L’ABC DELL’EPIDEMIA

Coronavirus: A di Amuchina, D di droplet, V di vaccino. Le parole dell’emergenza

Il vocabolario dell’emergenza sanitaria, economica e sociale che è partita dalla Cina e ora si è diffusa anche in Italia si arricchisce ogni giorno di nuove parole. L’ultima, in ordine di tempo, è «droplet», la distanza di un metro che si deve mantenere tra due persone per ridurre il rischio contagio

di An.Man.


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6' di lettura

A come Amuchina. Nelle farmacie non si trova come non si trovano le mascherine. Con il massimo distacco di cui sono capaci, i farmacisti milanesi rispondono laconici che no, non sanno quando arriveranno i rifornimenti , ma il prezzo su Amazon è schizzato e la consegna è prevista non prima di una settimana. Già sabato mattina 22 febbraio, ventiquattro ore dopo la notizia del primo malato in Lombardia, il gel mani Amuchina era esaurito sul sito di Esselunga per chi fa la spesa a domicilio. La Angelini, azienda produttrice, chiarisce con un comunicato sul proprio sito che stanno aumentando la produzione ma il prezzo resta invariato. Così si cerca la ricetta dell’amuchina per farla da sé.

B come Baci. Meglio evitarli. L’affetto al tempo del coronavirus si deve manifestare in altro modo perché il contatto diretto e ravvicinato a meno di un metro e mezzo di distanza può essere fonte di contagio, informa da settimane il sito del ministero della Salute. Le goccioline del respiro passano da una persona all’altra con molta facilità, in caso di coronavirus molto più facilmente di quanto avviene con l’influenza. Come i baci anche le strette di mano e gli abbracci, istintivamente in questi giorni si inizia a stare più lontani gli uni dagli altri anche a lavoro, anche in famiglia. (una settimana dopo la redazione di questo glossario, il 3 marzo il comitato tecnico scientifico che lavora a fianco del governo ha emanato raccomandazioni in questo senso valide per tutta Italia e per trenta giorni).

C come Coronavirus, Cina e Codogno. Il primo è il virus che ha originato l’emergenza globale e dal 21 febbraio giorni di apprensione e disagi e vittime in Italia. È un virus che si conosce da pochi mesi, da poche settimane ha le sue denominazioni scientifiche, Covid19 e
SARS-CoV-2. I medici di Wuhan, metropoli cinese al centro dell’epidemia, lo hanno intercettato a dicembre, da lì si è propagato in Cina e nel mondo. La maggior parte dei contagiati e vittime sono in Cina. Codogno è il paese in provincia di Lodi, 60 chilometri da Milano, 40 minuti di treno, da cui ha originato il focolaio più grande d’Italia.

C come cura. Ancora la C, stavolta come cura per il coronavirus. Gli infettivologi rassicurano: nell’80% dei casi è una malattia che non ha bisogno di ricovero ma solo di non essere trasmessa agli altri, in particolare ai soggetti più vulnerabili. Ma c’è una percentuale di casi in cui le complicanze della sindrome portano al ricovero e alla terapia intensiva per polmonite nel 4 per cento dei casi. Non c’è ancora un vaccino, quindi si sperimentano antivirali già conosciuti e farmaci utilizzati per la malaria e per contrastare l’Hiv.

D come droplet. Il Merriam Webster la definisce «piccola goccia». Dal 2 marzo è la distanza di un metro che si deve mantenere tra due persone per evitare il contagio da coronavirus. «Sappiamo che il virus si diffonde attraverso delle goccioline che emettiamo con il naso e soprattutto con la bocca. Sono abbastanza pesanti e mediamente hanno un raggio di ricaduta entro un metro dalle vie aeree. La cosiddetta distanza droplet è appunto un metro dalla persona infetta. L'idea è che nei locali si possa mantenere la distanza tra gli avventori. Possono stare aperti se seguono questa regola» dice il presidente dell'Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro. Che così spiega la decisione del governo di riaprire gli esercizi pubblici nelle tre regioni più colpite (Lombardia, Veneto, Emilia Romagna) rispettando la distanza di un metro tra le persone. In inglese si parla più estesamente di «droplet precaution», una serie di precauzioni che includono mascherine, protezione degli occhi, guanti e camici.

D come Dove. Dove si è diffuso il virus?È quello che gli italiani chiedono a Google. La migliore risposta è quella del Gimbe, fondazione di Bologna che aggiorna costantemente il numero dei contagiati in Italia. La stragrande maggioranza dei contagiati è in Lombardia nei dieci comuni in provincia di Lodi, attorno a Codogno cuore della zona rossa, delimitata ora dai check point e dall’esercito. Qui una mappa della diffusione in Italia e nel mondo.

D come Diffusione. Come si diffonde il virus, ecco le risposte dei virologi.

