gli effetti sull’economia

Coronavirus, 3 milioni di lavoratori a casa. A Genova stop aziende metalmeccaniche. Ferme Fca, Yamaha, Michelin, Fincantieri. Luxottica chiude 3 giorni, Leonardo 2 giorni

Yamaha, Almaviva, Lamborghini, Geox, Luxottica, Leonardo e molte altre imprese grandi e piccole hanno sospeso le attività produttive, in particolare nel settore metalmeccanico lombardo e di Genova

Aziende aperte / Tutti in smart working dopo il maxi acquisto di computer

Yamaha, Almaviva, Lamborghini, Geox, Luxottica, Leonardo e molte altre imprese grandi e piccole hanno sospeso le attività produttive, in particolare nel settore metalmeccanico lombardo e di Genova


8' di lettura

Da Fincantieri ad Arcelor Mittal, passando per Ansaldo Energia : le grandi aziende metalmeccaniche genovesi chiudono per virus. L'ultimo accordo, firmato ieri 16 marzo, riguarda lo stabilimento ex Ilva di Cornigliano e prevede il ricorso alla cassa integrazione per il tempo necessario alla sanificazione degli ambienti oltre ad altre misure di prevenzione della diffusione del contagio. Anche le aziende delle Riparazioni navali a breve dovrebbero concordare con i sindacati l'utilizzo della cassa integrazione: anche in questo caso le attività sono ferme da giovedì.

Yamaha chiude in Italia e Francia
A sospendere la produzione anche Yamaha, che chiude temporaneamente i battenti in Italia e Francia . Piaggio invece è ripartita dopo avere effettuato gli interventi di igienizzazione e riorganizzazione del lavoro.

Le fermate di Leonardo
Alla lista delle fermate si è aggiunto il gruppo dell’aerospazio e difesa Leonardo. L’ex Finmeccanica ha annunciato due giornate di sospensione delle attività _ il 16 e 17 marzo _ in tutti gli stabilimenti, sedi, uffici del gruppo «per garantire l’avvio degli interventi di pulizie straordinarie e sanificazione dei locali aziendali», secondo quanto previsto da un protocollo aziendale firmato con le segreterie nazionali Fim, Fiom e Uilm. Inoltre dal 18 al 25 marzo Leonardo ha detto che «saranno attivate sospensioni/riduzioni di attività selettive e modulari, realizzate attraverso progressive riattivazioni parziali delle attività operative». Ogni divisione individuerà le attività interessate da una progressiva riattivazione e quelle caratterizzate dalla continuità della sospensione, la decisione sarà «condivisa con la Rsu/Rls degli stabilimenti».

La situazione in Lombardia
In Lombardia alle fermate già annunciate nei giorni scorsi, da Brembo e Tenaris, vanno aggiunte, secondo Fim Lombardia: Lucchini RS Group, Evoca, LVF, Bticino, Aesys, Same, Gildemeister, Mannesman, Global e Alltub, nella bergamasca; Iveco, Fondital, Ivar, Beretta, Gefran nel bresciano; SecondoMona e MV Augusta nel varesino; Electrolux e Marelli nel milanese; Beta Utensili, Cima Mollificio, Stabuli, Borg Warner, Terninox nella Brianza; Cnhi, Gazoni, Ma Ag, Ocin, Faster, Spr nel cremonese e mantovano; Riello, Fiocchi Munizioni, Cemb, Elemaster, Voss, Fomas, Cosma nel lecchese.

Fca e Maserati
Nei giorni scorsi avevano chiuso Fca e Maserati, che sospenderanno la produzione nella maggior parte dei loro stabilimenti produttivi in Europa fino al 27 marzo. La decisione rientra tra le misure in risposta all'emergenza Coronavirus. Chiuderanno in Italia Melfi, Pomigliano, Cassino, le carrozzerie di Mirafiori, Grugliasco e Modena; all’estero le fabbriche di Kragujevac (Serbia) e Yychy (Polonia). Lunedì 16 anche Ducati ha comunicato una decisione analoga: chiusura fino al 25 marzo. A Torino sono decine le aziende metalmeccaniche che sospendono l'attività per adeguare uffici e officine alle misure previste dal Protocollo dei sindacati con governo e Confindustria: 18.000, secondo la Fiom, i lavoratori interessati.

I lavoratori a casa
In totale sono circa 3 milioni (il 13,2% del totale degli occupati) i lavoratori che si sono ritrovati da un giorno all’altro a casa per via dei provvedimenti «straordinari» adottatati dal Governo nell’ultima settimana per far fronte all’emergenza sanitaria da Covid-19.

Circa un milione di questi sono lavoratori autonomi, mentre 1,9 milioni dipendenti (per lo più addetti alle vendite). E mentre sono ancora tante le persone al lavoro in questi giorni per garantire servizi essenziali, 3,6 milioni (16% del totale) sono occupati in settori «a rischio chiusura».

La statistica della Fondazione consulenti del lavoro
È quanto emerge dall’analisi statistica della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro «Gli occupati in Italia ai tempi del Coronavirus», che fotografa 23 milioni di lavoratori (5 milioni 306 mila autonomi e 17 milioni 146 mila dipendenti) che devono fare i conti con un’Italia «bloccata» da misure e provvedimenti di portata straordinaria.

