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Coronavirus, il chairman di Moderna: «Serve una piattaforma unica per creare vaccini»

Noubar Afeyan, imprenditore di origine armena, cofondatore della farmaceutica americana, lancia l'idea di una grande piattaforma per creare vaccini. «Nel 2022 un miliardo di dosi ai paesi poveri»

di Carlo Marroni

Covid, Moderna costruirà impianto vaccini in Africa

5' di lettura

Nella lotta globale contro la pandemia c’è un elemento decisivo, trascurato, quasi dimenticato: «Il nostro sistema immunitario è stato il più grande eroe di questa guerra. Tutti abbiamo una grandissima compagnia farmaceutica dentro noi stessi. La nostra tecnologia fornisce delle istruzioni al nostro sistema per come agire. Una volta avute queste istruzioni ha un potenziale molto alto». La battaglia del pianeta terra contro la piaga contemporanea è tutta qua. Parla chi, tra i tanti (troppi) che prendono la parola, forse ne ha più titolo. Noubar Afeyan è cofondatore e chairman di Moderna, la compagnia farmaceutica americana da lui avviata poco più di dieci anni fa e che già nell’aprile 2020 (data del primo step alla Fda) aveva trovato la strada per il vaccino con la formula ormai nota a tutto il mondo, RNA-Messaggero.

Ritratto di Afeyan, ingegnere, imprenditore e filantropo

Uno scienziato – ingegnere biochimico di origine armena nato in Libano, con un PhD al Mit e un insegnamento ad Harvard, per dire – ma anche un imprenditore visionario, che con la sua Flagship Pioneering ha finanziato e fatto cresce la start-up che, senza esagerazioni, sta contribuendo in misura decisiva a mettere il mondo in sicurezza. Ma anche un filantropo con Aurora Humanitarian Initiative, fondata assieme ad altri due persone, anche loro di origine armene, Ruben Vardanyan, investitore e imprenditore sociale, e Vartan Gregoryan (scomparso di recente) che è stato presidente della Carnegie Corporation di New York. Tutti e tre sono discendenti di armeni scampati al genocidio del 1915 grazie all’intervento di “giusti” che li misero al riparo dalla strage. Afeyan è in Italia dove ha partecipato alla preghiera per la pace promossa dalla Comunità di Sant’Egidio al Colosseo, presente Papa Francesco, incontrato in udienza, e molti leader religiosi. Ma anche per consegnare oggi l’Aurora Prize, a Venezia. Un impegno quindi tutto campo, con un messaggio fondamentale: «È tempo di costruire uno scudo globale contro i patogeni, una capacità di risposta rapida per sviluppare e distribuire nuovi vaccini in reazione a nuove malattie, come è stato ed è per il Covid. Con le giuste competenze scientifiche e investimenti, la scala temporale potrebbe essere di appena tre mesi. Dato che la minaccia è per tutta l’umanità, è un’ovvia arena per la collaborazione globale e la condivisione degli oneri».

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La proposta: una piattaforma per creare vaccini

La realtà – dice Afeyan in una conversazione con il Sole 24 Ore – è che i governi spendono pochissimo per la prevenzione e quasi tutto per curare: «Perché non portiamo le tecnologie più moderne a prima della malattia? Noi abbiamo gli strumenti delle micro-manifestazioni delle malattie a livello molecolare. Per prima cosa dobbiamo scovare i pericoli e ora non lo stiamo facendo molto bene o quasi per nulla. Ora le nostre sonde, possiamo dire per fare un parallelo, sono gli esseri umani e lo sappiamo tardi, quando iniziano ad ammalarsi. A quel punto arriva il panico e solo allora iniziamo ad agire». L'idea di base è la ricerca di una “piattaforma” per creare vaccini contro tutto, varianti Covid, ma ogni influenza e altre patologie: «Se cambiamo il nostro modo di pensare, dalla cura alla prevenzione, allora possiamo fare grandi progressi, e questo farà scendere molto gli oneri. Il costo del Covid per ogni singolo è enormemente superiore al vaccino». Una cifra: se si investisse il 10 per cento della spesa sanitaria globale nella sicurezza sanitaria sarebbero 800 miliardi di dollari a livello globale. «Potrebbero pagare per uno scudo globale contro i patogeni di dozzine di vaccini e una capacità di risposta rapida per rispondere a minacce impreviste, nuove e migliori tecnologie di test di rilevamento precoce e più interventi che scoraggerebbero e ritarderanno la malattia». È quello che ha fatto Moderna, in definitiva, anche se come core business (oltre 250 milioni di persone hanno avuto il ciclo completo).

