Report Cabina di regia

Coronavirus, aumenta a 98 l’incidenza ogni 100mila abitanti

Cresce al 5,3% il tasso di occupazione delle terapie intensive e al 7,1% l’occupazione in aree mediche a livello

di Nicoletta Cottone

Coronavirus, Rt nazionale stabile a 1.21: Friuli Venezia Giulia e Bolzano a 1.45, Molise a 0.23

3' di lettura

Il nuovo coronavirus corre in Italia. In aumento l'incidenza settimanale a livello nazionale he raggiunge quota 98 per 100mila abitanti (12-18 novembre 2021) contro i 78 per 100mila abitanti della settimana 5-11 novembre 2021. Stabile l’Rt a 1,21 rispetto alla settimana precedente, ma al di sopra della soglia epidemica. É invece in leggera diminuzione, ma ancora sopra la soglia epidemica, l'indice di trasmissibilità basato sui casi con ricovero ospedaliero (1,09 al 9 novembre 2021 contro 1,14 al 2 novembre 2021). Dal report emerge che l’Rt più elevato si registra in Friuli Venezia Giulia e nella provincia autonoma di Bolzano con 1.45.

In crescita il tasso di occupazione delle terapie intensive

Sale ancora il tasso di occupazione delle terapie intensive e raggiunge l 5,3%% (rilevazione giornaliera Ministero della Salute al 18 novembre) contro il 4,4% all’11 novembre. Il dato più elevato in Friuli Venezia Giulia con il 13,1% e nella provincia di Bolzano con l’11,3 per cento.

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Coronavirus, terapie intensive al 5,3%, aree mediche al 7,1%, 98 casi ogni 100mila abitanti

Sale il tasso di occupazione delle aree mediche

Il tasso di occupazione delle aree mediche a livello nazionale sale al 7,1% (rilevazione giornaliera Ministero della Salute al 18 novembre) contro il 6,1% all’11 novembre. Il dato più elevato si registra in Friuli Venezia Giulia con il 14,8% e nella provincia autonoma di Bolzano con l’14,2 per cento.

Brusaferro: «Spingere su terze dosi»

«É importante ricordare la necessità della terza dose per la popolazione più fragile», ha ricordato Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di sanità, durante la conferenza stampa al ministero della Salute. Brusaferro ha evidenziato che sono ancora meno del 40% gli over 80 che hanno fatto la terza dose e il 50% i trapiantati ai quali è stata somministrata. Il presidente dell’Iss ha lanciato un «appello forte», ad anziani e fragili, «a fare la terza dose perché «sono le persone che, se contraggono l’infezione, sebbene protetti dal primo ciclo vaccinale, hanno dei residui rischi».

Rezza: comportamenti prudenti e completare dose vaccinale col richiamo

Rezza: «Accorciare intervallo per terza dose non avrebbe effetti negativi»

«A livello internazionale quasi tutti i Paesi attendono i 6 mesi dal completamento del ciclo primario per il booster» vaccinale anti-Covid. «Accorciare un po’ questo intervallo non avrebbe effetti negativi e potrebbe accelerare la campagna. É sicuramente un elemento da valutare con una certa attenzione», ha spiegato Gianni Rezza, direttore generale Prevenzione del ministero della Salute, nel suo intervento alla conferenza stampa sull’analisi dei dati del Monitoraggio regionale Covid-19 della Cabina di regia.

Tamponi rapidi meno sensibili, ma permettono controllo infezione

«I test antigenici rapidi possono avere una sensibilità inferiori con risultati falsi negativi. Ma con la variante delta la carica virale è più elevata e quindi si dovrebbe avere di meno questo problema, D’altronde i test antigenici molecolari sono più complessi ed è difficile ripeterli nel tempo. Ma la valutazione dell’uso va fatta sulla base del momento», ha detto Rezza in conferenza stampa.

Completamento cicli vaccinali e terza dose le armi contro il virus

Il report ricorda che nell'attuale contesto di riapertura, «una più elevata copertura vaccinale, il completamento dei cicli di vaccinazione e il mantenimento di una elevata risposta immunitaria attraverso la dose di richiamo nelle categorie indicate dalle disposizioni ministeriali vigenti, rappresentano gli strumenti principali per prevenire significativi aumenti di casi clinicamente gravi di Covid e favorire un rallentamento della velocità di circolazione del virus».


Rischio moderato nelle 21 fra regioni e province autonome

Il report segnala che tutte le 21 fra regioni e province autonome risultano classificate a rischio moderato. Tra queste, una regione è ad alta probabilità di progressione a rischio alto secondo il Dm del 20 aprile 2020. Undici fra regioni e province autonome riportano un'allerta di resilienza. Nessuna riporta molteplici allerte di resilienza.

Continua a dominare la variante delta

La variante delta, ricorda il report, rappresenta la quasi totalità dei casi in Italia. D’altra parte viene ricordato che delta è la variante dominante nell'intera Unione europea ed è associata a una maggiore trasmissibilità. Per gli esperti è opportuno realizzare «un capillare tracciamento e contenimento dei casi, mantenere elevata l'attenzione e applicare e rispettare misure e comportamenti per limitare l'ulteriore aumento della circolazione viral».

In forte aumento i casi non associati a una catena di trasmissione

Dai primi dati del report risulta in forte aumento il numero di nuovi casi non associati a catene di trasmissione (15.773 contro 11.001 della settimana precedente). La percentuale dei casi rilevati attraverso l'attività di tracciamento dei contatti è stabile (34% contro 34% la scorsa settimana). È invece in calo la percentuale dei casi rilevati attraverso la comparsa dei sintomi (45% contro 48%). Aumenta invece la percentuale di casi diagnosticati attraverso attività di screening (21% contro 18%).

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