatto è ad aprile, quando si terrà l’ultima plenaria disponibile. Già in occasione del voto di luglio, quando l’Eurocamera aveva bloccato il mandato negoziale, si sperava in un sì per «accelerare» la pratica e condurre i negoziati in maniera meno stringente. È andata come sappiamo e i margini sono, se possibile, ancora più risicati.

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