sale in zucca

Coronavirus, dalla Cina contraccolpi durissimi su made in Italy e turismo

Dobbiamo fare i conti su quanto ci costerà il coronavirus dal punto di vista economico. Secondo le prime proiezioni, al di là dei crolli borsistici, i riflessi saranno drammatici

di Giancarlo Mazzuca


Coronavirus, ecco le misure straordinarie per la salute

2' di lettura

Oggi, con i decessi per contagio che in Italia hanno superato quelli registrati nella zona di Wuhan, possiamo davvero dire che la Cina è vicina. Mentre la situazione si sta normalizzando oltre la Muraglia, nel Belpaese registriamo una grandissima emergenza. Oggi i mass-media ci stanno parlando del grande impegno dimostrato dalle autorità politiche e civili, nonché dell'eroismo sul campo di tantissimi sanitari. Tutto vero, ma come spiegare il fatto che da noi il coronavirus si è trasmesso molto più rapidamente rispetto a quanto successo dall'altra parte del mondo?

Secondo molti osservatori, la colpa è tutta di quei cittadini che hanno preso sottogamba la pandemia ed hanno condotto la vita di prima come se nulla fosse. D'accordo, c'è stata una colpevole superficialità di tanti furbetti, ma le corse al parco spiegano solo in parte l'“escalation” dei contagi. Dobbiamo allora chiederci se, nelle prime settimane del contagio, ci sia stata anche una certa superficialità nella sala dei bottoni romani. Non dimentichiamo, infatti, che il Consiglio dei ministri aveva affrontato il problema del contagio già il 31 gennaio scorso deliberando pure un primo stanziamento di 5 milioni di euro per fronteggiare la pandemia.

E, in effetti, diversi addetti ai lavori pensano oggi che Pechino abbia affrontato di petto, meglio di noi, l'emergenza anche se non tutti sono d'accordo su questo punto: se Marcello Lippi, che ha allenato a lungo in Cina, sostiene che dobbiamo prendere esempio dal paese del Dragone per il rigore con cui ha affrontato l'emergenza, Alberto Forchielli, che trascorre da quelle parti diversi mesi all'anno, mi dice che non è proprio così.

LA MAPPA DEL CONTAGIO NEL MONDO

Ma, al di là delle varie responsabilità, dobbiamo, oggi, fare anche i conti su quanto ci costerà il “corona” dal punto di vista economico. Secondo le prime proiezioni, al di là dei crolli borsistici, i riflessi saranno drammatici, molto più di quanto si verificò nel 2003 con l'epidemia della Sars che, in poche settimane, fece sparire 25,3 miliardi di dollari del Pil cinese. Già una decina di giorni fa il coronavirus aveva polverizzato 50 miliardi sulla via della Seta. Ed i contraccolpi, considerando solo l'interscambio con la Cina, saranno molto pesanti per il “made in Italy”.

Due esempi: prima della pandemia, i cinesi acquistavano quasi un terzo del totale dei beni di lusso prodotti in Italia e, nel 2020, il turismo avrebbe dovuto portarci qualcosa come 4 milioni di turisti da Pechino e dintorni. A questo punto, non ci resta davvero che toccar ferro.

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