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Coronavirus, la Cina tra allentamenti e nuove restrizioni

L’esigenza di rilanciare l’economia non impedisce l’introduzione di divieti inediti, specie contro i contagi di ritorno. Giro di vite in Giappone

di Stefano Carrer

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Controllo della temperatura al cimitero di Pechino

L’esigenza di rilanciare l’economia non impedisce l’introduzione di divieti inediti, specie contro i contagi di ritorno. Giro di vite in Giappone


3' di lettura

Persino ai diplomatici stranieri il governo cinese ha chiesto di evitare di venire a Pechino, dopo che sono emersi casi di contagio nella loro comunità. È l’ultimo segnale della preoccupazione del governo cinese di evitare una recrudescenza dell’epidemia, che si concentra sul contrasto ai contagi cosiddetti “di ritorno”, ma non solo.

Per quanto il focus delle autorità sembra essere passato al rilancio delle attività economiche, la guardia non viene abbassata. Lo ha dimostrato questa settimana la decisione di mettere sono totale “lockdown” l’area di Jia nella Cina centrale, da circa 700 mila abitati, per evitare l’emergere di un nuovo “cluster” di infezione.

Da settimana scorsa, inoltre, è stato introdotto un sostanziale divieto di ingresso per tutti gli stranieri, con la sospensione della concessione dei visti. Se pure l’8 aprile agli abitanti di Wuhan dovrebbe essere consentito di iniziare a riprendere a viaggiare, le autorità locali continuano a raccomandare di restare il più possibile in casa e tenere alta la vigilanza. Shenzhen è diventata la prima città cinese a introdurre un divieto di consumo di carni di cane e gatto.

I contagi di ritorno
La Cina ha registrato ieri 31 nuovi casi di contagio da coronavirus, di cui 29 importati (saliti a 870) e 2 domestici, uno nel Liaoning e uno nel Guangdong. La Commissione sanitaria nazionale ha rilevato 4 ulteriori decessi, tutti nell’Hubei, per complessivi 3.222. I contagi certi sono cresciuti a 81.620, di cui 1.727 persone ancora in cura e 76.571 dimessi dopo la guarigione. Sono 60 i nuovi asintomatici, di cui 7 importati: attualmente, sono 1.027 i casi sotto osservazione, inclusi 221 dall’estero.

Cina, i medici tornano a casa. La città di Wuhan li ringrazia

Il primo allentamento delle restrizioni sta dando alcuni frutti sul piano economico: tra i segnali di una prima ripresa, è arrivato oggi l’indice Pmi Caixin sui servizi , che a marzo ha registrato un rimbalzo a 43, risollevandosi dai minimi record di 26, segnato a febbraio, nel mezzo del blocco totale per contrastare il Covid-19. Si tratta, malgrado il recupero, del secondo peggior risultato finora annotato nella serie statistica avviata nel 2005, scontando la durata e la gravità della pandemia del coronavirus. In calo a un passo più attenuato i nuovi ordini.

Corea oltre i 10mila contagi
In Corea del Sud, intanto, i contagi hanno superato quota 10mila. la diffusione del Covid-19 in Corea del Sud si stabilizza, ma restano criticità sulle infezioni importate e sui focolai a Seul e nelle zone limitrofe: i casi di giovedì si attestano a 86, superando quota 10.000 nel complesso, a 10.062. I decessi salgono a 174 (+5) e sono 22 i casi importati, per totali 647, ha aggiunto la Kcdc. I dimessi dagli ospedali sono 193, a 6.021, pari al tasso di guarigione del 59,8%.

Giappone verso lo stato di emergenza

Si moltiplicano intanto le pressioni sul governo giapponese, anche dalla comunità medica, perché venga dichiarato lo stato di emergenza nazionale, che consentirebbe a governatori e sindaci di introdurre forti restrizioni alla mobilità e alle attività commerciali. E’ in vista, insomma, un giro di vite, che dovrebbe interessare anzitutto la capitale Tokyo, diventata il maggior focolaio nazionale di contagi (raddoppiati a oltre 700 in una settimana). Con quasi 2.700 casi, il Sol Levante registra i numeri più bassi tra i Paesi del G7: circostanza legata al basso numero di test effettuati.

Il governo giapponese è pronto ad approvare settimana prossima un piano di sostegno economico per far fronte all’emergenza del coronavirus, che prevederà tra l’altro l’erogazione di 200mila yen in contanti, l’equivalente di 1.700 euro, alle famiglie con un basso reddito, per ravvivare i consumi.

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