L’EMERGENZA SANITARIA

Coronavirus, Borrelli: a casa anche il primo maggio, possibile proroga restrizioni fino al 16. Poi fa marcia indietro

Prima l’indicazione in un intervento radiofonico, poi, a metà giornata è giunta la precisazione del capo della Protezione civile

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Prima l’indicazione in un intervento radiofonico, poi, a metà giornata è giunta la precisazione del capo della Protezione civile


3' di lettura

Si confermano i dati di rallentamento dell’epidemia da coronavirus. Lo ha detto il presidente dell’Istituto superiore di sanità, Silvio Brusaferro, in occasione della conferenza epidemiologica ordierna aggiungendo però che «non c’è nessuna zona del Paese dove non circoli» e ammonendo a tenere «molto elevata la soglia delle restrizioni adottate». Parole quelle di Brusaferro che sono arrivate dopo che in mattinata il capo della Protezione civile Angelo Borrelli in un’intervista a “Radio Anch’io” su Rai Radio Uno aveva detto che dopo Pasqua e Pasquetta «anche il 1 maggio lo passeremo chiusi in casa», salvo chiarire a metà giornata all’agenzia Ansa che «l’orizzonte temporale resta quello del 13 aprile come annunciato dal presidente del consiglio. Ogni decisione sulle misure restrittive e sull’eventuale “fase 2” - ha anche aggiunto Borrelli - spetterà dunque al governo che, come sempre, si avvarrà delle indicazioni del comitato tecnico-scientifico». Borrelli ha precisato che «nell’intervista ho chiaramente detto di non voler dare date e ho ribadito ancora una volta che l’inizio della nuova fase dipenderà dai dati e dall'analisi degli scienziati».

«A casa anche il primo maggio»
Sta di fatto che quell’indicazione, in occasione dell’intervista radiofonica, è uscita. Alla domanda se dopo Pasqua e Pasquetta, gli italiani avrebbero trascorso a casa anche il 1 maggio, il numero uno della Protezione civile aveva risposto: «Credo proprio di sì, non credo che passerà questa situazione per quella data. Dovremo stare in casa per molte settimane». Borrelli aveva ribadito l’importanza di avere «comportamenti rigorosissimi». Perché il coronavirus «cambierà il nostro approccio ai contatti umani e interpersonali, dovremo mantenere le distanze» per diverso tempo. Dopo l’uscita di Borrelli, il presidente del Consiglio superiore di sanità Franco Locatelli ha chiarito che «le date per la proroga piuttosto che l’allentamento delle misure di distanziamento sociale spettano solo e unicamente al decisore politico». L’obiettivo: evitare ua ripresa dei contagi.

La fase due potrebbe iniziare il 16 maggio
In un’altra intervista, questa volta alla trasmissione “Circo Massimo” su Radio Capital, Borrelli ha fornito alcune indicazioni sulla cosiddetta “fase 2” di convivenza con il coronavirus: potrebbe iniziare a metà maggio, ha spiegato, anche se al momento non c’è alcuna certezza. Il capo della Protezione civile ha ricordato che se si faranno tamponi a tappeto, indagini sierologiche e demoscopiche sulla rete di contagi, spetterà agli esperti del comitato-tecnico scientifico deciderlo. E su questo si sta già lavorando.

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Domanda: il 16 maggio potrebbe essere la data giusta per la fase 2? «Se l’andamento non cambia - ha risposto il capo della Protezione civile -, potrebbe essere, come potrebbe essere prima o dopo, dipende dai dati». Borrelli ha sottolineato che al momento la situazione «è stazionaria. Dobbiamo vedere quando questa situazione inizia a decrescere. Non vorrei dare delle date, però da qui al 16 maggio potremo aver dati ulteriormente positivi che consigliano di riprendere le attività e cominciare quindi la fase 2». La situazione attuale, ha concluso, consente però di «dare un po’ di respiro alle strutture sanitarie e alle terapie intensive: si stanno alleggerendo di un carico di lavoro che ogni giorno era molto più forte e comportava sacrifici straordinari per trovare nuovi posti di ricovero e cura».

Rezza (Iss): fase due dovrà essere graduale
Anche Gianni Rezza, a capo delle Malattie infettive dell’Iss e membro del comitato tecnico scientifico della Protezione civile, è intervenuto sulla questione durante la conferenza stampa odierna sul focus epidemiologico: «Se ci sarà una fase 2 - ha chiarito -, questa dovrà essere graduale per minimizzare il rischio di una ripresa del numero dei casi».

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