misure di prevenzione rispettate

Corea: ecco come le infezioni rallentano

Il Paese asiatico è stato sorpassato dall’Italia per numero di casi di contagio. Per il premier Chung Sye-kyun è vicina la svolta verso il contenimento dell’epidemia

di Stefano Carrer


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(REUTERS)

3' di lettura

Il rallentamento dell'aumento dei casi di infezione da coronavirus ha portato la Corea del Sud a essere sorpassata ieri dall'Italia nella triste classifica non solo per numero dei decessi, ma in assoluto, nel quadro di un trend generale che vede segnali di contenimento dell'epidemia nei Paesi asiatici più colpiti a fronte di un preoccupante incremento in Europa, Usa e resto del mondo.

Meno contagi
Al momento i nuovi casi in Corea del Sud sono stati 165, dopo i 248 di domenica 8 marzo, 367 di sabato 7, i 438 di venerdì 6 e i 518 di giovedì 5: il totale delle infezioni è arrivato a 7.498, con poco più di una cinquantina di morti (per lo più anziani e affetti da altre patologie). In Italia i casi sono arrivati domenica a 7.375 (con 388 morti) ed è verosimile che nel bollettino aggiornato al 9 marzo si confermi il “sorpasso” attuato ieri. Anche in Cina si registra un forte calo delle infezioni: domenica 8 marzo ci sono stati solo 40 nuovi casi, il minor numero da quando furono iniziate le pubblicazione dei relative dati il 20 gennaio scorso (36 a Wuhan e 4 nella provincia di Gansu, “importati” dall'Iran).
Circa il 63% dei casi in Corea del Sud sono collegati alla sezione di Daegu (città di 2,5 milioni di abitanti nel centro del Paese) della setta religiosa Shincheonji, finita nel mirino dell'opinione pubblica. In particolare, l'avvio del contagio è stato fatto risalire a una paziente che non avrebbe rispettato le regole di precauzione, partecipando a eventi di massa promossi dalla setta.

IL CALO DEI CONTAGI IN COREA DEL SUD


«Svolta vicina»
Le autorità restano molto vigilanti perché temono la possibilità dell'affermarsi di nuovi focolai di infezioni al di là delle due aree più colpite (Daegu e la limitrofa provincia di North Gyeongsang). Il primo ministro Chung Sye-kyun, di ritorno oggi da Daegu, ha dichiarato che sembra vicino il punto di svolta nella lotta contro il coronavirus.
Appare significativo che la Corea del Sud stia riuscendo a rallentare la diffusione del virus, tra forti misure di prevenzione comunque inferiori a quelle draconiane prese in Cina.

Il rispetto delle misure di precauzione
Uno degli elementi che vari analisti prendono in considerazione è la risposta piuttosto scrupolosa della popolazione alle raccomandazioni delle autorità per comportamenti finalizzati alla prevenzione. Un solo piccolo esempio: ci sono state ordinate code di molte ore per comprare le mascherine disponibili (cosa difficile da immaginare nel nostro Paese). Lo stigma sociale per chi tiene comportamenti che potrebbero favorire la diffusione del virus è molto più marcato che da noi, come dimostra il furore pubblico verso la setta finita sotto accusa.

Il ruolo della tecnologia
Il governo ha deciso di sottoporre tutti gli oltre 200mila membri della setta a test (l'operazione si sta concludendo) . Daegu e due zone limitrofe sono state dichiarate “zone speciali” soggette a forti restrizioni e anche l'esercito è stato mobilitato in attività di sanificazione. Importante appare il ruolo giocato da alcune App sviluppate in Corea : Corona 100m informa l'utente che si avvicina a 100 metri di distanza da luoghi frequentati da persone infettate, mentre Corona Map informa sulle aree da evitare. Numerose stazioni di “drive thru” testing sono state istituite: l'automobilista, senza scendere dall'auto, si sottopone a un esame con un responso dopo 10 minuti. Tutti esempi di un approccio serio e diversificato che, sommati, hanno certamente avuto un ruolo importante nel prevenire una ulteriore diffusione del virus.

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