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Coronavirus, le aziende cosmetiche iniziano a produrre gel disinfettante

Da Davines al gruppo Intercos fino a Reynaldi, diverse imprese italiane cominciano a riconvertire alcune loro linee produttive per far fronte all’emergenza

di Marika Gervasio

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Da Davines al gruppo Intercos fino a Reynaldi, diverse imprese italiane cominciano a riconvertire alcune loro linee produttive per far fronte all’emergenza


3' di lettura

Si chiama ottimisticamente «Gel del buon auspicio» l’igienizzante per le mani che il gruppo Davines ha iniziato a produrre e a distribuire gratuitamente per far fronte all’emergenza Covid-19. L’azienda di Parma - che opera nel settore della cosmetica professionale per capelli e skincare rispettivamente con i marchi Davines e Comfort Zone - dal 3 marzo ha dato il via alla produzione di oltre 100mila flaconi di gel da donare alla propria community - partner, clienti, collaboratori - e a realtà individuate in gran parte in collaborazione con l’associazione Forum Solidarietà di Parma: case di riposo comunali, nonché le sedi locali di Croce Rossa, Croce Gialla, Intercral, Comunità Betania, l’assistenza pubblica e le comunità di accoglienza per immigrati. Cinquantamila pezzi sono attualmente in consegna, come comunicano dall’azienda; altri 60mila saranno distribuiti nei i prossimi dieci giorni.

Dal distretto di Crema alla Brianza, ma non solo, diverse sono le aziende cosmetiche italiane che in questo periodo di emergenza sanitaria hanno deciso di dedicare linee produttive proprio alla fornitura di gel disinfettanti, un prodotto divenuto ormai più prezioso dell’oro e che rientra, come spiega l’associazione di categoria, Cosmetica Italia, tra i prodotti indispensabili in questo momento per contribuire a contrastare il contagio. «Nell’attuazione delle misure igieniche preventive - afferma Renato Ancorotti, presidente di Cosmetica Italia - rientrano proprio anche alcune categorie di cosmetici. Tra questi prodotti, si possono segnalare quelli per l’igiene personale quotidiana, il cui utilizzo è raccomandato dalle stesse linee guida ministeriali laddove si prevede, tra i dieci principali comportamenti suggeriti, il lavaggio delle mani con sapone o, in sua assenza, l’impiego di un gel igienizzante».

E proprio per sopperire alla crescente domanda di questo prodotto, Reynaldi, azienda torinese specializzata nella produzione di skincare e profumi per contoterzi, ha deciso di riconvertire alcune sue linee produttive sfruttando i 100mila flaconi di plastica che erano rimasti inutilizzati in magazzino dopo altre due emergenze sanitarie passate, la Sars e l’influenza suina, come racconta il suo fondatore Marco Piccolo.

«Circa vent’anni fa abbiamo iniziato a produrre gel igienizzante, che era molto usato negli Stati Uniti, per un nostro cliente che voleva venderlo nel nostro Paese - racconta l’imprenditore -. Purtroppo, per una questione di cultura, non ha avuto il successo sperato, quindi è stato ritirato dal mercato. Con l’avvento della Sars e della suina, però, i consumi di questo prodotto sono aumentati, perciò abbiamo ricominciato a produrlo in grande quantità per vari clienti della cosmetica e della farmaceutica. Passata l’emergenza la domanda è scesa e noi ci siamo ritrovati 100mila flaconi vuoti fermi in magazzino. Perciò nel momento in cui è arrivata l’emergenza coronavirus in Italia noi eravamo praticamente già pronti: ho subito riconvertito alcune linee produttive (continuiamo comunque anche le altre produzioni) e in 24 ore abbiamo consegnato i primi gel. Viaggiamo a 100mila pezzi al giorno. Il limite adesso è la scarsità nella supply chain. Per questo e il prossimo mese siamo già pieni di ordini, ma l’alcol scarseggia».

Dello stesso problema parla il gruppo Intercos - il più grande terzista di bellezza made in Italy - che ha due stabilimenti, la Cosmint di Olgiate Comasco e la Tatra in Polonia, che producono disinfettanti per mani e che hanno aumentato la produzione alla luce dell’emergenza epidemiologica. Tuttavia «gli stabilimenti non sono a oggi al massimo della loro capacità produttiva per mancanza di alcol la cui disponibilità permetterebbe di saturare la produzione» fanno sapere.

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