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Coronavirus, bibite analcoliche tra le più colpite dal calo dei consumi

Assobibe stima un calo di fatturato del 30% nel 2020: le vendite nella Gdo non compensano il blocco di quelle in bar e ristoranti

di Silvia Marzialetti

Una fetta importante dei consumi di bibite gassate è legato a bar e ristoranti, ora chiusi per coronavirus

2' di lettura

Un crollo verticale del 100% dovuto alle misure di contenimento intraprese contro il Coronavirus: il lockdown dell’Horeca (il cosiddetto “fuori casa”) sta mettendo in sofferenza il comparto delle bevande analcoliche – mercato da 4,9 miliardi di euro e 80mila lavoratori – che non riesce a compensare le perdite attraverso il canale della distribuzione moderna.

Così mentre tra gli scaffali dei supermercati si scatena la corsa ai cosiddetti “beni rifugio” (conserve di pomodoro +17%; farina +90%, latte Uht +21%, secondo i dati Coop relativi alla terza settimana di marzo), le vendite delle bevande analcoliche (dalla aranciate ai chinotti, dalle cole alla bevande energizzanti) proseguono al ralenti.

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«Forti di una tenuta iniziale – commenta David Dabiankov Lorini, direttore generale di Assobibe, associazione aderente a Confindustria – in ipermercati e super cominciamo a registrare un calo del 10%, destinato ragionevolmente ad aumentare». Secondo quanto riportato nelle note dell’Associazione al Dl Cura Italia e depositate al Senato, «il ricorso alla Cassa integrazione è in crescita e le prime stime ipotizzano una perdita di fatturato del 30% nel 2020». Stima che rischia di rivelarsi per difetto, dal momento che è correlata alla eventualità di una risoluzione a breve dell’emergenza.

Il momento è difficile anche per un colosso del settore come Coca Cola Italia, costretto ad attivare la Cassa Integrazione per 300 persone del team commerciale «di fatto impossibilitate a portare avanti il loro lavoro». L’azienda ammette: «L’Horeca per noi rappresenta fino al 40% del mercato». Nel caso della multinazionale, pesa anche il rallentamento dei Cash&Carry, a causa delle restrizioni agli esercizi commerciali che solitamente vi si riforniscono. I cinque siti produttivi di Coca Cola Italia rimangono comunque tutti attivi, sebbene all’interno di un quadro molto rigoroso di procedure di sicurezza e piani di produzione rivisti, con conseguente fermo di alcune linee e rallentamento dell’operatività generale.

Sopensione di Sugar e Plastic Tax, blocco dei versamenti fiscali e contributivi di prossima scadenza e ulteriori misure straordinarie per la liquidità sono le richieste di Assobibe al Governo per regalare una boccata di ossigeno al settore.
«Gli emendamenti sono pronti – commenta Dabiankov –. È ora indispensabile una collaborazione e unione di intenti tra le forze politiche in Parlamento ed Esecutivo per approvare urgentemente tutte le misure necessarie per salvaguardare la salute dei cittadini, le attività economiche e i posti di lavoro».

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