ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL’ANNUNCIO Del presidente russo

Coronavirus, la corsa a ostacoli del vaccino russo «Sputnik V». Putin: testato su mia figlia. I dubbi di Oms, Germania e scienziati

Il farmaco è stato messo a punto dal centro federale di ricerca per l'epidemiologia e la microbiologia N. F. Gamaleya

di Angela Manganaro

Coronavirus, Putin: "Abbiamo registrato il primo vaccino"

Il farmaco è stato messo a punto dal centro federale di ricerca per l'epidemiologia e la microbiologia N. F. Gamaleya


7' di lettura

Vladimir Putin ha annunciato che la Russia ha registrato il primo vaccino contro il nuovo coronavirus e di averlo chiamato Sputnik V. Il farmaco è stato messo a punto dal centro federale di ricerca per l'epidemiologia e la microbiologia N. F. Gamaleya.
La scelta del nome non è una sorpresa, basta aver letto una biografia o abbastanza ritratti del presidente russo per sapere della sua invincibile nostalgia per l’Unione Sovietica. Per quel tempo e quel regime in cui è nato e cresciuto, che lo ha sollevato dal nulla della povertà e dell’anonimato e gli ha permesso di diventare quello che è oggi - il leader di un paese che non è mai diventato una democrazia compiuta, un presidente che potenzialmente può rimanere in carica fino al 2036 grazie alla forzatura di una modifica costituzionale avallata da un dubbio referendum.

La strategia di Putin

Vladimir Putin è anche l’abile politico che è riuscito a far credere al mondo che la Russia sia ancora una superpotenza nonostante non abbia più la forza, la grandezza e i numeri per competere con Stati Uniti e Cina. Putin ha però coltivato l’influenza (o ingerenza) in varie crisi internazionali e, nella crisi mondiale 2020 innescata dalla pandemia da Covid19, non poteva non vedere nel vaccino un’arma geopolitica e economica straordinaria.

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Chiamare il vaccino Sputnik come il primo satellite artificiale mandato in orbita intorno alla Terra nel 1957, indispettendo gli americani che accelerarono la corsa allo spazio, vuol dire riporre speranze immense in questa ricerca, speranze di rinnovare i fasti del passato e dare una prospettiva al presente del proprio paese afflitto come il resto del mondo dalla pandemia, piaga economica oltre che sanitaria. «Lo Sputnik-1 ha intensificato la ricerca spaziale in tutto il mondo - si legge nel sito ufficiale del vaccino -. Il nuovo vaccino russo contro il Covid-19 ha creato un 'momento Sputnik' per la comunità mondiale. Dunque il vaccino è stato chiamato Sputnik V» spiega il sito in russo, inglese, cinese, arabo, spagnolo, portoghese e francese.

Che Putin sottolinei che la figlia Maria, endocrinologa, sia una delle volontarie a cui sono state iniettate due dosi di vaccino è un’altra prova di fiducia e di orgoglio. E poi certo, c’è anche un tornaconto personale: a inizio maggio un sondaggio del centro indipendente Levada ha certificato un calo di consensi per Putin proprio a causa della pandemia, il leader russo è passato da un 69% a febbraio a un 59% ad aprile.

La Russia ha alle spalle una scuola medica e una tradizione scientifica di prim’ordine in molti campi e non ultimi virologia ed epidemiologia, ma questa tradizione, dopo la fine dell’Unione Sovietica, nel tempo si è appannata: molti scienziati emigrati all’estero, pochi fondi, strutture e mezzi fatiscenti (in questa pandemia, pochi mesi fa, negli ospedali di San Pietroburgo e Mosca sono esplosi i respiratori polmonari di fabbricazione russa dello stesso modello donato dalle autorità moscovite agli ospedali di Milano e Bergamo), il progressivo abbandono degli standard internazionali il cui rispetto richiede tempo e risorse.

Gli altri vaccini allo studio

Prima dell’annuncio di Putin l’11 agosto, si era già a conoscenza di un candidato vaccino russo che però non trovava spazio tra le notizie dei progressi degli altri candidati forti, quello di Pfizer-BionTech con il governo americano, quello di Oxford finanziato da molti paesi europei tra cui l’Italia che vi partecipa con l’azienda di Pomezia Irbm, quello cinese in collaborazione con CanSino.

Questo annuncio sembra volere cambiare la gerarchia prestabilita. Il capo del Fondo russo per gli investimenti diretti (RDFI) Kirill Dmitriev durante una conferenza online ha detto che la Russia ha ricevuto richieste per produrre un miliardo di dosi da 20 stati. «Vediamo un grande interesse all'estero per il vaccino russo» dice Dmitriev. Ma l’Organizzazione mondiale della Sanità si mostra molto cauta: «Siamo in stretto contatto con i russi e il confronto continua. La prequalifica di qualsiasi vaccino passa attraverso procedure rigorose» ha chiarito il portavoce dell'Oms, Tarik Jasarevic a proposito del vaccino russo.

La difesa davanti alle obiezioni di natura scientifica spetta a Nikolay Briko, capo epidemiologo (non interno) del ministero della sanità russo che dice alla Tass: «Questo vaccino non è stato sviluppato da zero, il centro di ricerca Gamaleya aveva una base di ricerca seria e significativa sui vaccini. La tecnologia per lo sviluppo di un tale vaccino è stata perfezionata. Quindi, forse, il processo è stato accelerato dal fatto che il vaccino non è stato creato da zero. È importante che tutte le fasi di ricerca siano seguite e che i requisiti internazionali siano rispettati», ha detto Briko. Che sottolinea come i risultati di due fasi di test clinici dimostrano la sicurezza del vaccino. La terza fase, che comprende la sperimentazione tra quasi 2.000 volontari, è in corso. «Tutti i vaccini e i farmaci, senza eccezioni, vengono controllati per verificare la sicurezza e le reazioni ritardate indesiderate. Per quanto riguarda questo vaccino, non vedo alcun ostacolo per la sua registrazione» sostiene Briko.

