le reazioni nella sanità

Coronavirus: i consigli di medici di famiglia, infettivologi e Pronto soccorso

Arrivano le prime raccomandazioni per gli operatori e i cittadini che manifestino possibili sintomi o siano in contatto con un “caso”.

di Barbara Gobbi

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Arrivano le prime raccomandazioni per gli operatori e i cittadini che manifestino possibili sintomi o siano in contatto con un “caso”.


3' di lettura

Medici di famiglia, specialisti e Pronto soccorso: la rete dei medici italiani è pronta a far barriera contro il nuovo coronavirus. Tanto più ora, che i primi due casi – e altri probabilmente ne seguiranno – sono stati diagnosticati in Italia. I due cittadini cinesi in viaggio itinerante provenienti da Wuhan, la città da cui tutto è partito, potrebbero essere infatti solo la punta di un iceberg rispetto al quale bisogna attrezzarsi adeguatamente. E allora arrivano i consigli per gli operatori e i cittadini che manifestino possibili sintomi o siano in contatto con un “caso”.

Il ricorso al pronto soccorso
In Pronto soccorso, è la raccomandazione, bisogna andare solo previo passaggio per il medico di famiglia: sta ai dottori sul territorio infatti valutare la situazione clinica ed eventuali patologie concomitanti e stabilire, se mai, la necessità del ricovero ospedaliero. «Il personale dei Pronto soccorso – spiega il presidente della Società di medicina di emergenza-urgenza Salvatore Manca - è in grado di porre in essere dei percorsi alternativi per i pazienti ai quali, all'atto del triage, sia sorto anche il minimo sospetto di una patologia potenzialmente trasmissibile». Ma dalla stessa Simeu arriva l'appello a non affollare inutilmente le strutture. Già oberate dal picco dell'influenza stagionale.

Medici di famiglia e infettivologi in rete
Medici di famiglia e infettivologi hanno firmato un'alleanza: una mini-task force che diffonderà bollettini anche giornalieri, anche più volte al giorno, pubblicati nei rispettivi siti Internet. «Questo accordo è fondamentale per favorire una rapida ed efficiente comunicazione. Gli infettivologi, infatti, sono impegnati nello studio del fenomeno in continua evoluzione, ma se dovessero comparire dei sintomi nel nostro Paese i primi a vederli sarebbero i medici di medicina generale, a cui si rivolgono quotidianamente i cittadini», sottolinea il presidente Società italiana di medicina generale (Simg), Claudio Cricelli. I medici di famiglia sono chiamati a individuare i possibili casi sospetti, a isolare immediatamente quelli sintomatici e a chiedere una valutazione specialistica presso il centro infettivologico più vicino per l'esecuzione del test diagnostico e la completa presa in carico del paziente. E gli infettivologi? «La Simit – spiega il presidente della Società di Malattie infettive e tropicali Marcello Tavio – ha attivato una unità di crisi e pubblicato sul sito internet una serie di strumenti operativi che possono essere utilizzati anche dai medici del territorio. Tra questi, un diagramma di flusso che definisce i passaggi chiave in base ai quali procedere e una serie di schede collegate che riguardano: autovalutazione del caso asintomatico (con versioni in lingua italiana, inglese e cinese), l'infection control, la diagnosi differenziale virologica e le modalità di invio del campione biologico per la diagnosi definitiva».

I consigli per i familiari
Non mancano i consigli – mutuati dall'Organizzazione mondiale della sanità - per chi sia entrato in contatto con casi sospetti: collocare il paziente in una stanza singola ben ventilata, limitare il numero di assistenti del paziente a una sola persona in buona salute, mantenere una distanza di almeno 1 metro dalla persona malata e dormire in letti separati, ridurre al minimo la condivisione spazio e garantire che gli spazi condivisi siano ben ventilati. L'assistente dovrebbe poi indossare una maschera medica ben aderente quando si trova nella stessa stanza con il malato, scartarla dopo l'uso e lavare le mani dopo ogni contatto con il malato usando sapone e acqua; utilizzare asciugamani di carta usa e getta e, se di stoffa, sostituirli quando si bagnano; eliminare i materiali utilizzati per coprire la bocca o il naso; evitare il contatto diretto con i fluidi corporei e pulire e disinfettare le superfici più frequentemente toccate; pulire vestiti, lenzuola, asciugamani e teli da bagno usati dalle persone malate in lavatrice a 60–90 °C.

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