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Coronavirus, svolta Bce: accetterà in garanzia anche i titoli «junk»

L’impennata del debito/Pil degli Stati colpiti dal coronavirus porta al declassamento dei rating e la Bce si prepara: più junk bond subito nel collaterale e forse in una seconda fase anche nel Qe

di Isabella Bufacchi

Chi comprerà i Btp (oltre la Bce?)

L’impennata del debito/Pil degli Stati colpiti dal coronavirus porta al declassamento dei rating e la Bce si prepara: più junk bond subito nel collaterale e forse in una seconda fase anche nel Qe


5' di lettura

La pandemia del coronavirus aumenterà, e di molto, il debito/Pil degli Stati dell’Eurozona e i Paesi che erano già molto indebitati prima della crisi, chi più chi meno attorno alla soglia del 100% di questo rapporto, rischiano di essere travolti da un’ondata di sonori declassamenti di rating: non solo Italia e Grecia, ma anche Spagna, Portogallo e persino Francia. E non solo gli Stati ma anche le imprese, finanziarie e non.

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La Banca centrale europea, che finora si è sempre tenuta ben alla larga dai rating “spazzatura” cioè sotto il livello di investimento (sotto la BBB-), ha deciso ora di rimuovere alcuni paletti sui junk bond, per anticipare lo scenario peggiore dei valutatori mondiali del rischio di credito. La Bce ha infatti annunciato in una nota serale che accetterà temporaneamente, come garanzia a fronte della liquidità fornita alle banche, titoli che fino al 7 aprile erano classificati come minimo BBB- ma che a seguito di un declassamento scenderanno fino a un massimo di due gradini al di sotto di quel livello.

La decisione, presa dal Consiglio direttivo riunito in conference call, vale fino a settembre 2021 e la Bce «può decidere, se necessario, ulteriori misure per continuare ad assicurare la trasmissione della politica monetaria in tutti i Paesi dell'Eurozona».

Junk bond collaterale
Queste misure integrano e rafforzano una prima apertura in tal senso già avvenuta lo scorso 7 aprile ma circoscritta ai soli titoli di Stato greci, ammessi come collaterale.

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Junk bond nel Pepp
Non è escluso che questa sera, i membri del Governing council abbiano iniziato a discutere anche di un’altra apertura importante per allentare le tensioni del mercato: l’acquisto di titoli di Stato, e corporate bond come ha già annunciato la Federal reserve, con rating “junk” nel programma pandemico Pepp. Questa discussione potrebbe preparare il terreno in previsione della riunione del Consiglio direttivo prefissata il 30 aprile.

Nel lanciare il Pepp, la Bce ha già fatto uno strappo alla regola in tal senso, con un “waiver” concesso alla Grecia: la deroga per i titoli di debito negoziabili emessi dalla Repubblica ellenica, contenuta nell’articolo 3 delle norme attuative del Pepp emanate il 24 marzo.

I declassamenti di rating provocati dal coronavirus
Il debito pubblico non potrà che salire nel corso della pandemia, per finanziare l’esplosione della spesa e degli investimenti pubblici a sostegno di imprese, famiglie e posti di lavoro, mentre il Pil inevitabilmente crollerà e l’economia entrerà in recessione. Questo scenario, che gli operatori di mercato danno oramai per certo in tutto il mondo e così anche nell’Eurozona, è entrato nel radar della Bce per l’impatto che il calo dei rating può avere nel centrare il suo mandato e l’obiettivo della politica monetaria.

Al momento le regole della Bce prevedono in realtà ampi margini: basta soltanto un rating a livello di investimento di una delle quattro agenzie di rating riconosciute (S&P global ratings, Moody’s, Fitch, DBRS) per essere ammessi al QE e al collaterale.

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Il debito/Pil di numerosi Paesi europei, a causa della crisi Covid-19, è previsto in salita: Italia da 137% a oltre 150%; Portogallo da poco sotto il 120% a quasi il 140%; Spagna e Francia da poco sotto il 100% a oltre il 110%; il Belgio da 100% a circa a quasi il 110%. E queste sono stime iniziali e incerte.