Dalla promozione dello smart working alla chiusura delle scuole, dal crollo della domanda di beni e servizi al blocco su tutto il territorio nazionale, fino al prossimo 25 marzo, delle attività commerciali non di prima necessità (bar e ristoranti, centri commerciali, centri estetici, negozi di abbigliamento). L’emergenza sanitaria ha stravolto, in pochi giorni, l’intera geografia occupazionale del Paese definendo, di conseguenza, nuove e inedite condizioni di lavoro.

GLI OCCUPATI IN ITALIA AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

Ecco chi lavora e chi è a rischio chiusura. Valori in migliaia. Fonte: Fondazione Studi Consulenti del Lavoro (Osservatorio Statistico Consulenti del Lavoro su microdati MFR Istat Forze di Lavoro media annua 2018)

GLI OCCUPATI IN ITALIA AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

Quasi 8 milioni di lavoratori non possono fermarsi
A fronte di chi resta a casa «per decreto», ci sono 7,9 milioni di lavoratori (35,2% degli occupati) che, malgrado l’emergenza, non possono fermarsi, in quanto impegnati ad erogare beni e servizi essenziali per la collettività.
Tra questi: medici e infermieri (1 milioni 320 mila occupati nell’assistenza sanitaria), ma anche forze dell’ordine e dipendenti delle P.A. (1 milione 243 mila), insegnanti e docenti universitari che da casa garantiscono continuità formativa (1 milione 587 mila), servizi pubblici essenziali (erogazione energia, gas, acqua, pulizia e raccolta rifiuti) e tante altre attività private: il commercio, il credito, l’informazione.

Inoltre, 3,6 milioni (16% del totale) sono occupati in settori «a rischio chiusura» per un crollo della domanda o uno stallo dei servizi senza precedenti, come turismo (372 mila occupati in servizi di alloggio e agenzie), intermediazione immobiliare (149 mila), costruzioni (1,3 milioni) e alcune attività professionali, soprattutto di tipo tecnico. Di questi, 1,3 milioni sono lavoratori autonomi che giorno dopo giorno devono decidere se chiudere o proseguire l’attività destreggiandosi tra congedi, ferie e permessi, e 2,3 milioni dipendenti in questi settori, che oltre alla paura del contagio hanno quella di perdere il lavoro. L’incertezza governa anche gli 8 milioni (35,6%) di occupati in settori per lo più manifatturieri e di servizio alle imprese, dove l’impatto dell’emergenza Coronavirus è stato meno devastante, ma comunque forte.

Le aziende che hanno deciso (volontariamente) di chiudere
Mentre in Cina fanno scalpore le prime riaperture di stabilimenti e grandi catene distributive, in Italia si continuano a registrare interruzioni della produzione «volontarie» (nel senso che non sono imposte dal governo come alcune forze politiche continuano a chiedere). Ecco gli ultimi casi.

Yamaha
Yamaha Motor Europe ha annunciato il 17 marzo che la produzione in due stabilimenti in Italia e Francia è stata temporaneamente sospesa in risposta all'attuale pandemia di coronavirus Covid-19. La produzione nella fabbrica di motori Motori Minarelli a Calderara di Reno, nel Bolognese, e nello stabilimento di assemblaggio MBK Industrie di Saint-Quentin, in Francia, verrà interrotta con effetto immediato. Entrambe le strutture rimarranno chiuse fino al 22 marzo, dopodiché la situazione verrà rivista su base settimanale.

Psa e Renault
Da Oltralpe Psa e Renault hanno annunciano lo stop degli impianti europei, anche a causa del mancato approvvigionamento da parte dei fornitori.
Arcelor Mittal
A Genova Arcelor Mittal da oggi, 17 marzo, ricorre alla cassa integrazione

Leonardo
Leonardo ha firmato con i sindacati un accordo con un modello partecipativo di gestione dell'emergenza. «La condivisione delle scelte è il metodo giusto per crescere insieme. Un accordo all'insegna della responsabilità e della partecipazione», sottolinea l'amministratore delegato Alessandro Profumo. Prevista la sopensione dell’attivitàà lavorativa il 16 e il 17 marzo di tutti i siti sul territorio nazinale per avviare tutti gli interventi organizzativi di sanificazione e messa in sicurezza degli stabilimenti.

Ducati
Ducati chiude il proprio stabilimento di Borgo Panigale, a Bologna, fino al 25 marzo per riorganizzare le linee di produzione in base alle nuove misure di sicurezza. Lo comunica con una nota la stessa azienda, spiegando che saranno «comunque garantiti tutti i servizi di supporto ai
clienti, in primis la fornitura dei ricambi». «Sono orgoglioso di come le persone di Ducati stanno affrontando questo difficile momento di emergenza sanitaria, rispettando le prescrizioni e seguendo le indicazioni ricevute», sottolinea l'ad Claudio Domenicali.

