il nuovo bazooka

Coronavirus, Bce acquista anche i junk bond della Grecia e rinuncia al dogma del rating

Un doppio messaggio dall’operazione dell’Eurotower: il ritorno a una solidarietà paneuropea con l’inclusione della Grecia e la capacità di saper rinunciare ai dogmi regolamentari

di Alessandro Graziani


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(Afp)

2' di lettura

La Bce finalmente si è mossa con una prima manovra finanziaria all'altezza della situazione della devastante crisi sanitaria e poi economica che attraversa l'Europa. In generale, il nuovo piano di quantitative easing da 750 miliardi di euro è stato ben accolto dagli investitori. Apprezzato, soprattutto, l'impegno illimitato nei tempi («fino alla crisi del Coronavirus e in ogni caso non prima della fine dell'anno») all'acquisto di titoli pubblici e privati. E l'apertura a nuove misure, se dovessero essere necessarie, anche modificando alcune regole negli acquisti come quella sul tetto massimo del 33% su una singola emissione.

Il messaggio “politico” più rilevante, evidenziato da alcuni analisti, è il waver concesso alla Grecia. Derogando alle regole interne finora seguite nelle precedenti crisi, Bce si impegna ad acquistare - pur nei limiti della capital key - anche bond greci che, sulla base dei rating delle grandi agenzie internazionali, sono considerati “non investment grade”. La stima degli analisti è che la Bce possa comprare fino a un massimo di 13 miliardi di bond di emittenti greci.

Ma più dell'importo, conta il doppio segnale politico che viene lanciato. Da un lato, la Grecia - a differenza della precedente crisi dell'euro - torna a tutti gli effetti nell'Eurozona e il messaggio che arriva agli investitori (e ai cittadini) è quello della solidarietà paneuropea. Dall'altro Bce, stante la fase eccezionale, dimostra di saper rinunciare ai suoi dogmi regolamentari e si impegna ad acquistare anche titoli di debito con rating “junk”.

Il segnale sul rating può essere utile ad alleviare future speculazioni su possibili declassamenti del debito italiano. Come noto, finora la Bce si era impegnata in sede di Qe ad acquistare titoli solo di tipo investment grade, individuati sulla base del più alto rating assegnato dalle quattro maggiori agenzie internazionali: Moody's, S&P, Fitch e Dbrs. Il rating italiano naviga poco sopra il livello junk per le tre grandi agenzie, mentre la canadese Dbrs mantiene l'Italia tre gradini (notch) sopra il “non investment grade”.

Difficile immaginare un repentino declassamento di tre gradini, ma è evidente che nei prossimi mesi il merito di credito dell'Italia è destinato a peggiorare in modo significativo a seguito del certo aumento di deficit e debito pubblico e dell'altrettanto certo - anche se tuttora impossibile da quantificare - crollo del Pil 2020. “In questa fase, la prospettiva di deficit fiscali one-off vicini o sopra al 3% del Pil non è da sola una ragione per declassare il rating dei debiti sovrani”, commentano dall'agenzia di rating tedesca Scope che ancora non è tra quelle accreditate presso Bce.

Il segnale inclusivo lanciato dall'Eurotower alla Grecia è positivo in prospettiva anche per l'Italia poiché chiarisce al mercato che, anche se dovesse concretizzarsi lo scenario economico peggiore, l'ombrello della Bce riguardera tutti gli Stati europei a prescindere dal loro rating sovrano.

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