E come epidemia. Quando una malattia contagiosa si manifesta per un determinato periodo di tempo, in una zona più o meno estesa. Se si manifesta in tutto il mondo contemporaneamente si parla di pandemia. È per questo che l’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità (WHO acronimo in inglese), continua a specificare che non si tratta di pandemia ma di epidemia, vuole essere anche un messaggio contro gli allarmismi di queste ore.

F come focolaio. Parola che ricorre spesso in questi ultimi interminabili cinque giorni, dal 21 febbraio. I focolai sono le zone della Lombardia e del Veneto in cui si sta scoprendo la stragrande maggioranza dei contagiati. Si chiamano anche cluster e il fatto che pare siano sempre gli stessi, i soliti due, la zona del Lodigiano e Vo’ Euganeo in provincia di Padova, aiuta a essere ottimisti. Gli esperti ripetono che se la zona di contagio resta circoscritta l’emergenza è più gestibile.

G come Giappone. È il paese che ha registrato un’impennata dei contagi all’inizio non per l’ovvio motivo della vicinanza con la Cina ma per la Diamond Princess ancorata davanti al porto di Yokohama. Il ceo delle Olimpiadi di Tokyo in programma la prossima estate ripete che la manifestazione non è a rischio. In questi ultimi giorni, l’Italia è stata paragonata al Giappone in peggio perché ha più casi del paese asiatico, è tra i primi tre Paesi al mondo per numero di contagiati e la prima in Europa.

I come Influenza. Si parla molto e spesso delle similitudini tra coronavirus e influenza. Ci sono però anche alcune importanti differenze.

L come Li Wenliang. È il giovane oftalmologo cinese del Wuhan Central Hospital che ha dato l’allarme per primo, è stato zittito, intimidito e minacciato di arresto. È stato poi riabilitato, si è ammalato ed è morto a inizio febbraio.

O come ordinanza. Scuole e palestre chiuse così come cinema, musei e bar. Molte città e piccoli centri della Lombardia e del Veneto sono sbarrati e anche città come Milano sta vivendo forme di isolamento. Sono tutti effetti delle ordinanze emanate domenica 23 febbraio, due giorni dopo l’annuncio del «malato di Codogno».

Q come quarantena. Adesso in Italia sono costretti a farla tutti coloro che sono entrati in contatto con i contagiati accertati. Dura 14 giorni perché si è stabilito che questa è la fase massima di incubazione del virus anche se la media è circa 5 giorni e in Cina si è registrato un massimo di 27 giorni per un anziano.

S come smartworking. Il lavoro da casa è scontato nella zona rossa del focolaio lombardo, perché stare a casa è un modo per evitare di contagiare e di essere contagiati. In Consiglio dei ministri si lavora per cambiare la normativa italiana vigente nel senso di permetterlo senza le penalizzazioni e le limitazioni previste dalla legge pre-coronavirus. Oltre al coronavirus un altro strumento a cui si pensa in queste ore è la cassa integrazione guadagni, qui i particolari.

T come trasmissione. Come si trasmette il coronavirus? È un’altra domanda che ricorre spesso su Google nonostante i media ripetano da giorni che si trasmette come l’influenza, con contatti ravvicinati col contagiato e con la scarsa igiene delle mani che vanno lavate spesso. Qui un manuale di comportamento.

T come trasporti. I viaggi in Italia sono altamente sconsigliati in questi momento, treni, aerei, bus possono essere vettori di contagio. La prima a muoversi è stata Trenitalia: rimborsa i biglietti acquistati prima del 23 febbraio pur di scoraggiare gli spostamenti. Il traffico ferroviario ha già risentito dell’emergenza ma anche i collegamenti con l’estero cominciano a essere problematici.

V come Vaccino. Lo stanno studiando in tutto il mondo, si corre contro il tempo, il 25 febbraio l’annuncio di una società di biotecnologie americana: iniziamo la sperimentazione entro aprile ma non entrerebbe comunque in commercio prima del 2021. Walter Ricciardi, membro dell'esecutivo Oms nominato consigliere del ministro della Salute, ha detto che ci vogliono almeno due anni.

V come vittime. Sono perlopiù persone anziane, che erano già affette da gravi patologie. Ecco l’elenco sempre aggiornato con le storie dei morti in Italia.

W come Wuhan. È la metropoli cinese da cui è partita l’epidemia che preoccupa il mondo. I primi casi arrivano in ospedale a dicembre 2019, i medici che segnalano la strana influenza con polmonite e problemi legati agli occhi sono messi a tacere dalle autorità locali anche con minaccia di carcere. La prima reazione del regime di Pechino è minimizzare, tacere. Si apprende poi che il governo centrale, quindi anche Xi Jinping, sapeva già almeno dal 7 gennaio (il mercato di Wuhan da cui pare sia originato tutto per il commercio di animali vivi è stato chiuso il 31 dicembre e non ha più riaperto). Ma l’allarme globale è dato due settimane dopo, all’inizio delle feste per il capodanno cinese. Il 20-21 gennaio in Cina scuole e aziende chiudono per festività per due settimane, il momento scelto per dare la notizia al mondo.

Articolo aggiornato il 2 marzo

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