emergenza covid-19

Coronavirus, che cosa sappiamo delle prime 11 vittime accertate

Over 60, con patologie pregresse, e in gran parte residenti nelle due aree “focolaio” o in zone collegate o limitrofe: questi alcuni degli elementi che caratterizzano i primi casi mortali di contagio

di Vittorio Nuti

Coronavirus, chi sono le sei vittime in Italia

Over 60, con patologie pregresse, e in gran parte residenti nelle due aree “focolaio” o in zone collegate o limitrofe: questi alcuni degli elementi che caratterizzano i primi casi mortali di contagio


4' di lettura

Anziani, in gran parte ultraottantenni, debilitati per patologie pregresse e in alcuni casi con un quadro clinico già compromesso, spesso residenti nelle aree del Nord Italia dove sono stati individuati i due focolai di contagio o in zone limitrofe o collegate. Sono queste le caratteristiche che accomunano le undici vittime da contagio da coronavirus accertate finora in Lombardia e in Veneto. Vediamo le loro storie.

Vittima n. 1 (21 febbraio)
Adriano Trevisan, piccolo imprenditore edile residente a Vo' Euganeo (in provincia di Padova, in Veneto, uno dei due focolai individuati finora), 78 anni, deceduto all'ospedale di Schiavonia . Era stato ricoverato da una decina di giorni per un'altra patologia.
All'uomo, ha chiarito il Dipartimento di prevenzione della sanità pubblica della Regione Veneto, il test è stato eseguito in ritardo perché «si è presentato con un quadro di polmonite» e «non presentava il criterio principale per la diagnosi che è quello epidemiologico, che prevede cioè o un viaggio nelle aree a rischio o contatti con soggetti provenienti da aree a rischio». Poiché il paziente non migliorava con le normali terapie messe in atto per la polmonite da influenza i sanitari lo hanno sottoposto al test coronavirus, risultato positivo.

Vittima n. 2 (22 febbraio)
Giovanna Carminati, pensionata di 77 anni, residente a Casalpusterlengo (Lombardia), trovata morta nella sua abitazione dove giaceva malata da diversi giorni in gravi condizioni a causa di una polmonite. Il tampone post mortem applicato alla donna ha dato risultato positivo ma rimane da accertare se il decesso sia dovuto al coronavirus o ad altre patologie. La donna dovrebbe essere entrata in contatto con il virus al Pronto soccorso di Codogno (il secondo focolaio individuato dalle autorità, compresa nella “zona rossa” della Lombardia che comprende anche i Comuni di Castiglione D'Adda, Casalpusterlengo, Fombio, Maleo, Somaglia, Bertonico, Terranova dei Passerini, Castelgerundo e San Fiorano) dove si era rivolto anche il cosiddetto “Paziente 1”, il 38enne attualmente ricoverato in rianimazione in condizioni gravi ma stabili.

Vittima n. 3 (23 febbraio)
Angela Denti Tarzia, paziente oncologica con patologie pregresse, casalinga 68enne, originaria di Bagnolo Cremasco ma residente a di Trescore Cremasco, in provincia di Cremona, vedova con tre figli. La donna è deceduta all'ospedale di Crema (Lombardia), dove si trovava ricoverata dal 18 febbraio scorso, in seguito ad una crisi respiratoria. Anche nel suo caso la positività al coronavirus è stata accertata con un tampone post mortem. In precedenza, era stata ricoverata a lungo all'ospedale di Cremona, nel reparto di neurochirurgia.

Vittima n. 4 (23 febbraio)
Pensionato di 84 anni, residente a Villa di Serio, piccolo centro della valle Seriana, già affetto da pregresse patologie e deceduto all'ospedale “Giovanni XXIII” di Bergamo (Lombardia). Sabato 23 febbraio l'uomo si era presentato all'ospedale di Alzano Lombardo, il più vicino al proprio paese, per l'aggravarsi delle sue condizioni ed era stato sottoposto al test per il virus: risultato positivo, era stato subito trasferito al “Papa Giovanni”, l'unica struttura bergamasca attrezzata per l'emergenza. Lì le sue condizioni si sono aggravate ed è deceduto nel corso della notte.

Vittima n. 5 (24 febbraio)
Si tratta di un 88enne originario di Caselle Landi, centro di circa 1.500 abitanti della provincia di Lodi, quasi al confine con l'Emilia Romagna, ma residente da oltre 50 anni a Codogno, deceduto all'ospedale di Bergamo. Ancora da accertare se soffrisse o meno di altre patologie.

Vittima n. 6 (24 febbraio)
È un uomo di 80 anni di Castiglione D'Adda (Lombardia), deceduto all'ospedale Sacco di Milano. Il 20 febbraio - lo stesso giorno in cui era arrivato il “paziente 1”, il primo ad essere risultato positivo al virus - era stato portato all'Ospedale di Lodi dal 118 per un infarto e ricoverato in rianimazione. Risultato positivo al virus, è stato poi trasferito al Sacco di Milano dove è deceduto.

Vittima n. 7 (24 febbraio)
La terza vittima del coronavirus registrata in Italia nella giornata del 24 febbraio è un 62enne residente a Castiglione d'Adda (nella “zona rossa” lombarda), deceduto all'ospedale Sant'Anna di Como dove era stato trasferito dal Lodigiano tra il 21 e il 22 febbraio e dove era stato sottoposto al test sul virus con esito positivo. L'uomo, già dializzato, presentava una serie di importanti patologie croniche pregresse. Domenica le sue condizioni sono peggiorate tanto da costringere i sanitari del Sant'Anna a trasferirlo dal reparto di malattie infettive in terapia intensiva.

Vittime n. 8, 9, 10 e 11 (25 febbraio)
E sono ultraottantenni lombardi anche le vittime da coronavirus cui ha fatto riferimento il Commissario all'emergenza Angelo Borrelli nella conferenza stampa del 25 febbraio. Nel bilancio dei decessi rientrano infatti anche un 84enne di Nembro, in provincia di Bergamo, un uomo di 91 anno di San Fiorano e una donna di 83 anni di Codogno, entrambi in provincia di Lodi. È morta invece all'ospedale di Treviso, in Veneto, una donna di 76 anni, positiva al Coronavirus, ricoverata poche ore prima in rianimazione per complicanze respiratorie. La donna, residente a Paese (Treviso) dove viveva assistita da una badante, era stata ricoverata già il 7 febbraio per un grave scompenso cardiaco.

Nell’incontro con la stampa Borrelli era affiancato dal responsabile delle Malattie infettive dell'Istituto superiore di Sanità Gianni Rezza, il quale ha precisato che la statistica dei decessi «purtroppo conferma che la patologia colpisce prevalentemente e in termini di mortalità molto accentuata la popolazione anziana, da qui il tasso di mortalità del 2-3%. Lo vediamo anche con l'influenza - ha concluso Rezza - solo che in questo caso non abbiamo il vaccino e l'unica è circoscrivere i focolai come si sta facendo e rallentare la circolazione dei virus».

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