I MERCATI

Coronavirus, sulla Borsa pesa l’infodemia. La crisi cambierà i consumi degli italiani


Gli analisti di Oddo Bhf: preoccupa lo shock di fiducia sul 99,99% della popolazione mondiale che non è contagiata. Gli americani di Citi: cambieranno le abitudini nei pagamenti digitali

di Alessandro Graziani

Shock sulle borse, ecco cause e conseguenze


Gli analisti di Oddo Bhf: preoccupa lo shock di fiducia sul 99,99% della popolazione mondiale che non è contagiata. Gli americani di Citi: cambieranno le abitudini nei pagamenti digitali


3' di lettura

«Lo 0.0015% della popolazione mondiale è attualmente contagiato dal Coronavirus ma circa il 99,99% è stato “infettato” dall’infodemia, ovvero dalla epidemia di informazioni sull’argomento, alcune accurate e altre meno, che alimentano preoccupazioni a livello globale». E l’infodemia, secondo gli analisti di Oddo Bhf, è il vero motore della crisi sui mercati finanziari perché essa «crea uno shock di fiducia, trasformando una crisi sanitaria in una finanziaria».

Breve durata o estensione al secondo trimestre?
L’interrogativo principale di questi giorni per analisti e investitori - come per tutti, a partire dai Governi - è se l’epidemia durerà pochi mesi provocando uno shock temporaneo all’economia o se si protrarrà anche nel secondo trimestre del 2020 causando una recessione globale. A preoccupare contribuisce non poco proprio l’infodemia, termine coniato di recente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), che crea «confusione nell’opinione pubblica, come testimonia per esempio - osservano da Oddo Bhf - il panico nella corsa agli acquisti di beni di prima necessità che si è verificato in vari Paesi».

Inevitabile la diffusione in Europa
Il tema centrale resta però la durata, al momento imprevedibile, della crisi e i tempi di allargamento dei contagi - dopo la Cina e poi l’Italia - al resto dell’Europa e agli Usa. Perché l’estensione rapida del caso Coronavirus all’Europa è dato per scontato dai report dei principali broker internazionali ed è stato visibile in Borsa lunedì 9 marzo, quando il crollo delle quotazioni delle banche tedesche e francesi è stato addirittura superiore a quello degli istituti italiani. «La possibilità che COVID-19 non raggiunga altri paesi in Europa è purtroppo molto bassa anche se ad oggi non sembra così grave», commentano gli analisti di Citi.

I timori, si diceva, riguardano la durata e la profondità della crisi. Ascoltando le richieste degli investitori in diverse conference call delle società italiane, osservano da Citi, i due interrogativi più ricorrenti sono: «Cosa accadrebbe ai vostri ricavi se tutta la popolazione italiana fosse infettata?», oppure: «Supponendo che COVID-19 duri fino al 31 marzo, cosa vi aspettate dal secondo trimestre?». La realtà è che nessuno lo sa né può saperlo.

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Un cambiamento nelle abitudini di consumo
Quello che si può intravedere, sempre a detta degli azionisti di Citi, è qualche tendenza di cambiamento strutturale nei consumi degli italiani che l’allenamento alla crisi comporterà. «La penetrazione dei pagamenti digitali in Italia rimarrà la più bassa in Europa, ma COVID-19 potrebbe cambiare le abitudini e la mentalità culturale italiana nei confronti del denaro. Ad esempio, nell’ultima settimana di febbraio è stato segnalato un aumento del 12% nei grandi retailers di generi alimentari e la nostra opinione - commentano da Citi - è che se gli italiani cambiano le abitudini passando dagli acquisti giornalieri a quelli settimanali più grandi, è più probabile che utilizzino denaro digitale rispetto ai contanti».

E ancora: l’approccio di vicinanza al cliente nei giorni delle difficoltà può creare ulteriore fidelizzazione. L’esempio che fanno da Citi è quello di Poste Italiane che beneficerà sia della “resilienza” delle sue attività alla crisi sia dell’attenzione alle persone che vivono nelle aree più esposte al virus. Da ultimo, volendo guardare già da ora all’ottimismo del post crisi, Citi evidenzia le potenzialità future di Campari, che non ha magazzini deperibili o costosi da rinviare. «Le persone avranno bisogno di un ritorno alla vita sociale. E gli italiani probabilmente si affolleranno nei bar per passare del tempo con gli amici, bevendo Aperol Spritz». Berranno anche altro, aggiungiamo noi, ma per ora tutti a casa.

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