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Coronavirus, Copasir a Conte: stop agli intralci sulle informazioni dei Servizi

Il comitato parlamentare invita il premier “in un particolare momento critico” a ricevere subito “i costanti flussi informativi” di Aisi e Aise.

di Marco Ludovico

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(ANSA)

Il comitato parlamentare invita il premier “in un particolare momento critico” a ricevere subito “i costanti flussi informativi” di Aisi e Aise.


3' di lettura

Nel marasma dell’emergenza COVID-19, con l’allarme rosso sulla nostra economia, spunta un fatto clamoroso e incredibile: le informazioni dei nostri servizi di informazione e sicurezza non riescono ad arrivare subito al presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Lo fa intendere il Copasir in un comunicato diramato al termine della riunione di ieri.

«Flussi informativi costanti per decidere».
Il comitato parlamentare presieduto da Raffaele Volpi (Lega) invita Conte «a individuare» per Aisi (agenzia informazioni e sicurezza interna) e Aise (agenzia informazioni e sicurezza esterna) «indicazioni specifiche» destinate «al particolare critico momento». Ma, soprattutto, «ad assumerne in modo costante i flussi informativi» diretti «al formarsi delle opinioni politiche». Il linguaggio è criptico, il senso però è chiaro: in questo momento le informazioni delle agenzie operative devono arrivare subito a palazzo Chigi per ogni decisione da assumere. Tuttavia non accade, almeno non sempre, accusa il Copasir. E così solleva un problema enorme.

«Peculiarità distinte tra agenzie di intelligence e organi di coordinamento».
Il comitato invita Conte a considerare «gli specifici compiti definiti per legge», la n. 124 del 2007, e di attenersi alle «peculiarità distinte e non interpretabili tra agenzie di intelligence e organi di analisi di coordinamento». Le agenzie sono Aisi e Aise, strutture operative. L’analisi e il coordinamento sono svolti dal Dis (dipartimento informazioni e sicurezza). Al di là dello stile oscuro, il tono è pesante: se il Copasir considera necessario ricordare a Conte le norme sull’intelligence ci sono anomalie oggi più allarmanti che mai.

Tempi troppo lunghi di comunicazione

Il comunicato parla di caratteristiche «non interpretabili» sugli uffici dei Servizi. La legge afferma che il Dis «coordina l’intera attività di informazione per la sicurezza». Il direttore di Aisi (o di Aise) «riferisce costantemente sull’attività svolta al Presidente del Consiglio dei ministri», dice la norma, «per il tramite del direttore generale del Dis. Riferisce direttamente al Presidente del Consiglio dei ministri in caso di urgenza o quando altre particolari circostanze lo richiedano». Gli spazi per le «interpretazioni», gli intralci e le disfunzioni, in realtà ci sono. Le lungaggini si ripetono, non da ieri. Ma le conseguenze, adesso, rischiano di diventare tragiche e nefaste

Tutela degli asset strategici

Il Copasir ribadisce l’esigenza di tutelare «le realtà finanziarie e industriali strategiche per il Paese». Anche con norme «a tempo determinato» giustificate, in via eccezionale con la crisi in atto, per intervenire su società in regime di normativa europea e perciò escluse finora dalla minaccia del golden power. Strumento esteso, si ipotizza, a banche e assicurazioni. Conte ha annunciato alla Camera misure «con il primo provvedimento normativo di aprile». Osserva Enrico Borghi (Pd): «Lo sforzo in Europa per difendere l’economia degli stati membri deve essere generale. Nessuno pensi di innescare un processo proditorio, al posto dei meccanismi solidali, per attaccare l’Italia. La conseguenza sarebbe un effetto domino drammatico: colpirebbe innanzitutto gli stati del Nord Europa. Una mina per le fondamenta dell’Unione».

Urso (Fdi): allarme sicurezza sul «Cura Italia»
Il vicepresidente del Copasir, Adolfo Urso, rilancia l’allarme - già avanzato dal ministro della Difesa Lorenzo Guerini - sul decreto “Cura Italia” per la norma sull’affidamento in deroga di tecnologie per la digitalizzazione della pubblica amministrazione. «Nella relazione dello scorso anno del comitato - spiega Urso - avevamo messo in guardia dal pericolo che dati sensibili finissero nelle mani di aziende straniere. Ora bisogna intervenire in Parlamento sul decreto. Per scongiurare questo rischio: con il “Cura Italia” sembra rientrare dalla finestra». L’indice è puntato soprattutto sulle imprese cinesi come Huawei.

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