emergenza covid-19

Coronavirus: In attesa dell’eurobond, arrivano le linee di credito Mes, ma niente “pasti gratis”: è tutto debito e andrà tutto rimborsato

In attesa degli eurobond, con cessione di sovranità nazionale e vincoli sulle spese, primi interventi da Mes e Bei per l’emergenza coronavirus

di Isabella Bufacchi

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(EPA)

In attesa degli eurobond, con cessione di sovranità nazionale e vincoli sulle spese, primi interventi da Mes e Bei per l’emergenza coronavirus


6' di lettura

Germania e Francia si presenteranno all’Ecofin Eurogruppo del 7 aprile con una posizione comune per quanto riguarda le misure da adottare a breve termine per fronteggiare l’impatto economico del coronavirus. E, secondo l’agenzia di stampa tedesca Dpa, sono favorevoli all’utilizzo di linee di credito “light” del Mes, con condizioni minime e uguali per tutti. Strumento subito accessibile ma che aumenta il debito pubblico dei Paesi che lo richiedono, e che si accompagna agli strumenti già preannunciati e decisi da Bei e dalla Commissione Ue con il fondo Sure per la disoccupazione.

Gentiloni: Mes strumento utile, ma uno tra molti
Sempre in tema Mes, vanno registrate le parole del commissario Paolo Gentiloni, che in un’intervista al quotidiano tedesco Die Welt: per sostenere la ripresa servono bond comuni «emessi per uno specifico scopo e come misura “one-off” destinata a rispondere esclusivamente a queste circostanze eccezionali. Penso che la Germania e gli altri Paesi del Nord lo potranno accettare» ha detto il commissario Ue all'economia. «Il Mes senza condizioni può essere uno strumento utile, ma solo uno tra molti», ha aggiunto.

Il pasto gratis non esiste
Ad ogni mondo, impegnati con sforzi epocali e con risorse limitate a combattere la lotta sconfinata contro il coronavirus, affannati dalla corsa contro il tempo per arginare la devastazione della pandemia sui sistemi sanitari, sociali, economici e finanziari, gli Stati dell’area dell’euro vorrebbero tutti in via eccezionale un pasto gratis: denaro non preso in prestito da rimborsare, ma a fondo perduto.

Sei Paesi nell’area dell’euro con debito/Pil in zona 100%
Questo helicopter money “pubblico” servirebbe ora a tutti, ma in particolare ai Paesi più indebitati dei 19 come Grecia, Italia, Portogallo, con debito già ben sopra il 100% del Pil, e Francia, Belgio e Spagna, in area 100% prima della crisi Covid-19. Ma il free lunch per il settore pubblico non è all’orizzonte, neanche in via straordinaria nei tempi del coronavirus: in piena pandemia gli Stati continuano a emettere titoli di debito, che sia nazionale o europeo. E dopo la pandemia, il debito va rimborsato puntualmente e integralmente.

Eurobond, coronabond, Mes-bond: tutto debito da ripagare
E’ anche per questo motivo che il dibattito su coronabond, eurobond e sui prestiti Eccl del Mes senza condizionalità è andato in corto circuito: nessuno di questi strumenti equivale a un pasto gratis. Che siano ripagati dai singoli Stati a livello nazionale o in via congiunta a livello europeo, la sostanza non cambia.

La Bce è stata la vera svolta
La vera svolta per gli Stati dell’area dell’euro è stata per ora la Bce, che, con l’App e il Pepp, acquisterà tra marzo e dicembre di quest’anno un ammontare addizionale di titoli di Stato pari al 4,5% del Pil, secondo i calcoli di Andreas Billmeier, sovereign research analyst di Western Asset (Gruppo Legg Mason). La Bce tuttavia non può finanziare direttamente gli Stati, è vietato dal Trattato, può acquistarne i titoli di Stato sul secondario. Questo significa che per ottenere il sostegno App e Pepp della Bce, che interviene per garantire la corretta trasmissione della politica monetaria, gli Stati devono avere accesso al mercato per emettere i titoli pubblici. Gli acquisti della Bce stanno consentendo ai Paesi più indebitati di andare in deficit, e non poco, senza vedere schizzare gli spread.

Cinque Stati dell’Eurozona partono dal debito/Pil attorno al 60%
Cancellati in fretta e per ora i vincoli del Patto di stabilità, i 19 Stati membri dell’euro, travolti dalla furia del coronavirus, stanno usando il primo strumento di raccolta disponibile, il debito pubblico nazionale: per sostenere la sanità, garantire posti di lavoro altrimenti falcidiati dal lockdown, elargire helicopter money, evitare la bancarotta di aziende micro, piccole, medie e grandi. Ma la differenza tra chi può e chi non può permettersi di spendere molto in debito ha fatto esplodere la tensione nell’area dell’euro. Germania, Austria, Irlanda, Olanda e Finlandia sono in pandemia con un debito poco sopra o poco sotto il 60% del Pil..

