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Coronavirus, cassa integrazione estesa ai piccoli: boom di richieste

Smart working, ferie e permessi arretrati, ammortizzatori sociali: gli strumenti a disposizione delle aziende per salvaguardare i dipendenti durante i periodi di chiusura

di Valentina Maglione e Valentina Melis


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(Ansa)

3' di lettura

Smart working per chi può. Ferie e permessi per chi ne ha. E uso massiccio degli ammortizzatori sociali. È così che le aziende si stanno organizzando per affrontare la serrata decisa - gradualmente - con lo scopo di contrastare la diffusione del coronavirus. Mentre un aiuto ad andare avanti, per chi può restare aperto, è arrivato sabato con la firma dell’accordo tra Governo e parti sociali per la salute sui luoghi di lavoro.

Perché si chiude
La chiusura delle attività produttive è un processo iniziato a fine febbraio con le zone rosse dei dieci Comuni del Lodigiano e di Vò in Veneto. Poi è arrivato lo stop agli spostamenti e agli «assembramenti» in Lombardia e in 14 province deciso l’8 marzo ed esteso poi a tutta Italia. Mentre dal 12 al 25 marzo sono chiusi negozi, bar, ristoranti e servizi non essenziali. Un’escalation che ha già fatto abbassare le saracinesche a tante aziende. E molte altre lo stanno decidendo in questi giorni: c’è chi chiude perché non riesce ad adottare i protocolli di sicurezza, o per mancanza di clienti o per paura del contagio.

Tre milioni a casa
E i lavoratori? Sono circa tre milioni quelli rimasti a casa negli ultimi giorni, secondo la Fondazione studi dei consulenti del lavoro: 1,9 milioni sono dipendenti e un milione autonomi. Mentre altri 3,6 milioni sono in settori a rischio chiusura. «La situazione economica non va sottovalutata - ammonisce Rosario De Luca, presidente della Fondazione - per evitare di dover far fronte, dopo l’emergenza sanitaria, a quella sociale».

L’analisi dei professionisti
Che la situazione sia esplosiva lo confermano i professionisti. «Le aziende sono in agitazione da quando l’emergenza è scoppiata a Codogno», afferma Marcello Razzino, presidente dell’Ordine dei consulenti del lavoro di Bergamo, una delle province più colpite dal virus. «La preoccupazione principale - prosegue - è la gestione dei dipendenti. Noi abbiamo da subito incentivato le soluzioni poi confluite nei provvedimenti del Governo: smart working e uso di ferie e permessi, in modo da non far uscire le persone per lavorare se non necessario».

L’attesa per le misure del Governo
È grande l’attesa perché si traducano in pratica le misure del decreto del Governo che estende l’azione della cassa integrazione in deroga a tutta Italia e a tutti i settori, incluse le aziende sotto i 5 dipendenti, fino a 9 settimane. «Le imprese più piccole hanno un bisogno estremo di ammortizzatori - nota Luisella Fassino, presidente dei consulenti del lavoro di Torino - perché per loro la legge non prevede nulla. Stiamo consigliando anche di far usare ai dipendenti le ferie arretrate: è un tema delicato, ma nelle Pmi spesso le ferie accumulate sono molte. Smaltirle conviene anche ai lavoratori, economicamente, rispetto alla cassa ». Aziende in allarme anche al Sud: «Molte imprese non riescono a rifornirsi di materiale edile e devono fermare i cantieri», spiega Filippo Continisio, presidente dei consulenti di Bari. «Altre hanno subappalti al Nord, ma gli addetti non vogliono partire».

Il rinvio delle scadenze fiscali
Una boccata d’ossigeno è arrivata con il rinvio delle scadenze fiscali previste nel decreto «cura Italia». Ma le aziende sono preoccupate per il futuro: «Chiudere per un periodo limitato è sostenibile ma lo stop potrebbe proseguire per mesi - osserva Stefano Dalla Mutta, presidente dei consulenti del lavoro di Padova -: a consumi bloccati tutti temono le ripercussioni sul lungo periodo».

L’importanza degli ammortizzatori
L’aiuto degli ammortizzatori sarà utile anche per le aziende più grandi, come nota l’avvocata Damiana Lesce dello studio Trifirò & Partners: «Alcune multinazionali - spiega - hanno consentito ai lavoratori di usare nei giorni scorsi permessi o aspettativa retribuiti. Può essere una soluzione tampone per brevi periodi, ma non per chiusure fino a 3-4 settimane. Peraltro non è detto che ora alle aziende serva far lavorare tutti in smart working». E dato che il rallentamento delle attività è già cominciato per molte aziende, la semplificazione in arrivo delle procedure per accedere agli ammortizzatori, «saltando» la fase della consultazione sindacale, può essere un aiuto in più.

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