il bilancio della pandemia

Coronavirus, i contagi nel mondo: Australia e Israele, successi effimeri. India in emergenza

A livello mondiale assistiamo a un apri e chiudi che rende ancora più evidente come la pandemia non è affatto sotto controllo

An.Man.

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Tamponi di massa in India, ad Ambujwa, zona di Mumbai sottoposta a lockdown

A livello mondiale assistiamo a un apri e chiudi che rende ancora più evidente come la pandemia non è affatto sotto controllo


4' di lettura

Che sia perché due dipendenti di un hotel si sono scambiati incautamente l’accendino come a Melbourne (Australia) o perché l’anima più arcaica americana rifiuta le regole e ha un rapporto complicato con la sanità pubblica come nel sud degli Stati Uniti, dal Texas all’Arizona, o perché un’economia emergente in costante ascesa non implica un sistema sanitario avanzato come in India, il risultato non cambia: il nuovo coronavirus continua a diffondersi nel mondo. Continua a fare danni economici enormi, e continua a uccidere.

La fase apri e chiudi

I grandi malati sono ancora gli stessi, la prima potenza mondiale, gli Stati Uniti, che ha festeggiato in una finta normalità l’Independence Day, le grandi economie emergenti come il Brasile e l’India, stati popolosi e perennemente in via di sviluppo come molti paesi dell’America Latina (da ultimo, il Messico registra una crescita costante dei contagi, in Perù superati i 300.000 casi). Ciò a cui si assiste però a livello globale, a sei mesi dalla decisione di Cina di avvertire l’Oms della “strana polmonite”, è un mix di riaperture e nuove chiusure.

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Successo effimero/1 Australia

Oggi riapre il Louvre a Parigi e New York inaugura la fase 3: dopo mesi di chiusura si potrà di nuovo fare una manicure, un tatuaggio, una lampada. Cose semplici che nella città del tutto è possibile sono state finora proibite. Nello stesso momento, paesi come l’Australia che avevano dichiarato la vittoria sul virus a fine aprile, devono di nuovo chiudere per un focolaio a Melbourne che si è esteso più del dovuto. Due mesi fa, dopo oltre 8mila contagi e 106 morti, gli australiani dichiaravano chiusa la parentesi virus con la riapertura di Bondi beach, la famosa spiaggia di Sidney. Ora assistono all’imponente isolamento di 6,6 milioni di persone per il focolaio generatosi a Melbourne, la città più colpita nello stato di Victoria e nel New South Wales, i due stati australiani più popolosi confinati anche con l’intervento di militari e polizia al confine. I numeri sono piccoli se si guarda al report giornaliero italiano, ma allarmano un paese che aveva frettolosamente dichiarato di essere Covid free: lo stato di Victoria ha registrato il picco giornaliero più alto con 127 nuovi casi di cui 16 in un condominio popolare: in totale 2.663 contagi e 22 vittime.

Successo effimero/2 Israele

Israele è un altro paese in cui si è intervenuto tempestivamente, la tempestività ha pagato, c’è stata l’illusione di aver domato la pandemia anche grazie al controllo degli ingressi e al tracciamento digitale. Storia di successo simile a quella australiana, soprattutto per velocità di risoluzione, ma con gli stessi sfortunati esiti. Nelle ultime 24 ore il ministero della Sanità ha comunicato 800 nuovi casi su una popolazione di oltre 9 milioni di persone. I contagi complessivi sono ora 30mila. Negli ospedali sono state ricoverate in condizioni gravi 90 persone, una settimana fa erano circa 40. Israele è in quella particolare situazione in cui deve decidere di tornare indietro a misure più dure per evitare lockdown totali, così il governo Netanyahu ha deciso che da oggi 6 luglio si chiudono di nuovo bar, ristoranti, night club, palestre e si proibiscono eventi di ogni genere.

India terza nel mondo per contagi

Nella triste gara tra Brics, le economie emergenti immuni alla crisi finanziaria 2008 ma travolti da quella pandemica 2020, l’India ha superato la Russia per numero di contagi e diventa il terzo paese al mondo con più casi. Al contrario del Brasile, l’altro grande malato tra i Brics, l’India guidata da Modi ha tentato di bloccare sul nascere la diffusione del virus e ha ordinato il lockdown più imponente del mondo mettendo simultaneamente in quarantena oltre un miliardo di persone. Al contrario dell’Europa che sembra controllare i casi grazie a una primavera in lockdown, l’India non ha risolto molto chiudendo, ha solo posticipato il disastro che puntualmente si è verificato quando la seconda economia asiatica è stata costretta a riaprire per non collassare: poche settimane di chiusura hanno ridotto in povertà milioni di persone.

Negli Stati Uniti oltre 130mila morti

Gli Stati Uniti e la pandemia sono una storia nella storia (la settimana scorsa si è registrato un aumento di 50.000 nuovi contagi in un giorno). I morti ufficiali sono ora più di 130mila. In nessun altro paese avanzato si è assistito a una non strategia di questa portata. Solo che alcuni paesi, costa est, sembrano aver imparato molto dai duri mesi di lockdown e ospedali al collasso, fosse comuni e strade deserte. In particolare New York, la città più colpita che il 6 luglio inaugura la fase 3 e permette di nuovo tatuaggi e manicure ma non se la sente di riaprire i ristoranti al chiuso. Una prova di saggezza che è anche un’ammissione di fragilità. Una prova di umiltà che finora non hanno dato stati del sud come Texas, Florida e Arizona. “E’ stata una lunga battaglia e ancora non è finita”, ha detto il sindaco di New York, Bill de Blasio.

Il 6 luglio i contagi nel mondo sono 11.370.996 e i morti 525.500, calcola la Johns Hopkins University.

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