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Coronavirus: 9 italiani su 10 «sognano» di lavorare all’estero. Ecco dove

Per effetto del boom dello smart working, sono numerosi anche gli italiani che sarebbero disposti a lavorare da remoto per aziende straniere senza una presenza fisica nel Paese: il 71% degli intervistati da Bcg, 14 punti in più rispetto alla media globale (57%)

di Francesca Barbieri

Allarme Censis: 9,4 mln di italiani temono di perdere il lavoro

3' di lettura

Il Coronavirus non ferma gli italiani che sono sempre più disposti a varcare i confini nazionali per motivi di lavoro. Un trasferimento che - per effetto del boom dello smart working - potrebbe essere anche solo virtuale per i connazionali sempre più numerosi che sono alla ricerca di un impiego da remoto per aziende straniere senza una sede fisica in Italia.

Secondo il report di Boston Consulting Group “Decoding Global Talent, Onsite and Virtual”, su 209mila persone intervistate in 190 paesi a livello globale, il 90% dei lavoratori italiani si è detto disponibile a trasferirsi alla ricerca di opportunità di lavoro oltreconfine, un punteggio molto alto e un’inversione di tendenza che secondo lo studio si spiegherebbe con la difficile situazione attuale. Nel 2014 la percentuale era del 59%, scesa al 55% nel 2018.

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Un trend in controtendenza rispetto a quello generale: se nel 2014 il 63,8% degli intervistati a livello globale voleva lavorare all’estero; nel 2018 la quota era scesa al 57,1% e nel 2020 al 50,4 per cento

Lavorare in smart working per aziende straniere

Ma non solo. Per effetto del boom dello smart working, sono numerosi anche gli italiani che sarebbero disposti a lavorare da remoto per aziende straniere senza una presenza fisica nel Paese: il 71% degli intervistati, 14 punti in più rispetto alla media globale (57%).

«Il Covid ha accentuato un fenomeno già avviato e ha favorito la transizione verso una nuova forma di mobilità - spiega Matteo Radice, managing director e partner di Bcg - fondata su una modulazione del telelavoro, che rappresenta una nuova opportunità anche per le società, da impiegare, però, con attenzione».
Lo studio mostra infatti che avere una forza lavoro virtuale dislocata in più Paesi presenta molti vantaggi ma anche alcune criticità. La prima è di carattere contrattuale: il rapporto di lavoro deve rispecchiare la specificità delle leggi di ogni Paese, e al tempo stesso garantire una formula uniforme ai dipendenti. Lo stesso vale per la questione del salario, mentre c’è il rischio di sottovalutare le conseguenze dei diversi fusi orari sull’equilibrio organizzativo.

LA TOP TEN
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Le destinazioni dei lavoratori italiani all’estero

La meta preferita dagli italiani per il lavoro all’estero è la Svizzera, che in due anni sale di quattro posizioni e supera il Regno Unito (da prima a seconda) e Germania (ferma al terzo posto). Non solo, la Svizzera è in cima anche alla classifica delle destinazioni che gli italiani considererebbero per il lavoro da remoto, prima di Stati Uniti, Germania, Regno Unito e Francia.

Chi viene a lavorare in Italia

L’Italia rappresenta, poi, una destinazione apprezzata dagli stranieri per lavorare, in particolare da albanesi, spagnoli, rumeni e turchi. Ma anche dagli svizzeri.

Canada in vetta nel ranking mondiale

Nella media globale, invece, gli Stati Uniti non sono più al primo posto tra le destinazioni preferite dai lavoratori, scesi di una posizione, a pari merito con Australia (20%), a causa della gestione difficoltosa del Covid e delle misure poco favorevoli prese dalla scorsa amministrazione governativa.
Il primato va al Canada, destinatione top per il 24% degli intervistati, che approfitta di una buona gestione della pandemia e di condizioni più favorevoli, secondo l’analisi di Bcg.

Come Paese preferito per un incarico di lavoro da remoto, invece, il primo posto è degli Stati Uniti, con il 25% delle preferenze, seguiti da Australia e Canada (22%) e al quarto posto c’è la Germania (19%).

Londra resta la città più ambìta

Tra le città più attrattive a livello globale, Londra mantiene la prima posizione. Brexit o non Brexit, l’appeal della capitale britannica sembra conservare la sua forza attrattiva nonostante le incertezze degli ultimi anni.
Subito dopo si colloca Amsterdam, che guadagna tre posizioni dal 2008 al 2020.
Al terzo posto Dubai, che insieme ad Abu Dhabi (al quinto) simboleggia i cambiamenti in atto della geografia globale del lavoro.

Nella top ten delle destinazioni preferite si trovano anche Tokyo, salita di quattro posizioni, e Singapore, cresciuta di otto. Crollano New York, ottava (-6), e Barcellona (-5). Fuori dalle prime 10 troviamo Toronto che si classifica al 14esimo posto.

Tra le città emergenti troviamo, infine, Seul (15esima), Kuala Lumpur (19esima) e Pechino (22esima).


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