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Coronavirus, la Cina taglia i tassi principali per puntellare l’economia

La Banca centrale ha ridotto i riferimenti a un anno e a cinque anni per favorire i prestiti alle imprese, ma alcuni analisti e investitori si attendevano misure più incisive

di Stefano Carrer


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Una persona con la mascherina passeggia nel deserto provocato dal coronavirus anche a Qibao, vicino a Shanghai, in Cina

2' di lettura

La Banca centrale cinese continua a introdurre nuove misure di sostegno monetario a una economia messa in grave difficoltà dalla diffusione del coronavirus e dai drastici provvedimenti amministrativi per contenerla.
Con una mossa ampiamente attesa e destinata a offrire supporto anche ai mercati azionari, la People’s Bank of China ha tagliato i principali tassi di riferimento sui prestiti per rendere più bassi i costi di finanziamento delle imprese.

Il taglio dei tassi per sostenere le imprese
Il Loan Prime rate (Lcr) a un anno avrà un tasso di interesse ridotto di 10 punti base dal 4,15% al 4,05% mentre per quello a cinque anni il taglio è di 5 punti base dal 4,80% al 4,75 per cento.
Prima di questa modifica all’Lcr (un tasso-chiave di riferimento fissato ogni mese), lunedì scorso erano stati tagliati i tassi di interesse sugli strumenti a medio termine (a un anno) di finanziamento alle istituzioni finanziarie, dopo le agevolazioni introdotte sul mercato monetario.

Le autorità di Pechino inviano dunque ai mercati il messaggio che la politica monetaria sarà resa più espansiva passo dopo passo, al fine di aiutare le aziende a affrontare i problemi creati dal coronavirus: molti analisti e investitori si attendono presto altri provvedimenti, come il taglio delle riserve obbligatorie delle banche e altre limature dei tassi sul medio termine. Alcuni esperti pensano che la politica della Banca centrale dovrebbe essere più aggressiva per una più robusta espansione del credito.
Le reazioni immediate dei mercati in Asia sono state di tenore misto: alcune Borse hanno perso terreno dopo lo slancio iniziale della giornata, in quanto c’erano investitori che si attendevano un taglio più netto dei tassi di riferimento che vengono applicati dalle principali banche ai migliori clienti.

L’impatto del coronavirus sull’economia globale
Prosegue intanto l’aggiornamento sulle conseguenze dell’epidemia legata al coronavirus: il numero di nuovi casi giornalieri di infezione accertati è diminuito a 394, ma il totale dei contagiati sale a 74.576 (con 2.118 deceduti).

E continuano le revisioni al ribasso delle stime sull’economia cinese e internazionale da parte di centri di studi e analisi, ma il Fondo monetario internazionale per il momento non ha abbassato le sue proiezioni effettuate a gennaio (nelle quali indicava una crescita globale nel 2020 al +3,3%), limitandosi a rilevare l’aumento dei rischi di orientamento negativo per l’economia cinese e globale.
Nel suo ultimo report relativo alla politica monetaria la People’s Bank of China afferma che i fondamentali dell’economia cinese non sono cambiati e che la durata della crisi da coronavirus sarà limitata.

Sembrano aumentare i casi di analisi indipendenti basate su diversi scenari: uno di base e un altro o altri due più pessimisti. Oxford Economics, ad esempio, rileva che nello scenario più buio di pandemia globale (non il più probabile), l’impatto sull’economia mondiale sarebbe pari a 1.100 miliardi di dollari, ovvero l’1,3% della crescita, con recessione già nel primo semestre di quest’anno per l’Eurozona e anche per gli Stati Uniti.

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