Almaviva
Ha deciso di sospendere tutte le attività dei lavoratori nei propri call center sul territorio nazionale, oltre 5 mila, che non possano essere gestite attraverso smart working, remotizzando l’operatività presso il domicilio dei lavoratori, modalità già adottata da 3.500 dipendenti del gruppo nel settore IT. L’azienda ha sottolineato che «sarà assicurato il presidio dei servizi di pubblica utilità, a partire dal numero verde 1500».

Ansaldo
Ansaldo Energia ha sospeso l’attività produttiva fino al 20 marzo, d’accordo con la Rsu. «Riduciamo al minimo indispensabile l’attività lavorativa», dice una nota.I lavoratori sono a casa da giovedì 12 marzo e lo saranno ancora per tutta questa settimana. L'azienda è stata poi la prima sabato a firmare l'accordo con Fiom, Fim e Uilm sulla base del protocollo firmato lo stesso giorno a Roma da sindacati, Confindustria e Governo

Brembo
L’azienda bergamasca ferma gli stabilimenti in Italia nelle aree di Bergamo e Brescia dal «16 al 22 marzo».

Fca
La sospensione della produzione fino al 27 marzo - spiega Fca in un comunicato - consente al Gruppo di rispondere efficacemente all’interruzione della domanda del mercato garantendo l’ottimizzazione della fornitura. In particolare, la sospensione della produzione viene attuata in modo tale da consentire al Gruppo di riavviare la produzione tempestivamente quando le condizioni del mercato lo consentiranno.
Fca - ricorda la società - ha deciso di propria iniziativa di apportare modifiche ai processi di produzione in diversi impianti, tra cui l’aumento della distanza tra i dipendenti nelle stazioni di lavoro. Ha inoltre aumentato gli interventi di pulizia e igienizzazione in tutte le strutture, oltre ad aver apportato ulteriori migliorie a tutela della sicurezza dei
dipendenti. Sono stati applicati rigorosi controlli e misure di sicurezza nelle mense e all’accesso di visitatori esterni a tutti i siti del Gruppo. Negli uffici, la società ha accelerato la diffusione del lavoro in remoto (smart working), un’opzione ora ampiamente disponibile per i dipendenti in tutto il mondo.
Ferrari
La casa automobilistica chiude per due settimane, a partire da lunedì 16 marzo, gli stabilimenti di Modena e Maranello e si stabilisce che tutti i dipendenti (a eccezione di quelli impegnati in lavoro agile o smart working e, a rotazione, quelli impegnati nella salvaguardia degli impianti che, di fatto, garantiranno la continuità aziendale) osserveranno due settimane di astensione dal lavoro.

Fincantieri
La Fincantieri sospende le attività produttive in tutti gli otto stabilimenti italiani per due settimane, fino al 29 marzo compresi, disponendo la chiusura di tutti i siti di Fincantieri Spa con ricorso a ferie collettive, anticipandole rispetto alla prevista chiusura estiva. Si tratta di circa 8.900 unità direttamente dipendenti cui si somma un indotto di quasi 50 mila persone. Negli otto cantieri - Monfalcone (Gorizia), Marghera (Venezia), Ancona, Sestri Ponente (Genova), Riva Trigoso (Genova), Muggiano (La Spezia), Castellammare di Stabia (Napoli), Palermo - è al lavoro soltanto personale addetto alla sicurezza industriale e alla manutenzione impianti.

Rimangono invece aperti gli impianti delle società controllate all’estero, che comunque seguono le direttive del Paese dove si trovano.

Lamborghini
L’azienda di Sant’Agata bolognese ha fermato la fabbrica e preferito mettere in ferie tutti i dipendenti.

Luxottica
Luxottica comunica, in accordo con le Organizzazioni Sindacali, una sospensione temporanea di tre giorni, dal 16 al 18 marzo, delle attività produttive degli stabilimenti di Agordo, Sedico e Cencenighe (BL), Rovereto (TN), Pederobba (TV), Lauriano (TO), Silvi Marina (TE) e Città Sant’Angelo (PE), e di due giorni, dal 16 al 17 marzo, delle attività del polo logistico di Sedico.

Le giornate di sospensione dell’attività saranno coperte con il ricorso alla cassa integrazione e permetteranno all’azienda di rimodulare l’organizzazione del lavoro secondo le disposizioni dei recenti decreti governativi e di ripartire in modo graduale tra mercoledì 18 e giovedì 19 marzo al fine di garantire i servizi essenziali e la continuità operativa.

Il gruppo Michelin
Il gruppo francese di pneumatici Michelin ha deciso di interrompere per una settimana la produzione dei suoi impianti in Italia, Spagna e Francia a causa dedll’epidemia da coronavirus. Si tratta di rispettare «le misure di igiene e contenimento messe in atto in questi paesi» ha spiegato il portavoce ad Afp, precisando che questa decisione è valida per il momento «fino a domenica 22 marzo».

Magneti Marelli
Dopo le proteste di lavoratori e sindacati anche Marelli ha comunicato che chiude gli stabilimenti di Bologna e Crevalcore fino a mercoledì prossimo, 18 marzo ( 1.150 addetti).

PER APPROFONDIRE:
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