il viaggio dei giudici nelle prigioni

Coraggio (Consulta): non ci si accontenti di aumentare le carceri

di Patrizia Maciocchi

Sulla destra, il giudice costituzionale Giancarlo Coraggio

3' di lettura

Separazione delle carriere, legge Fornero, carcere preventivo da coniugare con la presunzione di innocenza. Non sono i temi di un congresso forense ma i contenuti delle domande decisamente “sentite”che i detenuti del carcere di massima sicurezza Sabbione di Terni hanno fatto al giudice della Corte costituzionale Giancarlo Coraggio, nel corso di un incontro all'interno della prigione. Due ore di faccia a faccia tra il giudice delle leggi e chi la legge l'ha infranta.

Giovanni si avvicina al palco in carrozzina, per sapere se è in linea con il

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principio di equità la legge Fornero, che prevede la revoca degli assegni sia di disoccupazione sia di invalidità, anche per chi ha lavorato e versato i contributi, in caso di condanna per l'articolo 416-bis e dunque per reati di mafia. Coraggio ammette di essere rimasto colpito da una norma della Fornero che non conosceva, ma di più non può dire: «È un tema davanti al quale mi devo fermare - spiega - perché sono pendenti dei giudizi e la questione arriverà quasi certamente alla nostra attenzione ».

Nel carcere di Terni ci sono oltre 450 detenuti; il 60 per cento dei sottoposti al regime di media sicurezza è straniero, mentre l'alta sicurezza, imposta soprattutto per reati di mafia e criminalità organizzata, riguarda gli italiani nella quasi totalità dei casi.

Marco,cifre alla mano, affronta il problema del sovraffollamento, sottineando anche l'altissima percentuale di persone ristrette per reati di droga. Per Coraggio la soluzione non sta nel costruire piu carceri: «Non ci si può accontentare di aumentare le strutture - dice - bisogna distinguere tra detenuto e detenuto e tra reato e reato. È assurdo riempire le carceri di drogati e spacciatori. Ma la parola sul punto spetta al lagislatore».

Nel penitenziario di Terni oltre 130 carcerati studiano e molti sono arrivati ad un percorso universitario anche grazie a una convenzione con l'università di Perugia. Non mancano dunque i quesiti tecnici. Giuseppe pone il problema della separazione delle carriere. Per il presidente della Consulta è un problema che esiste. «Il sistema andrebbe ricalibrato - afferma Coraggio - anche se non con la separazione delle carriere almeno con una forte circolazione interna».

E sono ancora gli universitari a esprimere perplessità sul diritto allo studio. Un garanzia che spesso resta sulla carta perché i libri costano e chi sta in carcere corre il rischio di dover interrompere i corsi se viene trasferito in una struttura dove l'università non è prevista. «Un trasferimento che impedisca di completare la formazione sarebbe molto grave - dice Coraggio - certamente è una violazione degna dell'attenzione di un giudice. Anche costituzionale».

L'incontro finisce con la proiezione del film «Fuori fuoco» , realizzato da sei detenuti registi, che hanno raccontato la vita tra quattro mura. Il giudice della Consulta non nasconde, anche alla direttrice Chiara Pellegrini, il rammarico e anche l'imbarazzo provato nel dare risposte «inadeguate a domande drammatiche». Giancarlo Coraggio ricorda ai detenuti l'ammonimento che suo padre aveva fatto a lui: «Mi sono sentito dire, e ripeto ai miei figli, che ciascuno è artefice del proprio destino. Ma questo vale in alcune realtà sociali, ma non vale per molti di voi. Non sono stati rimossi in modo adeguato gli ostacoli all'uguaglianza. Molto cammino è stato fatto dagli anni 70 anche se non è abbastanza. Ma è necessario stare attenti perché si può anche fare marcia indietro».

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