partenza in salita

Coronavirus, commissione Colao: tra paure e aspettative, attesa per la prima relazione

Il lavoro della commissione per la fase 2 parte in salita, tra sovrapposizioni di competenze, sospetti e timori

di Manuela Perrone

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Vittorio Colao (Ansa)

Il lavoro della commissione per la fase 2 parte in salita, tra sovrapposizioni di competenze, sospetti e timori


2' di lettura

Un presidente di peso come Vittorio Colao. Diciassette esperti da coordinare, più due componenti di diritto, Angelo Borrelli e Domenico Arcuri. E almeno altre due task force con cui raccordarsi: il Comitato tecnico-scientifico e il maxi-gruppo di 74 persone istituito da Paola Pisano al ministero dell'Innovazione per studiare le app. Il lavoro della commissione per la fase 2 parte in salita, tra sovrapposizioni di competenze, sospetti e timori. E grandi aspettative, nonostante tutto.

Prima la mappa delle aree d'intervento
Venerdì 17 aprile il gruppo di lavoro dovrebbe consegnare la sua prima relazione al Governo (il condizionale è d’obbligo, visto che la riunione della task force guidata da Colao e prevista giovedì è stata rinviata proprio a venerdì). Si tratterà più di una mappa delle aree in cui intervenire - dai trasporti pubblici ai settori produttivi - che di linee guida operative, per le quali bisognerà attendere ancora qualche giorno. Ma comunque un primo passo per “riordinare” una matassa che appare sempre più ingarbugliata, anche per la fuga in avanti poco gradita della Regione più provata da contagi e decessi: la Lombardia di Attilio Fontana, che ha voluto creare a sua volta un “comitato di saggi” e che ha annunciato in autonomia la riapertura delle attività dal 4 maggio all'insegna delle “quattro D” (distanza, dispositivi, digitalizzazione, diagnosi).

Le partite politiche dietro la task force
La verità è che gli steccati politici tornano a innalzarsi. È parso chiaro a tutti che dietro la mossa di Fontana ci fosse la mano della Lega di Matteo Salvini, che ha definitivamente archiviato le prove di tregua con la maggioranza. Al tempo stesso, però, anche tra i partiti che sostengono Conte si registrano scosse telluriche, non soltanto sul Mes inviso ai Cinque Stelle. Il segretario dem Nicola Zingaretti ha auspicato a chiare lettere che “la commissione Colao abbia un ruolo centrale e fattivo” nella ricostruzione. Un messaggio indirizzato innanzitutto a Conte, che secondo alcuni parlamentari Pd ha voluto “annacquare” la task force proprio per evitare la nascita di una sorta di “Governo ombra” guidato dal manager.

Conte e il fuoco amico
Teme agguati, il premier, e si difende anche dal fuoco amico. A chi fa notare la pletora di esperti chiamati a sostenere il Governo - oltre 200, se si calcolano anche gli otto schierati contro le fake news dal sottosegretario all'Editoria Andrea Martella e le 13 “donne per un nuovo Rinascimento” volute dalla ministra Elena Bonetti - Palazzo Chigi ricorda l'eccezionalità della crisi che stiamo vivendo e la necessità di assumere decisioni informate. Ma assicura anche che “la sintesi politica spetta al Governo”. Ecco perché sarà importante capire come e quando saranno recepiti i pareri che in queste ore pioveranno sul tavolo di Conte. Quale spazio, quali poteri e quale visibilità saranno concessi a Colao. Quanto il premier resta solido sul suo scranno. In definitiva, se sarà questo Governo a traghettare il Paese fuori dall'emergenza.

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