Noubar Afeyan è cofondatore e chairman di Moderna

In dieci anni sono stati spesi 2,5 miliardi di dollari «per sviluppare le piattaforme in modo che quando si fosse presentata una malattia come il Covid in 40 giorni avremmo avuto un vaccino. Soggetti venuti dopo di noi usano la nostra stessa tecnologia sviluppata in dieci anni, Rna messaggero. Dal 2010 è iniziata a svilupparsi la tecnologia. Nel 2015 l’abbiamo testato su persone.

Moderna, ora che il Covid sta rallentando, ha molti progetti che ripartono. Abbiamo almeno dieci progetti in fase di sviluppo». È arrivato da Ema il via libera alla terza dose Moderna, ora sta alle persone (la questione no-vax viene subito sgombrata): «Se la comunità scientifica giudica che possa essere aumentata la somministrazione contro la variante Delta allora la gente dovrà decidere se usare questa protezione su loro stessi». Moderna è l’ultima start-up creata da Afeyan, e certamente la più nota, quotata al Nasdaq e che nel 2018 è stata la maggiore Ipo nella storia del biotech.

Il premio Aurora per le organizzazioni umanitarie

Questa potenza di fuoco ora viene riversata nell’iniziativa umanitaria di Aurora, a favore di quelle popolazioni che hanno bisogno di aiuti di base. Fondata nel 2015 da Afeyan, Ruben Vardayan e Vartan Gregorian, fino ad oggi ha donato 80 milioni, in 50 paesi nel mondo, e gli aiuti hanno raggiunto in cinque anni oltre un milione di persone. Il Premio Aurora – conosciuto ormai come il Nobel Umanitario, finora assegnati 18 milioni per 30 progetti che hanno impattato sulle vite di un milione di persone vulnerabili a causa di crisi umanitarie – consiste in una dote di un milione di dollari, che il vincitore a sua volta assegna a organizzazioni umanitarie: «Chiediamo ai vincitori di non prendere i soldi e spenderli ma scegliere a chi dare i soldi a tre organizzazioni cui destinarli. Li danno a missionari, Unicef, Ong e altri. È un buon sistema. Spesso ci si chiede dove i soldi vanno a finire. Ebbene, noi vigiliamo che vadano a persone che lavorano sul campo, quelli che vincono in genere sono quelli che chiedono i soldi alle organizzazioni umanitarie». La giuria comprende premi Nobel ed ex capi di stato: tra gli altri Shirin Ebadi, Bernand Kouchner, Oscar Arias e come presidente onorario George Clooney. In genere la cerimonia avviene in Armenia – la prima fu in occasione dei cento anni dal genocidio – quest’anno a Venezia, nell’isola di San Lazzaro degli Armeni, luogo simbolo della comunità. «Con i co-fondatori ci siamo chiesti cosa fare per ricordare la nostra tragedia, perché non si ripeta. E abbiamo pensato che oltre alle vittime ci sono stati i salvatori e i salvati, come sono state i nostri parenti».

«Nel 2022 con Covax un altro miliardo di dosi a paesi poveri»

Vaccini, cure globali, aiuti umanitari: in una fase in cui il mondo ricco si sta vaccinando molto, cosa fare per i paesi poveri, che sono appena all'inizio? «Gli interlocutori sono i governi, non i singoli, e lo strumento è Covax (organismo nato nel 2020 per l’accesso alle cure a favore dei paesi poveri, ndr). Lo scorso aprile abbiamo fatto un accordo per 500 milioni di dosi nel 2021 al prezzo per noi no-profit,». E annuncia: nel 2022 Moderna produrrà fino a tre miliardi di dosi e sta concludendo con Covax la cessione, sempre a prezzo “senza profitto”, di un altro miliardo di dosi per i paesi a basso e medio reddito. Non solo: Afeyan ha rivelato proprio nella sua visita in Italia il progetto di Moderna di costruire un impianto in Africa per produrre 500 milioni di dosi di vaccino.

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