L’istanza ai ministri

Coronavirus: i giudici di pace chiedono mascherine e tutela sanitaria

La richiesta di un intervento urgente a Bonefede e Speranza per arginare il rischio che nasce dall’attività collegata alle espulsioni degli immigrati

di Patrizia Maciocchi


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2' di lettura

I giudici di pace che si occupano delle espulsioni degli immigrati irregolari e del loro trattenimento nei centri di accoglienza chiedono mascherine di protezione e una circolare urgente che detti un protocollo per la tutela della loro salute messa a rischio dal Coronavirus e da altre malattie facilmente trasmissibili. La richiesta dell’Unione giudici di pace è contenuta in un’istanza urgente, indirizzata al guardasigilli, al ministro della salute e, per conoscenza, al presidente del Parlamento europeo David Sassoli.

L’istanza dei giudici di pace

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Dal Corona virus all’Ebola
Un’iniziativa presa in considerazione della dichiarata emergenza internazionale di salute pubblica da parte dell’Organizzazione mondiale della Sanità per il rischio Coronavirus cinese. I giudici onorari si sentono in prima linea per un’attività svolta, senza «le più elementari tutele sanitarie e assistenziali, pur fornendo un servizio pubblico che non può essere interrotto né differito» e che riguarda anche la materia dell’immigrazione clandestina.

In prima linea sull’immigrazione
Da qui la richiesta di una circolare urgente «per chiarire il protocollo da attuare per la tutela della salute dei giudici di pace che prestano servizio, soprattutto nella materia delle convalide di espulsione e di trattenimento nei centri di permanenza degli immigrati clandestini». Un intervento che dovrebbe riguardare sia l’attuale emergenza sanitaria, sia altre malattie come la tubercolosi, il colera, il vaiolo, epatite e l’ebola che «sebbene residuali - si legge nell’istanza - mettono a serio rischio o addirittura minano la salute di coloro che prestano servizio pubblico».

La fornitura di mascherine
Dai giudici di pace la richiesta di un rifornimento immediato di mascherine, per evitare il contagio durante le udienze e l’attivazione di tutele indennitarie per malattie e rischi. Per l’Unagipa «neppure la fantasiosa qualifica di “volontari” imposta dalla normativa nazionale, in contrasto con quella europea, giustifica la desolata condizione in cui giudici di pace e onorari sono relegati». In assenza di un riscontro urgentissimo i magistrati onorari avvertono che, in caso di contagio, sarà ritenuto responsabile il governo italiano.

Per approfondire:

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