IL BRAND DI SPOLETO

Coricelli lancia l’olio a tracciabilità di filiera e si rafforza in Italia

L'azienda che confeziona extravergine ora gioca la carta diversificazione

di Giorgio dell'Orefice

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Chiara Coricelli, ad dell'azienda di famiglia

L'azienda che confeziona extravergine ora gioca la carta diversificazione


4' di lettura

Parola d’ordine trasparenza, soprattutto sull’origine dei prodotti da perseguire attraverso i progetti di tracciabilità di filiera. Una rinnovata attenzione al mercato italiano che sta dando risultati positivi e una spinta alla diversificazione verso gli oli salutistici e funzionali ma lasciando la “barra” del core business dritta sull’olio extravergine d’oliva.

Sono le linee strategiche di Coricelli, storico brand di Spoleto (Perugia) dell’olio extravergine d’oliva con una produzione di circa 34 milioni di bottiglie (da un litro) un giro d’affari di circa 112 milioni di euro realizzato per il 55% sui mercati esteri.

La principale novità per il 2020 è proprio il lancio il progetto di tracciabilità di filiera “Casa Coricelli” la nuova linea di prodotti certificati che racconta il viaggio del prodotto dal campo allo scaffale. Un progetto che nasce dall’impegno di garantire una qualità costante dei prodotti, un sistema certificato ISO22005 e massima trasparenza verso i consumatori che grazie al QR Code posto sulle etichette delle bottiglie potranno conoscere dove sono state colte e frante le olive, l’anno della campagna olearia e la qualità certificata dall’albero alla bottiglia.

«Il progetto degli oli tracciati di filiera – spiega l’ad dell’azienda, Chiara Coricelli – è un progetto cui teniamo molto. Ed è il risultato di una ricerca sulla tracciabilità e sulle materie prime per l’extravergine 100% italiano e per il biologico 100% italiano e tracciato. Si tratta di un progetto che rappresenta il nostro contributo sul fronte della crescente attenzione al consumatore che anche l’industria deve dimostrare calando ogni maschera per dire chiaramente da dove vengono le materie prime senza filtri né pregiudizi. Un lavoro che soprattutto per il prodotto 100% italiano è molto complesso perché nel nostro paese le aziende sono di piccolissime dimensioni e questo significa spesso andare in grande profondità, il che porta a un mosaico di circa 500 fornitori per ogni lotto di prodotto».

L’altra novità in tema di tracciabilità è quella che riguarda l’extravergine biologico. «L’industria del biologico sta crescendo come rilevanza – dice ancora l’ad – . Nell’olio ci si è sempre fermati alla mera certificazione biologica senza indicare se un extravergine è medio, intenso o fruttato. Noi siamo andati oltre con un fruttato fresco che ha un grande equilibrio di aroma e di intensità che riteniamo possa incontrare il palato di ogni consumatore, compresi i più piccoli».

Il lavoro di questi anni compiuto sulla tracciabilità sta portando Coricelli ad avere un contatto diretto con le realtà produttive non solo in Italia ma anche nei principali paesi produttori. «Un percorso nel quale – prosegue la Coricelli – anche il nostro ente certificatore che è DNV si è spesso stupito della qualità dei prodotti e dei produttori raggiunta fuori dei nostri confini in paesi come Spagna e Tunisia. Guardiamo con grande attenzione all’estero anche se la nostra priorità resta l’olio 100% made in Italy. Il punto è che con la disponibilità altalenante di prodotto italiano dobbiamo avere garanzie sulla disponibilità di extravergine».

In media, in annate di normale disponibilità, gli oli confezionati da Coricelli vengono al 60% dalla Spagna, al 30% dall’Italia e al 10% dalla Grecia «e quando andiamo a realizzare i nostri blend – aggiunge la Coricelli – stiamo attenti a rispecchiare l’equilibrio del prodotto in una linea di continuità con i lotti precedenti. Un lavoro complesso che non è sempre facile garantire. Ma è il bello di lavorare con un succo di frutta come l’olio extravergine d’oliva».

Tornando ai dati del 2019 le vendite hanno fatto segnare un più 5% in volume a parità di valori. Ma all’interno di questi dati va sottolineato il + 13% registrato dalle vendite sul mercato nazionale. «Oggi – dice ancora Chiara Coricelli – l’export copre 55% del fatturato mentre in passato era arrivato fino al 70%. Abbiamo puntato molto sull’Italia rafforzando la forza di vendita e il restyling delle linee di prodotto e cominciamo a vedere i primi risultati. Da un lato non potevamo assistere al fatto di essere più riconoscibili in Giappone, Russia, Canada o Usa che nel nostro paese. In secondo luogo questo rafforzamento in patria ci consente oggi di guardare con maggiore serenità ai rischi legati alla Brexit e ai dazi Usa».

La famiglia Coricelli è una famiglia di confezionatori ma che non dimentica le radici agricole e continua ad avere anche una fetta di produzione propria. «Abbiamo due piccoli oliveti a Spoleto e uno superintensivo realizzato nel 2009 nel perimetro attorno all’oleificio – spiega ancora Chiara Coricelli – . Da questi ettari produciamo l’olio “Riserva del Presidente” ma soprattutto continuare a coltivare ci è utile per mantenere una conoscenza del mondo agricolo e in particolare delle tempistiche relative ai cicli di potatura, di pulizia della pianta, di raccolta».

E infine la diversificazione. «Abbiamo cominciato nel 2015 – conclude Chiara Coricelli – con una linea di olio biologico di semi, olio di cocco, di avocado e di lino. All’inizio questi prodotti furono accolti con qualche scetticismo ma oggi non solo funzionano, ma hanno un’elevata redditività (circa 5-6 euro per 200 ml di prodotto). Nel mondo c’è già un’abitudine al consumo di questi prodotti e ora sta crescendo anche in Italia. Per ora resta una nicchia, ma restiamo convinti che il settore degli oli salutistici e funzionali ci darà grandi soddisfazioni».

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