Ma Sputnik V è stato registrato prima della fine dei trial finali e a distanza di due mesi dai primi test sull’uomo, una tempistica che non corrisponde al più lungo percorso seguito dagli altri candidati vaccini.

Propaganda e sicurezza

C’è comunque un dibattito interno in Russia e questo è importante non solo per la sicurezza del vaccino ma anche perché dimostra che la ricerca scientifica non può essere completamente manipolata dalla propaganda. La testata indipendente Meduza, riporta l’Ansa, ha scritto che l'Associazione delle organizzazioni di sperimentazione clinica (ACTO) ha chiesto al ministero della Salute russo di rinviare la registrazione del vaccino del Gamaleya poiché non è stato testato «nemmeno su un centinaio di persone». Inoltre il vaccino russo si basa su un vaccino Mers (Middle East respiratory syndrome, un altro coronavirus che causa problemi respiratori i cui focolai sono ancora presenti in Medio Oriente ndr), che è ancora in fase di sperimentazione e quindi «non ci sono motivi per trarre conclusioni sulla sua efficacia».Briko ha sottolineato che le richieste di posticipare la registrazione del vaccino possono essere legate a questioni di “rivalità”: «Non sono sicuro in questo caso, ma è possibile, sappiamo che c'è una forte concorrenza commerciale».

I dubbi del ministro tedesco

Il giorno dopo, il 12 agosto, è la Germania che conosce bene il suo vicino con cui ha un passato in comune riguardo alla ricerca medica lecita e illecita (doping) a mettere in guardi dalle promesse del vaccino russo. «Sono davvero scettico su quello che sta accadendo in Russia. sarei felice se avessero già un vaccino ma quello di cui parlano non è stato sufficientemente testato», dice il ministro della Salute tedesco Jens Spahn alla radio DLF. «Si tratta di avere un vaccino efficace e sicuro e un prodotto testato e non di arrivare primi», sostiene il ministro del governo Merkel. Altra obiezione ancora più decisica di Spahn riguarda la segretezza del vaccino russo: «Se vogliamo parlare di fiducia in questo vaccino - dice il ministro tedesco - penso sia molto, molto importante, anche durante una pandemia, fare le dovute ricerche, test rilevanti e soprattutto rendere il tutto pubblico. Il problema è che noi sappiamo veramente molto poco di questo vaccino perché le autorità russe non sono trasparenti».

La stroncatura di «Nature»

E sono bastate ventiquattro ore dall’annuncio di Putin perché il resto della comunità scientifica internazionale si pronunciasse sul vaccino Sputnik. Intervistati dalla rivista «Nature» i ricercatori di varie parti del mondo considerano avventata e basata su pochi dati valutano la registrazione del vaccino russo contro Covid19. Preoccupa soprattutto la sicurezza poiché non c'è stata una sperimentazione su larga scala. «E’ una decisione avventata e incosciente. Fare vaccinazioni di massa con un vaccino non testato adeguatamente non è etico» dice Francois Balloux, dello University College di Londra. «Ridicolo dare l'autorizzazione sulla base di questi dati» dice Svetlana Zavidova, capo dell'Associazione delle organizzazioni per gli studi clinici in Russia. Una stroncatura ancora più importante perché interna. Secondo gli esperti sentiti da Nature, riporta l’Ansa, l’indiavolata fretta della Russia di registrare il vaccino potrebbe minare gli sforzi globali nello sviluppo di un vaccino di qualità e la fiducia della gente. «Qualsiasi problema nella campagna vaccinale russa potrebbe essere disastroso per i suoi effetti negativi sulla salute, e nell'accettazione generale della popolazione dei vaccini» dice Balloux.

La maggiore obiezione degli scienziati è che il vaccino russo è stato testato solo su 76 volontari non su larga scala, non su migliaia di persone, quindi non si conoscono affatto sicurezza ed effetti collaterali, nonostante tutto questo e il fatto che la Fase 3 della sperimentazione non sia stata completata, la registrazione è avvenuta.

Secondo il certificato di registrazione russo del vaccino, tutti e 38 i partecipanti che hanno ricevuto una o due dosi di vaccino hanno prodotto anticorpi contro la proteina Spike, che permette al nuovo coronavirus di infettare le cellule umane. Per Peter Hotez, del Baylor College di Houston, il vaccino russo «indurrà una discreta risposta immunitaria. A livello tecnico non è molto complicato sviluppare un vaccino. La parte difficile è produrlo secondo i criteri di qualità e assicurare che sia sicuro e funzioni anche su una sperimentazione più vasta». Anche l'immunologo Danny Altmann, dell'Imperial College di Londra, conferma di «non aver trovato alcun dettaglio pubblicato del protocollo vaccinale», e teme che il vaccino possa causare una malattia «più grave, cosa che accade quando gli anticorpi generati dal vaccino entrano nelle cellule, dopo l'esposizione al virus». Inoltre, secondo Zavidova, «senza il completamento della fase 3, non sarà chiaro se il vaccino previene o meno il Covid-19 e se causa effetti collaterali, per le lacune nel sistema di monitoraggio russo sugli effetti dei farmaci, che non è il migliore». Secondo l'agenzia di stampa russa Tass, la fase 3 del vaccino Sputnik potrebbe essere completata negli Emirati Arabi, in Arabia Saudita e in altri paesi.

Articolo aggiornato il 12 agosto

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