L’eurobond non è un pasto gratis
Gli Stati già molto indebitati su scala nazionale premono fin da ora su eurobond o coronabond, cioè sul debito europeo condiviso tra i 19. Ma non trattandosi di pasto gratis, e non potendo questo nuovo titolo di debito essere acquistato al 100% dalla Bce, a meno di modifiche al Trattato, un “euro-corona-bond” deve essere collocato sul mercato: garantendo la massima affidabilità e credibilità, il rimborso integrale e puntuale, il rating “AAA”: una sorta di nuovo Bund. «Il coronavirus - ha commentato Billmeier - è un enorme shock economico, ma per adesso l’impatto è nello stesso ordine di grandezza della crisi del 2008. Ora è il momento giusto per un’espansione fiscale, anche comune a livello europeo. Finita la pandemia, i bilanci fiscali dovranno essere rimessi in ordine».

Debito condiviso con cessione di sovranità fiscale
I 19 possono mettere sul piatto nuove garanzie pubbliche e in prospettiva iniezioni di capitale aggiuntivo per potenziare emittenti già esistenti come Mes e Bei. Ma per andare oltre, questo non basta. Per un vero eurobond, i 19 devono mettere sul piatto una fetta più o meno grande della sovranità fiscale nazionale. Questa la posizione della Germania e non solo: sì al debito comune, ma solo se comuni sono anche le responsabilità e i vincoli sulle spese. Alcune entrate tributarie devono dunque essere dirottate per ripagare e garantire l’eurobond: il ministro delle Finanze francese Bruno Le Marie suggerisce di attingere a una tassa di solidarietà oppure tasse europee per un fondo-corona limitato nel tempo e legato all’emergenza attuale. Altri economisti hanno avazato l’idea di una tassa progressiva sui grandi patrimoni.

Il coronabond, cosa è?
Gli eurobond getteranno le fondamenta degli Stati Uniti d’Europa e cementeranno una volta per tutte l’euro: e questo processo sarà accelerato dal coronavirus. Ma creare il titolo di Stato europeo dall’oggi al domani, che è il ritmo dei tempi di reazione imposto dall’emergenza Covid-19, non è possibile. Al posto dell’eurobond, allora, fioccano proposte su coronabond come titolo di debito comune europeo istantaneo e limitato nel tempo: emesso da un nuovo fondo o il Mes ma senza condizionalità, senza scadenza, perpetuo. Un ibrido che il mercato non capirebbe.

In attesa dell’eurobond, linea di credito Mes senza condizionalità
La Germania, che ha convinto ora la Francia, insiste sull’uso imminente degli strumenti già disponibili e collaudati e noti al mercato: a partire da una nuova linea di credito precauzionale Eccl, a più lungo termine rispetto ai due anni della ECCL attuale, che sarà mirata all’emergenza Covid-19 e cioè con un’unica condizionalità che punta a finanziare solo spese sanitarie e difesa dei posti di lavoro, accessibile a tutti gli Stati (su base volontaria) per un importo pari al 2% del Pil. Altro strumento che verrà utilizzato nell’immediato è già esistente ed è una Bei potenziata da un nuovo fondo di garanzia da 25 miliardi per sbloccare 200 miliardi di nuovi investimenti in tempi rapidissimi.

La Bei scalda i motori
Il consiglio di amministrazione della Bei in una riunione straordinaria il 3 aprile sera ha già approvato la misura straordinaria data da questo nuovo fondo di garanzia, in stile Efsi ripreso dal piano Junker: servirà da scudo alle Pmi europee a corto di liquidità. Il Cda amministrazione Bei ha discusso la creazione del fondo di garanzia da 25 miliardi che consentirà di potenziare il sostegno alle imprese di tutti i 27 Stati membri europei erogando risorse supplementari fino a 200 miliardi di euro.

Questo intervento si aggiunge al pacchetto di sostegno immediato che può arrivare a 40 miliardi e che è stato annunciato a marzo.

Il Consiglio di amministrazione ha preparato la proposta riguardante il fondo di garanzia che sarà discussa dall'Eurogruppo del 7 aprile prossimo.

“Occorre una risposta paneuropea alla crisi della pandemia, che dev'essere ambiziosa e rapida,” ha affermato il presidente della Bei Werner Hoyer a fine riunione. “Le imprese di tutta l'Unione europea hanno bisogno di un sostegno massiccio. Necessitano di più linee di credito, prestiti ponte e capitale circolante per riuscire a superare questa sfida senza precedenti. Con il sostegno degli Stati membri, la risposta del Gruppo Bei alla crisi causata dal coronavirus sosterrebbe l'1,5% del Pil europeo per fronteggiare questa crisi unica, a complemento degli sforzi straordinari compiuti dagli Stati membri.”

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