progetti innovativi

Corepla in campo per lo sfruttamento dei rifiuti urbani

Si proverà a estrarre idrogeno e metanolo dalla plastica usata

di Jacopo Giliberto


2' di lettura

Progetto: estrarre l’idrogeno dai rifiuti. Dalla plastica usata. Da quella spazzatura indistruttibile e ormai irriciclabile che insozza i mari e le spiagge del mondo. Dove: a Marghera (Venezia). È questa l’ipotesi su cui lavorano l’Eni e il consorzio nazionale di riciclo della plastica Corepla, cui aderiscono 2.600 imprese del mondo degli imballaggi di plastica. Meno appariscenti a altrettanto fondamentali, ecco le tecnologie della Maire Tecnimont e l’esperienza formidabile di Roberto Sancinelli, bergamasco, il maggiore rigeneratore europeo di plastica.

Usare i rifiuti come fonte della materia prima energetica pulita sembra quella congiunzione perfetta che toglie sporcizia e dà energia pulita, visto che la “combustione” dell’idrogeno (H) con l’ossigeno (O) genera come fumo solamente vapor d’acqua purissimo e distillato.

L’idrogeno è uno degli elementi più diffusi sul pianeta e al tempo stesso fra i meno disponibili. Aggressivo e vivacissimo, l’idrogeno appena è allo stato libero si combina con altri elementi per formare composti chimici più complessi, il più noto dei quali è l’acqua in cui l’idrogeno si è combinato con l’ossigeno). Per isolarlo, l’idrogeno va estratto spezzando le molecole in cui è legato.

Ed ecco l’idea illuminante che potrebbe prendere forma a Marghera. Si potrebbe estrarre l’idrogeno dalla plastica usata, e in particolare da quella frazione della plastica che, per qualità modesta, non può essere riciclata. È quel plasmix formato da una miscela ostica di frammenti di polimeri diversi e fra loro incompatibili; la sua destinazione abituale è la realizzazione di alcuni manufatti grossolani oppure come combustibile di qualità in impianti termici. Ma la plastica è stata ottenuta dal petrolio e il polimero è fatto di idrocarburi, cioè da lunghe catene di carbonio e idrogeno.

Con una tecnologia appropriata e innovativa, le molecole che formano la plastica possono essere rielaborate per dare idrogeno puro e metanolo, un alcol usato come materia prima per altri processi chimici oppure come ossigenante per le benzine pulite.

Da cinque anni le raffinerie Eni di Marghera e di Gela (Caltanissetta) producono biocarburanti di qualità partendo da oli alimentari usati e di frittura, da grassi animali e da altri scarti non commestibili. La trasformazione di questi grassi immangiabili in gasolio pulito si ottiene a partire dall’uso di idrogeno, il quale neutralizza la presenza di ossigeno, zolfo, azoto, organici aromatici e altri composti che contaminano il biodiesel.

Nella bioraffineria di Marghera sorgerà anche un impianto modellato sull’impianto pilota di Gela da cui si produrranno gasoli partendo dai rifiuti organici ottenuti dalla raccolta differenziata dell’umido. Un’esperienza simile sarà allestito nel polo industriale di Ravenna e in prospettiva in altre aree industriali in Italia e anche all’estero.

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