Le agenzie di rating potrebbero tollerare questi rialzi nell’Eurozona, ma solo se limitati nel tempo e con sostegni straordinari da parte della Bce e con la nascita di strumenti di debito congiunti europei . In assenza di misure condivise europee, e nel caso in cui la crisi pandemica dovesse provocare quest’anno una violenta recessione e un ritorno al Pil pre-crisi in due/tre anni o più, la sola Bce potrebbe non bastare a bloccare la mannaia delle agenzie di rating.

Chi rischia di più nel girone dei declassamenti
I Paesi in area AAA, AA e A non rischiano nulla, in ambito Bce, ma solo qualche vendita in più sul mercato: perché sono lontanissimi dal baratro del junk bond. Si tratta di Germania, Francia, Olanda, Spagna, Belgio, Austria, Finlandia, Irlanda.

Tuttavia nei giorni scorsi DBRS ha confermato la AAA della Francia ma ha cambiato le prospettive, da stabili a negative.

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Rischiano di più i Paesi che orbitano in area BBB e che sono Italia e Portogallo. Fitch ha modificato l’outlook del Portogallo da positivo a stabile. S&P è in calendario questo venerdì sull’Italia: potrebbe non decidere nulla di nuovo e confermare la “BBB” dell’Italia che ha già un outlook negativo. Ma se l’agenzia di rating, notoriamente la più severa delle quattro, dovesse decidere una retrocessione questo venerdì, l’Italia calerebbe alla BBB- e cioè ci sarebbe un solo gradino che la separa dalla sub-investment grade. La tensione dei mercati potrebbe riversarsi ancora di più sullo spread: anche se i titoli di Stato italiani sono detenuti soprattutto dalla Banca d’Italia, dalle banche italiane e dagli investitori piccoli e grandi italiani, e dunque la forza della speculazione straniera è molto contenuta rispetto alla crisi del debito del 2010-2011.

La Bce può fare di più: raddoppiare il Pepp da 750 a 1.500 miliardi
Allargare la base dei titoli acquistabili nel Pepp o nel QE tradizionale, e la gamma del collaterale, è già un grande passo importante per stabilizzare i mercati. Ma la Bce dovrà fare di più. Il Pepp, il programma pandemico lanciato a fine marzo e che durerà al momento «almeno» fino al 31 dicembre 2020, appare fin da subito già piccolo. Il ritmo degli acquisti settimanali effettuati finora, se mantenuto, prosciugherebbe i 750 miliardi già a ottobre, ammoniscono gli analisti esperti.

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La volatilità dei mercati e degli spread dei titoli di Stato, e le incognite del virus, i danni umani, sociali, sanitari ed economici senza precedenti della pandemia, richiederanno un ruolo ancor più straordinario dalla Bce: soprattutto in assenza di misure straordinarie europee, come i coronabonds o gli eurobonds per la mutualizzazione dei debiti e la condivisione delle spese e degli stimoli fiscali necessari. I mercati rimarranno delusi se la Bce, il 30 aprile, non annuncerà il raddoppio del Pepp o non lascerà intendere in maniera chiara che i 750 miliardi sono solo l’ inizio.

Per approfondire:
Perché torna la tensione sui bond dei Paesi Pigs
Con il virus tornano le nazionalizzazioni: «Stato nel capitale oltre il 2024»
Eurobond, Mes o Covid bond: cosa sceglierà l'Europa contro il virus?

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    Isabella Bufacchivicecaporedattore corrispondente dalla Germania

    Luogo: Francoforte, Germania

    Lingue parlate: inglese, francese, tedesco, spagnolo

    Argomenti: mercato dei capitali, ECB watcher, fixed income e debito, strumenti derivati, Germania

    Premi: Premio Ischia Internazionale di Giornalismo per l’analisi economica, Premio Q8 per giovani giornalisti economici

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