gli scenari della pandemia

Coronavirus, Brusaferro: «Bisogna intervenire per abbassare la curva». Rezza: «Possibili zone rosse in regioni non rosse»

Mentre Parigi vieta le consegne di cibo a domicilio dalle 22 alle 6 del mattino in Italia il presidente dell’Iss spiega gli indicatori che hanno portato a definire le chiusure delle regioni

di Nicoletta Cottone

L’Italia chiude regioni e attività. Rosso, arancione, giallo: ecco cosa si può fare

Mentre Parigi vieta le consegne di cibo a domicilio dalle 22 alle 6 del mattino in Italia il presidente dell’Iss spiega gli indicatori che hanno portato a definire le chiusure delle regioni


4' di lettura

«Siamo in una fase di transizione in cui ci sono delle ricrescite e bisogna intervenire per riportare la curva in una fase piu controllata». Lo ha detto il presidente dell'Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro nel corso della conferenza stampa al ministero della Salute, dove ha illustrato insieme al dg della Prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza, gli indicatori che hanno portato all’ordinanza del ministro della Salute con le regioni divise in tre colori in base alla scala di rischio. Ha parlato dell’utilizzo dei dati per valutare quanto corre l’infezione. Scenari che indicano la velocità con cui l’infezione si propaga. Ha spiegato che ci sono «obiettivi diversificati in funzione della fase».

L’analisi del rischio regionale

Mentre Parigi ha vietato le consegne di cibo a domicilio dalle 22 alle 6 del mattino, Brusaferro ha spiegato il perché delle chiusure disposte dall’ordinanza del ministero della Salute del 5 novembre 2020, in combinata con il nuovo dpcm adottato dal premier Giuseppe Conte. Brusaferro ha illustrato come funziona l’assemblaggio dei dati raccolti dalle regioni in dashboard, che servono poi per analizzare il rischio delle singole regioni e province autonome. Ha mostrato complessi report pieni di numeri «condivisi a livello centrale e regionale». Ha detto che c’è un tempo necessario ad acquisire e stabilizzare gli indici: «Abbiamo censito l’epidemia e a partire da ottobre c’è stato un cambio di fase». In senso peggiorativo. Ha parlato di dati condivisi e validati.

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Possibili zone rosse in regioni non rosse

«Dopo 14 giorni ci potrà essere una descalation per le regioni, cosi come se nella prossima cabina di regia ci fossero situazioni diverse, altre regioni potrebbero diventare rosse. Inoltre il sistema non è così rigido e c’è la possibilita di fare zone rosse anche in una regione che non è rossa», ha detto il direttore Prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza.

L’analisi del rischio non dà voti

«L’analisi del rischio - ha ricordato Brusaferro - guarda il trend, non è uno strumento che dà i voti e non è una valutazione» su regioni o province, ma è uno strumento «per capire dove siamo, come evolve la situazione e dove si sta andando. È un processo automatico con regole rigide molto definite».

I dati regionali vanno letti nella loro interezza

Il dg Gianni Rezza ha ricordato che «si lavora su indicatori come incidenza, Rt, occupazione posti letto: se c’è una regione con apparentemente pochi casi e alta occupazione terapie intensive, quella è una regione in sofferenza. Sono dati che vanno letti nella loro interezza. Dati che fanno riferimento a incidenza, Rt e resilienza».

Le regioni in sofferenza

Rezza ha spiegato che la Lombardia «registra una sofferenza dei servizi sanitari accompagnato da un'alta incidenza di casi e un elevato indice di contagiosità (Rt) mentre in Calabria a un Rt molto alto, indicatore che anticipa l'aumento dei casi, si accompagna a una sofferenza dei servizi sanitari e l'incapacità di contenere i casi e identificare i nuovi focolai». Ha ricordato che «l’attuale suddivisione resterà in vigore per due settimane per se saranno possibili descalation o progressioni di fascia». Sulla Campania Rezza ha spiegato «che ci sono molti casi ma un indice Rt basso»: la trasmissione dei casi «si sta stabilizzando e in questo senso potrebbero aver avuto effetti positivi gli interventi previsti con ordinanze locali».

Nessun dolo delle regioni per il ritardo dei dati

«Escluderei il dolo delle regioni», ha detto Brusaferro rispondendo a una domanda sul fatto che a volte i dati non sono completi. «C'è stato un grande aumento dei casi nelle ultime settimane con rapida crescita e questo mette in difficoltà il sistema. Il carico di lavoro notevole puo portare dei ritardi».

Le regioni condividono i dati della Cabina di regia

«Alcune regioni sono risultate a rischio alto e alcune, come la Val d’Aosta, hanno problemi di stabilità del dato. Su questa base ogni Regione ha ricevuto formalmente una comunicazione con gli indicatori che sono stati fissati in alto, molto alto, moderato basso, molto basso», ha detto Silvio Brusaferro, sottolineando che «si lavora con grande sintonia e sinergia nella cabina di regia con la presenza dei rappresentanti delle regioni che attualmente sono Lombardia, Umbria e Campania».

Si lavora sugli algoritmi

Si lavora su algoritmi: dal loro incrocio si arriva a una matrice che colloca il contesto regionale esaminato in uno scenario che può andare da molto alto (rosso) a molto basso (gialla). Dal 24 maggio si lavora così. «Siamo in una fase di transizione e rimodulazione - ha detto Brusaferro - in cui ci sono delle ricrescite su cui bisogna intervenire per controllare la diffusione, riportandola a valori più labili o a velocità più controllata in modo tale da poter affrontare i prossimi mesi».

Arcuri: «Non è momento contrasti, serve collaborazione»

Nel tardo pomeriggio il commissario per l’emergenza Domenico Arcuri ha detto facendo riferimento alle polemiche sul nuovo Dpcm, che «non è il momento dei contrasti ma della collaborazione». Bisogna avere una «strategia comune per raggiungere gli obiettivi che abbiamo di fronte: raffreddare la curva dei contagi». Secondo il Commissario, la situazione dell’Italia «è grave, ma non fuori controllo» e questo grazie «a tutti gli sforzi e le misure che abbiamo messo in campo. Non siamo nella situazione di marzo». Il monitoraggio, ha detto, «permette di graduare misure di contrasto per ognuna delle Regioni. É un sistema assai elaborato che anticipa il rischio ed evita misure generalizzate, evita fin quando possibile il lockdown di tutto il paese». Anche Arcuri, come altri esponenti di governo, ha ricordato che il sistema di monitoraggio «è realizzato e aggiornato ogni settimana con contributo regioni» e ha sottolineato che «serve soprattutto alle regioni, ad alzare il livello di guardia e ad evitare guai peggiori».

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