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Corneliani, il rilancio è un successo: l’obiettivo ricavi raggiunto in anticipo di un anno

Investimenti e tagli dei costi «responsabili» hanno permesso all’azienda mantovana di chiudere il 2022 con 60 milioni di fatturato, cifra attesa per il 2023. Ecco le nuove strategie spiegate dall’ad Brandazza

di Giulia Crivelli

Total look Corneliani

2' di lettura

Gli ultimi quattro anni di Corneliani verranno ricordati come i più difficili della lunga storia dell’azienda mantovana, ma anche come quelli dei quali essere più orgogliosi. Famoso nel mondo per l’abbigliamento da uomo, il marchio era entrato in crisi per un mix di fattori interni ed esterni già prima della pandemia, che aveva però aggravato la situazione fino a portare al concordato. A concentrare tutte le energie dell’azienda nel rilancio è stato l’accordo con il ministero dello Sviluppo economico – all’epoca guidato dall’attuale ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti –, che dimostra come i salvataggi con capitali (in parte) pubblici possano funzionare, eccome. A patto di poggiare su solide basi e su un management capace.

«Abbiamo fatto un esercizio di “razionale equilibrismo” tra risparmi e recupero di efficienza nella produzione e nella distribuzione e indispensabili investimenti in creatività – spiega l’ad Giorgio Brandazza –. Tutti hanno fatto sacrifici, ma il 2022 è stato l’anno della ripresa del fatturato, della redditività e, forse ancora più importante, dell’occupazione e della fiducia di tutte le persone che lavorano in Corneliani: in ottobre è finito, con parecchi mesi di anticipo, il ricorso alla Cig».

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I ricavi dell’anno che si è appena chiuso dovrebbero arrivare a 60 milioni, obiettivo raggiunto con un anno di anticipo, come accadrà per il break even, previsto per la fine del 2023. A Milano Corneliani ha presentato la seconda collezione disegnata da Paul Surridge, stilista di grande talento, che in passato è stato anche direttore creativo di Ferragamo. «Paul parla perfettamente l’italiano e questo gli ha permesso di lavorare in grande sintonia con le persone dell’ufficio stile e di ogni altra divisione produttiva – aggiunge Brandazza –. Tra i vantaggi di una ripartenza, c’è quello di poter introdurre ex novo alcuni processi e visioni, come la sostenibilità integrata, potremmo dire.

Corneliani ha sempre avuto tra i suoi valori il rispetto dell’ambiente, ma con Paul abbiamo creato un ecosistema, che parte dai materiali e dalla progettazione, senza mai sacrificare stile e creatività». Il necessario taglio dei costi per il rilancio ha costretto a un forte ridimensionamento dei negozi monomarca e per il 2023 Brandazza intende continuare a rafforzare il canale wholesale: «Abbiamo inaugurato corner di grande visibilità da Selfridge’s e Harrods e ci sono tanti altri progetti, confortati dai risultati, ritenuti molto positivi anche dai proprietari di multimarca e department store, in Italia e all’estero».

L’ad di Corneliani punta inoltre a riprendersi quote di mercato negli Stati Uniti e in Cina, anche sull’onda di un rinnovato interesse per un abbigliamento formale che potremmo definire 4.0: rivisto nei materiali e in parte nelle forme, ma lontano dagli eccessi dello streetwear.

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