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Coronavirus, allerta rating: il 33% della crescita globale dipende dalla Cina

Rispetto al 2003, quando fu la Sars ad abbattersi sull’economia cinese, le conseguenze potrebbero essere molto più ampie a livello mondiale

di Alessandro Graziani


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2' di lettura

«L’economia cinese nel 2019 ha pesato per il 33% sulla crescita globale, mentre gli Usa solo per il 19%. Il rallentamento dell’economia cinese dovuto al coronavirus impatterà certamente sulla crescita globale per il 2020, che a inizio anno stimavamo in media del 3%». È la previsione degli analisti dell’agenzia di rating Scope che, al pari delle altre agenzie, negli ultimi giorni ha inviato agli investitori una prima allerta sull’impatto economico globale globale del coronavirus in Cina.

Secondo l’agenzia Fitch, le conseguenze più immediate del coronavirus in Cina avranno un impatto significativo sui rating di molte società, a partire da quelle esposte al turismo e ai viaggi. Rispetto al 2003, quando fu la Sars ad abbattersi sull’economia cinese, le conseguenze potrebbero essere molto più ampie e preoccupanti a livello globale.

«Il peso della Cina sulla crescita globale all’epoca era di un modesto 4% - spiegano dall’agenzia di rating Dbrs - rispetto all’attuale 17% del prodotto lordo globale». Anche secondo il primo report di Dbrs, il turismo sarà il primo elemento certo di frenata dell’economia. E servirà una pronta reazione delle banche centrali «per fornire liquidità e supporto creditizio per mitigare impatti durevoli sulla crescita».

Probabile e auspicato in Cina anche un intervento fiscale. «Le Autorità cinesi potrebbero annunciare a marzo un maggiore deficit di bilancio 2020 - scrivono da Dbrs - e se ci sarà una pronta risposta politica gli effetti economici potranno essere contenuti a due trimestri dell’anno». L’incertezza però regna sovrana e Dbrs ammette che «è troppo presto per poter definire le conseguenze prima di capire per quanto tempo, e con quale rapidità, il coronavirus si diffonderà».

Preoccupazioni vengono espresse anche dal rapporto di Moody’s Analitycs, da cui risulta che l’indice sulla frequenza attesa di fallimenti globali è cresciuto dal 4,4% del 17 gennaio al 4,84% del 29 gennaio ad un livello che non si vedeva dal 4,89% del 15 agosto 2019. Mutate di conseguenza anche le attese sulle mosse future della Federal Reserve in tema di politica monetaria: oggi Moody’s incorpora nei modelli previsionali un taglio di 25 punti base del costo del denaro (è all’1,5%-1,75%) per quest’anno, mentre la Bce dovrebbe mantenere i tassi invariati ma continuare con il Quantitative easing.

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