emergenza coronavirus

Coronavirus, cosmesi: i nuovi consumi dettano legge

L’uso delle mascherine sposterà il make-up più sugli occhi che sulle labbra, quindi più ombretti e mascara e meno rossetti. Crescono le vendite di prodotti igienizzanti

di Marika Gervasio

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(PhotoKD - stock.adobe.com)

L’uso delle mascherine sposterà il make-up più sugli occhi che sulle labbra, quindi più ombretti e mascara e meno rossetti. Crescono le vendite di prodotti igienizzanti


3' di lettura

Dodici miliardi di euro di fatturato, con un incremento del 2% e un export a 5 miliardi, in aumento del 2% e che porta la bilancia commerciale al valore record di quasi 3 miliardi. Questa è la fotografia di un settore, la cosmetica, sano e in forte sviluppo. Ma è uno scatto dell’anno scorso, un passato in realtà non così remoto, ma che sembra invece dipingere una situazione lontana anni luce dall’attualità. L’emergenza da coronavirus ha, infatti, cambiato molte cose pesando come un macigno sui conti delle aziende (non solo della cosmetica). Che però non si arrendono e continuano a fare ricerca e innovazione per rispondere alle mutate esigenze di consumo del mercato, italiano e globale, legate alla pandemia.

L’andamento al tempo del coronavirus

Secondo un’indagine flash relativa al periodo 20-30 aprile condotta dall’associazione di categoria Cosmetica Italia, il settore ha perso in media il 48% del valore. In particolare, il mass market ha ceduto il 40%; la profumeria ha confermato la pesante contrazione (-75%), compensata in parte dall’online (l’e-commerce è cresciuto di quasi il 40%) e dalla riapertura di qualche catena. Mentre rallenta la flessione nelle farmacie (-25%) dove si era fermata la vendita di dermocosmesi (niente solari e poca cura persona). Calo dei consumi (-75%) anche in erboristeria.

«A soffrire in particolare – commenta Renato Ancorotti, presidente di Cosmetica Italia – sono i segmenti make-up e il canale professionale, parrucchieri ed estetisti, che sono in grave difficoltà. Le previsioni a breve e medio periodo vanno nella direzione della necessità di coniugare sicurezza e lavoro, un bisogno fondamentale perché l’economia è a pezzi. La riapertura di queste attività è fondamentale: ogni giorno di chiusura equivale a una perdita, nel complesso, di 27 milioni di euro. Aprire significa avere regole certe, procedure ben definite su come affrontare gli ingressi nei negozi. Se l’industria che produce poi non può vendere ai retailer come i saloni di acconciatura, per chi produce? C’è voglia da parte di tutti di ripartire».

Il sentiment degli imprenditori

Le interviste che l’associazione di categoria ha effettuato tra gli imprenditori del settore evidenziano un sentimento comune: a monte di tutto, si segnalano i forti condizionamenti per la mancanza di liquidità. Forza lavoro, strategie aziendali, attività legali e sindacali, unitamente alle azioni commerciali, dovranno rimodularsi e adeguarsi alla nuova realtà: le procedure di messa in sicurezza sono solo il primo segnale di un cambiamento dell’approccio in azienda.

Dalle aree tecniche, forse le più preparate, alle attività di marketing, ricerca e sviluppo, si sta ripensando l’intero modello aziendale. Si troveranno nuove opportunità di disintermediazione, in presenza del calo di operatori marginali, e di riorganizzazione delle filiere, fino alla distribuzione presso il punto vendita, sia fisico che virtuale.

La riconversione industriale

Intanto le aziende non si fermano. Molte hanno riconvertito la produzione per fabbricare gel igienizzanti per le mani, uno, o forse il, cosmetico in assoluto più richiesto al momento dal mercato. «Questa tendenza rimarrà – continua Ancorotti – perché diversamente da altre pandemie, l’uso del gel si stabilizzerà nella quotidianità della gente. Stiamo studiando prodotti che non disidratino la pelle. Facciamo ricerca su questo filone che si sta ampliando ed estendendo a skincare e make-up».

In effetti l’emergenza ha modificato anche le abitudini di acquisto: più prodotti per l’igiene del corpo, in forte riduzione make-up, solari e dermocosmesi, blocco dei prodotti professionali (salvo sporadici casi di rivendita) e prodotti lusso, mentre crescono i consumi di prodotti per capelli e colorazione domestica. A livello mondiale si stima nell’anno un calo della domanda di cosmetici, di poco inferiore al 30%. «Arriveranno i prodotti del post Covid-19 – dice Ancorotti –. Per esempio non si rinuncerà al trucco, che però sarà più focalizzato sugli occhi dovendo indossare le mascherine protettive. Ancora, si punterà su cosmetici che offrono anche un alto contenuto di idratazione, protezione e igienizzazione».

La ricerca non si ferma

Insomma, come ha sempre dimostrato, il settore cosmetico è resiliente e ad altissima innovazione.«Noi non ci fermiamo. Il virus non sparirà molto presto perciò bisogna imparare a convivere con lui adeguandoci con nuovi modelli di vita, di produzione e di economia. Io lo chiamo il nuovo Rinascimento – conclude Ancorotti –. Però abbiamo bisogno di un sostegno al made in Italy con una campagna promozionale nazionale forte perché i nostri prodotti, in generale, sono stati messi sotto scacco».

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