MARCHI STORICI

Corneliani evita il collasso, al via la newco di Invitalia con investimenti dei privati

Investcorp, socio di maggioranza, verserà 7 milioni, da aggiungere ai 10 decisi dal Mise - Il ministro Giancarlo Giorgetti: «Ottimo risultato, in primis per i lavoratori dell’azienda»

di Giulia Crivelli

4' di lettura

Il tempo per Corneliani stava per esaurirsi: entro il 15 aprile va presentato al tribunale di Mantova il piano che scongiuri la liquidazione della storica azienda di abbigliamento maschile. La clessidra ora si è fermata: venerdì 19 marzo il ministro per lo Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti ha convocato per il martedì successivo (ieri, per chi legge) le parti al ministero ed è stato raggiunto un accordo che fa ben sperare.

La soddisfazione del ministro Giorgetti

«Sono soddisfatto, è un risultato importante per tutti, in primis per le lavoratrici e i lavoratori della Corneliani. Nessuno ha la bacchetta magica, ma questo segnale è la dimostrazione che esistono aziende in grado di camminare sulle loro gambe e che però hanno bisogno in questa fase di un ponte per superare le difficoltà – ha spiegato il ministro Giorgetti –. È fondamentale trovare altre strade, come la misura che abbiamo inserito nel Decreto Sostegni, che allarga le maglie per i cosiddetti aiuti di Stato».

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I tempi del tavolo al Mise

Il ministro si è mosso in fretta, per cercare di risolvere una crisi nata prima della pandemia, peggiorata però dall’emergenza Covid, che ha pesato sull’intera filiera del tessile-abbigliamento, con perdite medie di fatturato, per il 2020, intorno al 25%. A meno di venti giorni dalla prima convocazione da parte di Giorgetti a Roma per Investcorp, la società con sede nel Bahrein che possiede oltre l’80% di Corneliani (il restante è di proprietà della famiglia fondatrice, a sua volta presente al tavolo del Mise) e dei sindacati, è arrivato l’annuncio: Investcorp verserà 7 milioni e Invitalia, società di proprietà dello Stato – come previsto dal Decreto Rilancio – ne sbloccherà altri 10 per costituire una newco che avrà la gestione delle attività di Corneliani, all’interno della procedura di concordato in continuità. I dieci miliardi erano stati stanziati nel luglio 2020, ma non erano mai arrivati all’azienda in assenza di accordi operativi e dell’impegno di capitali privati (nei mesi scorsi si erano fatti nomi di nuovi soci, ma nessuna ipotesi si era poi concretizzata). In una nota del ministero si preannuncia un altro incontro per settimana prossima, ma la data cruciale resta il 15 aprile, quando il tribunale si esprimerà anche sulla base del piano industriale al quale sta lavorando Giorgio Brandazza, amministratore delegato di Corneliani (nella foto in alto, il negozio di Roma).

La posizione di Investcorp

«Siamo felici che Corneliani verrà supportata e che questo marchio storico sopravviverà dopo che la crisi senza precedenti causata dal Covid ha messo l'azienda sotto grande pressione, provocando un drammatico calo della spesa dei consumatori e chiusure prolungate dei negozi – ha commentato Hazem Ben-Gacem, co-amministratore delegato di Investcorp –. La nostra speranza è che questo nuovo investimento - insieme al generoso sostegno del Mise - contribuisca alla svolta di questo incredibile marchio, a beneficio dei suoi talentuosi dipendenti e dei suoi clienti fedeli. Investcorp è fiduciosa che l'amministratore delegato Giorgio Brandazza, e il management team riusciranno a riportare Corneliani su una strada di crescita. Desideriamo ringraziare il ministero per aver creato questa straordinaria opportunità, che ora permetterà a Corneliani di concentrarsi sul suo sviluppo e di guardare nuovamente al futuro con speranza.»

La formula pubblico-privato

I tempi, brevissimi, nei quali si è arrivati alla svolta e le mosse di Investcorp – che finora aveva rifiutato il passo indietro sulla gestione ordinaria e insisteva sulla liquidazione – spiegano l’ottimismo del ministro Giorgetti: «Ora tutti al lavoro per ridare un futuro alle lavoratrici e ai lavoratori di Mantova». «È un accordo importante, ma entro Pasqua il ministro Giorgetti dovrà riconvocarci, perché la newco ripartirà da condizioni diverse. Contiamo di contenere i tagli all’occupazione in Italia al 70%, dobbiamo però scegliere con cura e attenzione gli ammortizzatori sociali», spiega Sonia Paoloni, segretaria nazionale Filctem-Cgil, il sindacato che a fine tavolo ha firmato la nota congiunta con Femca-Cisl e Uiltec-Uil. A subire tagli consistenti saranno, presumibilmente, la rete di negozi, che andrà razionalizzata, e i dipendenti all’estero.

L’impegno dei sindacati

Cauti ma ottimista i sindacati: «È una proposta positiva per la soluzione della vertenza, che scrive un nuovo futuro per i tanti lavoratori della Corneliani, per la maggioranza donne, e che avrà ricadute positive su tutto il settore della moda. Un'azienda, lo ricordiamo, che è un'eccellenza dell'industria italiana e del made in Italy. L'operazione – hanno sottolineato a più riprese – dovrà concretizzarsi e concludersi entro il 15 aprile, termine entro il quale l'azienda dovrà presentare al tribunale la domanda di concordato, che sarà, come dichiarato al tavolo, “concordato con continuità lavorativa a controllo indiretto” da parte di Investcorp tramite la newco. «È necessario ora che l'azienda presenti il piano industriale di ristrutturazione complessiva, con particolare attenzione all'occupazione ed alle professionalità, che prevederà, tra le altre cose, anche un accordo con le organizzazioni sindacali, attraverso l'utilizzo di ammortizzatori sociali – hanno scritto in una nota congiunta le segreterie nazionali di Filctem, Femca, Uiltec – finalizzato ad una gestione equilibrata dei pensionamenti per un adeguamento della forza lavoro. Il tutto dovrà essere definito nuovamente al tavolo del Mise con una nuova convocazione che dovrebbe arrivare prima di Pasqua».

Patrimonio da salvare

Sul valore e la notorietà globale del marchio e sul patrimonio di know how artigianale e industriale di Corneliani non ci sono dubbi: l’azienda è nata nel 1930 e da Mantova ha conquistato i mercati mondiali. Ma, come molte aziende italiane, del tessile-abbigliamento e non solo, ha dovuto affrontare un passaggio generazionale difficile e l’ingresso, nel 2016, di un socio di maggioranza, Investcorp, con il quale i membri della famiglia che ancora detengono una partecipazione non hanno mai trovato un’autentica sintonia. Negli ultimi anni si sono aggiunti i cambiamenti delle abitudini di consumo, con la rivoluzione portata dall’e-commerce, e di vita: l’abbigliamento formale maschile è stato in parte sostituito. E a rendere la tempesta perfetta è arrivata la pandemia.

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