crisi pandemica

Coronavirus, Bankitalia: con le misure del Governo evitati 600mila licenziamenti

Un’interruzione simultanea sia della Cig sia del blocco dei licenziamenti dovrebbe essere valutata con estrema cautela per scongiuare possibili brusche cadute, avverte Via Nazionale

di Nicola Barone

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Un’interruzione simultanea sia della Cig sia del blocco dei licenziamenti dovrebbe essere valutata con estrema cautela per scongiuare possibili brusche cadute, avverte Via Nazionale


2' di lettura

Senza lo shock collegato alla pandemia da coronavirus, nel 2020 in Italia si sarebbero avuti secondo i calcoli circa 500mila licenziamenti per motivi economici, come nel 2019, quando da contraltare si sono contati circa 1,3 milioni di nuove assunzioni e trasformazioni. Tenuto conto che lo shock ha colpito in modo più intenso comparti nei quali la quota di lavoratori a tempo indeterminato è relativamente contenuta, si può stimare che, in assenza delle misure introdotte, nel 2020 lo shock pandemico avrebbe potuto causare ulteriori 200mila licenziamenti, portando quindi il totale a circa 700mila unità. È quanto stima la Banca d’Italia, in una nuova analisi della serie “Note Covid-19”.

Si può valutare che le misure di estensione della Cig, il sostegno alla liquidità delle imprese e il blocco dei licenziamenti abbiano impedito circa 600mila licenziamenti nell’anno in corso. Di questi, circa un terzo non si sarebbe probabilmente verificato, anche in assenza del blocco, grazie alle altre misure.

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L’incidenza nei settori più colpiti

Il blocco dei licenziamenti, confermato dal recente Dl Ristori fino al 31 gennaio, evita che i lavoratori si trovino nella condizione di dover cercare un nuovo impiego in un momento particolarmente difficile, soprattutto in caso di lockdown. Secondo l’analisi di Bankitalia «l’ampia copertura garantita dalla Cig-Covid e dalle altre politiche avrebbe potuto prevenire la gran parte dei licenziamenti addizionali dovuti alla crisi da Covid-19 (circa 200mila), mantenendo il numero di licenziamenti nel 2020 sui livelli dell’anno precedente anche a prescindere dalla normativa anti Covid». I settori maggiormente colpiti sono quelli con un peso nel complesso relativamente ridotto di lavoratori dipendenti a tempo indeterminato o impiegati in piccole imprese. Per Via Nazionale «il quadro sarebbe stato assai peggiore se la crisi, nella sua prima fase, avesse colpito in misura maggiore i settori nei quali il lavoro stabile è relativamente più diffuso, come l’industria manifatturiera».

I potenziali rischi

A giudizio di Bankitalia, stando alle stime, un’interruzione simultanea sia della Cig-Covid sia del blocco dei licenziamenti dovrebbe essere valutata con estrema cautela al fine di evitare possibili brusche cadute (i cosiddetti “cliff effects”).

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